COSTI DELLA POLITICA/ 23,9 miliardi di euro l’anno: ecco tutte le voci di spesa

Le Regioni si autotassano (ma sarà vero?) e prevedono il taglio di 300 consiglieri in tutta Italia. Un primo passo verso l’abbattimento del costo della politica che grava sulle tasche di ogni cittadino per 772 euro all’anno. Costi astronomici per mantenere in vita tutto il carrozzone: 23, 9 miliardi di euro in dodici mesi. E questo accade in una nazione dove un insegnante di scuola media inferiore a stento arriva alla fine del mese e dove ci sono tre milioni di precari che non possono nemmeno ottenere l’assegno familiare per i propri figli.

di Viviana Pizzi

costi_della_politica_30_miliardi_annuiLE REGIONI SI AUTOTASSANO: VIA 300 CONSIGLIERI IN TUTTA ITALIA

Il caso Lazio continua a provocare effetti a catena. L’ultimo in ordine temporale è quello di tagliare un terzo dei consiglieri regionali in tutta Italia: si tratta di un numero pari a 300. La proposta della Conferenza delle Regioni non si ferma qui: la voglia di abbassare i costi della politica è davvero tanta. Si parla infatti anche di diminuire le indennità e di controllare più attentamente le spese.

La cosa che dovrebbe incoraggiare i cittadini è questa: si chiede al Governo centrale di agire per decreto anticipando una eventuale discussione in Parlamento.  

Si tratta di misure giuste e necessarie – ha dichiarato il presidente della Conferenza Stato Regioni Vasco Errani –  che dovranno essere contenute in un decreto legge“.

Il documento è stato consegnato a Palazzo Chigi dalle Regioni e il provvedimento legislativo, concordato in maniera urgente, dovrebbe essere emanato la prossima settimana, in modo da raggiungere nel breve periodo l’obiettivo del taglio dei costi della politica regionale su tutto il territorio nazionale.

Quello che ora si chiede il popolo è questo: è davvero aumentato così tanto il costo della politica da richiedere un intervento urgente di tal genere? Proviamo a dare una risposta a tale quesito.

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POLITICA: UN CARROZZONE CHE COSTA 23,9 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO

I dati arrivano dal secondo rapporto Uil e sono riferiti al luglio 2012. Il più allarmante è relativo alla spesa che lo Stato Italiano ha sulle proprie spalle per il funzionamento della “politica”. Si tratta della cifra astronomica di 23,9 miliardi di euro, pari all’1,5% del prodotto interno lordo nazionale.

Quante sono le persone che vivono di politica? Un milione e centomila, pari a 1/57 della popolazione italiana che a stento arriva alla quarta settimana del mese: si tratta infatti del 4,9% degli occupati.

Un sistema che di suo, molto spesso, non riesce a rispondere direttamente alle esigenze dei cittadini e che per questo sui bilanci dei vari organismi amministrativi fa apparire la voce “incarichi e consulenze”: in totale in Italia si “investono” due miliardi di euro solo per pagare i tecnici che dovrebbero risolvere quei problemi che per i politici restano astrofisica.

Quasi settemila in tutto il Paese le società partecipate, che costano circa 2,6 miliardi di euro per un indotto pari a 24 mila consiglieri di amministrazione.

Il funzionamento degli organi istituzionali costa allo Stato 6,4 miliardi di euro.

Non è tutto perché esistono anche voci come “auto blu” e personale di “fiducia politico” per cui si spendono 5,8 miliardi di euro: il tutto incide sul gettito Irpef del Paese con una percentuale dell’11,5% . Troppo se si pensa che la povertà aumenta e molti cittadini sono costretti anche a risparmiare sul cibo che mangiano.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio come è distribuita attualmente la classe politica sul territorio italiano: si tratta di un vero plotone composto da quasi 144 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali, di cui 1.067 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.356 Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali; 3.853 Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali; 137.660 Sindaci, Assessori e Consiglieri comunali.

A questi si aggiungono gli oltre 24 mila consiglieri di amministrazione delle società pubbliche; 44 mila persone negli organi di controllo; 38 mila persone di supporto degli uffici politici  (gabinetti, segreterie ecc.); 390 mila persone di apparato politico; 456 mila consulenti.

QUANTO COSTANO GLI ORGANI DELLO STATO CENTRALE

Tra Presidenza della Repubblica, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica e Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio, Indirizzo politico dei Ministeri,  secondo il Bilancio preventivo dello Stato per il 2012, si spenderà oltre 3,1 miliardi di euro. Si tratta di  101 euro medi per contribuente anche se rispetto all’anno scorso i costi sono diminuiti del  2,8%.

I tagli restano comunque cifre irrisorie se si pensa che ci sono tre milioni di lavoratori precari tra i cittadini comuni che, proprio grazie a questo stato di cose, non riescono nemmeno a ottenere l’assegno di mantenimento per i propri figli e in qualche caso le ferie pagate.

E gli enti locali? Per gli organi di Regioni, Province e Comuni (funzionamento Giunte e Consigli) i costi  ammontano a 3,3 miliardi di euro (108 euro medi per contribuente), nel 2012 il solo costo stimato per il funzionamento dei Consigli e Giunte Regionali è di circa 1,1miliardi di euro, in diminuzione dell’ 1,6% rispetto al 2011.

Per le Province il costo per il funzionamento dei rispettivi Consigli e Giunte il costo  è stato di circa 434 milioni di euro (meno 1,1% rispetto all?anno precedente). Per i Comuni, comprese le Comunità Montane e le Unioni dei Comuni, nel 2011 (vale lo stesso  discorso delle Province) il costo per il funzionamento delle Giunte e Consigli è stato di oltre  1,7 miliardi di euro (in aumento dello 0,7%).

I costi per la “mobilità” (auto blu e grigie, taxi, vetture a noleggio.),  secondo una stima  Uil  molto prudente, ammontano a circa 2,8 miliardi di euro l’anno. Troppo se si considera che spesso le auto blu vengono utilizzate anche per scopi personali come quello di andare al mare a trovare i propri figli oppure per raggiungere la sagra del paese alla quale si è invitati.

Sul fronte Regioni le cose negli ultimi due anni stavano già cambiando, infatti ci sono segnali di risparmi sui costi “istituzionali” a macchia di leopardo con una diminuzione della spesa pari al 2,6%. Quattro quelle in controtendenza e tutte con amministrazioni di centrodestra: tra loro, ce lo aspettavamo, c’è il Lazio affiancato da  Campania, Molise e Veneto dove i costi sono aumentati.

In quasi tutte si è deliberato per il superamento dei vitalizi, ma a partire dalla prossima  legislatura. Nella Regione Lazio, per quella terminata con le dimissioni di Renata Polverini, è stato deciso di estenderlo  anche agli assessori non consiglieri. In Molise non tutti i consiglieri regionali hanno rinunciato al loro diritto di ottenerlo al termine della legislatura in corso.

Con una più “sobria” gestione del funzionamento degli uffici regionali si potrebbero risparmiare 1,5 miliardi di euro.

Sulla politica, lo ricordiamo, grava anche il costo  per la direzione delle 255 aziende sanitarie e ospedaliere. Solo per questo capitolo di spesa vengono utilizzati oltre 375 milioni di euro. Come vengono investiti? Molto spesso in ospedali (come abbiamo documentato) privi dei servizi principali che servono all’ammalato.

E sapete quanto costa tutto questo bailamme ad ogni cittadino italiano? – e per ogni intendiamo dal neonato all’anziano in fin di vita. La casta pesa sulle spalle degli italiani per oltre 700 euro l’anno: praticamente una famiglia di 4 persone versa nelle tasche dei politicanti circa 3.000,00 euro ogni 12 mesi. Per tutta la vita.

COSTI DELLA POLITICA: IN DIECI ANNI SONO QUASI RADDOPPIATI

I costi della politica sono aumentati e di molto: l’allarme arriva ancora dalla Uil che lancia un altro dato molto preoccupante. Emerge infatti che negli ultimi dieci anni, nonostante i recenti tagli della “spending review“, i costi per mantenere la Casta sono cresciuti del 40%

Risulta lampante che il differenziale tra l’aumento dei costi della politica e quello degli stipendi dei lavoratori comuni  vada ridotto per stare al passo con la media europea. Ci prova, nel Comune di Napoli, l’attuale sindaco Luigi De Magistris, che lo ha esplicitato a Vasto durante il settimo incontro nazionale dell’Italia dei Valori.

ESEMPI VIRTUOSI PER UN CAMBIAMENTO REALE

Come sindaco di Napoli percepisco uno stipendio pari a 4500 euro – sostiene il sindaco di Napoli – i miei assessori comunali lo stipendio di 2500”. Tariffe in linea con quanto previsto dalla normativa di merito ma prive di qualsiasi aggiunta di sorta.

Il primo cittadino palermitano Leoluca Orlando risparmia invece sul costo dell’ufficio stampa firmando personalmente i suoi comunicati e affidando il lavoro, a zero euro, ai quattro giornalisti pubblicisti assunti come impiegati al Comune di Palermo.

Certo, questo è solo l’inizio perché la strada per la riduzione dei costi della politica è davvero ancora lunga soprattutto se si considera che a fronte di questi miliardi di euro spesi, un insegnante di scuola media inferiore (che quaranta anni fa era una professione ambita proprio per l’alto stipendio fisso) oggi riesce a guadagnare poco più di milleduecento euro al mese, dopo aver studiato per anni e aver speso decine di migliaia di euro di tasse universitarie per arrivare al meritato obiettivo.

La proposta di sfoltire indennità e consiglieri regionali piacerà al popolo che la invoca da tempo: “Facessero la spending review sulle loro stesse tasche”.

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