COSENTINO’s FAMILY/ L’impero economico, una prefettura (di Caserta) troppo “affabile” e quel treno a Viareggio…

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È di pochi giorni fa la notizia di un’inchiesta nei confronti dell’azienda capofila dell’impero economico dei Cosentino, la Aversana Petroli, il cui deposito fiscale è stato anche messo sotto sequestro. Nel provvedimento del Gip di Santa Maria Capua Vetere, Giovanni Caparco, viene in pratica contestata un’evasione dell’accisa di più di 550 mila euro. Un reato, questo, che qualora venisse appurato porterebbe i responsabili a una reclusione da sei mesi ai tre anni.

 

C’è però da precisare che l’Aversana Petroli, fondata nel 1975 da papà Silvio Cosentino, è gestita da cinque dei sei fratelli. Nicola Cosentino, invece, è fuori dall’azionariato.

Nonostante questo, però, certamente i rapporti tra l’azienda e i successi politici di Nick sono molto forti: per diversi anni, tra il ’97 e il ‘98, la Aversana Petroli non riusciva ad ottenere il certificato antimafia a causa dei legami parentali che poco convincevano gli uffici preposti. Nel 1998, però, la svolta: la Prefettura di Caserta riapre la pratica e concede il certificato (che verrà sempre concesso nel corso degli anni), permettendo alla Aversana Petroli di tornare a partecipare a gare pubbliche.

Ma andiamo con ordine. Bisogna infatti tener presente che gran parte degli affari economici vengono realizzati dalla famiglia Cosentino nell’ambito energetico. Accanto alla Aversana Petroli, infatti, troviamo anche la Aversana Gas. E non è tutto: tra il 2002 ed il 2003, grazie ad una serie di accordi con Eni ed Agip, i Cosentino mettono le mani su 150 distributori sparsi per l’Italia (un giro d’affari per circa 100 milioni di euro), acquisendo anche la società Ip Service. A queste società – tanto per completare il corredo – si aggiungono la Immobiliare 6C (che, con ogni probabilità, sta per “6 Cosentino”, visto che Nicola ha cinque fratelli) e Agripoint, che alcuni anni fa ha comprato una fattoria da quasi 200 ettari in Pontinia (provincia di Latina). Secondo molti, infatti, abbonderebbero gli interessi dei Cosentino nella provincia di Latina. Non sarebbe un caso, allora, che Mario Cosentino, fratello di Nicola, risieda a Formia.

Ma ritorniamo alla Aversana Petroli. Alcuni mesi fa l’azienda dei Cosentino salì agli onori della cronaca per una tragedia che tutti ricorderanno, la tragedia di Viareggio: un treno contenente gpl, per via del cedimento di un asse arrugginito, è deragliato, provocando, per via dell’esplosione che ne seguì, 21 morti. E cosa c’entra la Aversana Petroli? Il carico di gpl che ha provocato la strage era diretto a Gricignano d’Aversa, piccolo centro del casertano , sede dell’azienda dei Cosentino. Quel gpl avrebbe dovuto rifornire tutta la Provincia di Caserta. Certamente fa rabbia pensare, come già abbiamo accennato prima, che una società come quella dei fratelli Cosentino abbia ricevuto il certificato antimafia, nonostante i più che palesi legami con esponenti dei clan.

Soffermiamoci, allora, proprio su quest’ultimo aspetto. Come già abbiamo accennato, nel 1997 la Prefettura di Caserta nega il certificato antimafia ai Cosentino, stilando una pesante relazione nella quale vengono analizzati, appunto, i rapporti di parentela più a rischio che “rappresentano elementi univoci e non contestati, da cui ragionevolmente può dedursi che sussisteva il pericolo d’infiltrazione mafiosa”. I fratelli, però, non si perdono d’animo e fanno ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato. Niente, anche in questi casi parere contrario. Ma ecco che arriva il 2006, e con il 2006, un nuovo prefetto a Caserta, Maria Elena Stasi. Da quel momento in poi pare che il rapporto tra i Cosentino e la Prefettura di Caserta (anche dopo la Stasi) si facciano più accomodanti. E, probabilmente, ”accomodanti” è un eufemismo. Alcuni esempi. Nel settembre 2005 la Regione Campania dichiara il sito di “Lo Uttaro” – una vecchia discarica nel comune di Caserta in cui veniva sversato di tutto dalla camorra casertana – “sito di interesse nazionale” da bonificare, visto il gravissimo stato di degrado ambientale dovuto alla presenza di tre discariche, un sito di stoccaggio e uno di trasferenza di rifiuti per un totale di circa 6 milioni di mc di rifiuti.

Passa meno di un anno e, nell’ottobre 2006, il commissario di governo per l’emergenza rifiuti chiede per la Provincia di Caserta un sito idoneo da adibire a discarica per i rifiuti trattati e provenienti dal CDR di Santa Maria Capua Vetere. Il Prefetto di Caserta Elena Stasi costituisce un gruppo di ricerca che, al termine dei lavori, individua nuovamente come discarica “Lo Uttaro” (sebbene nel documento si legga che sono state analizzate “circa 440discariche). Ebbene, secondo molti furono proprio le pressanti richieste di Cosentino a convincere, alla fine,  il Prefetto e il suo gruppo di ricerca; un gruppo che, per giunta, aveva al proprio interno uomini che poi si rivelarono essere molto vicini ai clan: su tutti ricordiamo Claudio De Biasio, architetto e funzionario di Bertolaso, il quale finirà successivamente agli arresti per il caso Eco4, che come sappiamo riguarda da vicino anche Nicola Cosentino e su cui torneremo più avanti.

Altra vicenda molto curiosa. Nel nostro Paese esiste un decreto che ha recepito un direttiva europea “concernente l’obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio o di prodotti petroliferi”. Tale decreto prevede che venga stilato dal Ministero competente un documento che fissi la quantità di scorte per ogni azienda. E cosa c’entra la Aversana Petroli? Il 25 ottobre 2001 la Guardia di Finanza si reca dall’azienda per una normale visita di controllo sul rispetto delle scorte. E accerta  la violazione.

Per ogni tonnellata di prodotto mancante dalla scorta prevista e per ogni giorno in cui si è verificata la violazione, la ditta deve pagare circa 5 euro, per un totale di 3 milioni e 443 mila euro (allora 6 miliardi e 666 milioni di lire) . Ma la ditta non paga la multa in via breve. Proprio per questo le carte vengono spedite proprio in Prefettura, anche se i Cosentino continuano a non pagare. Senza che nessuno dica niente. Soltanto nel 2004, con il nuovo prefetto Carlo Schilardi si comincia a muovere qualcosa: il 31 agosto Schilardi ordina “il pagamento della somma di 3 milioni e 443 mila euro entro 30 giorni”. La Guardia di finanza notifica l’atto il 16 settembre 2004. Ma pare che ancora oggi i Cosentino facciano il bello e il cattivo tempo. E continuano a non pagare, nonostante l’azienda compaia tuttora nell’elenco delle ditte incaricate di mantenere le scorte petrolifere.

Probabilmente questo atteggiamento “affabile” della Prefettura e, su tutti, del Prefetto Maria Elena Stasi (soprattutto per quanto riguarda il certificato antimafia) ha avuto un prezzo. Lascia pensare, allora, che la Stasi nel 2008, sebbene fosse prefetto a Campobasso, sebbene fosse originaria di Lecce, sia stata candidata alle politiche proprio in Campania. Voluta fortemente dal coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Sarà stato solo un caso? Non lo sappiamo. Fatto sta che oggi la Stasi siede a Montecitorio. La giusta ricompensa per la sua attività di prefetto. Con una piccola curiosità: candidatasi alle Europee del 2009 e sostenuta, ovviamente, da Nicola Cosentino, nella provincia di Caserta la Stasi è stata sonoramente battuta. Da chi? Dall’unico in grado di farlo, l’europarlamentare Aldo Patriciello, che nella circoscrizione Sud ha trionfato con 100.000 voti (per la stragrande maggioranza in Campania) e nella provincia di Caserta ne ha portati a casa 27.000 lasciando la povera Stasi settemila preferenze dietro.

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