CORRUZIONE IN ITALIA/ Vale quanto una manovra da 60 miliardi di euro annui. Ma Tremonti la ignora.

La famosa manovra “lacrime e sangue” studiata da Tremonti, quella che vuole sacrifici per tutti meno che per la Casta, quella che riporterà in pareggio (!?) il bilancio e che quindi è necessaria, quella che “altrimenti rischiamo la fine della Grecia” vale sui 40 miliardi di euro. Peccato che l’astuto Tremonti, sempre molto svagato quando si tratta di colpire i disonesti, si è scordato di inserire in manovra delle efficaci misure anti-corruzione. Che, in Italia, vale 60 miliardi di euro annui. Una manovra e mezzo di lacrime e sangue. Per i disonesti, però.

di Carmine Gazzanni

mazzettaTicket sanitario di 10 euro su visite e analisi; copertura finanziaria sulla sanità ridotta da 486,5 milioni di euro a 105 milioni; tagli alle agevolazioni fiscali che comporteranno un aumento della pressione fiscale di circa l’un per cento e che andranno a colpire istruzione, redditi da lavoro dipendente, asili nido, università, edilizia, le Onlus. Questi sono solo alcune delle conseguenze di una manovra finanziaria che da più parti è stata definita sciagurata.

Insomma il Governo, potendo contare anche sul “senso di responsabilità” – come l’ha definito Tremonti – dell’opposizione, ha deciso di chiedere ancora una volta un sacrificio alla società civile, non tagliando nulla (o quasi nulla) delle agevolazioni stellari di cui godono i parlamentari. Non solo: niente si è fatto e niente si sta facendo per combattere uno dei cancri del Belpaese, responsabile, in parte, anche dello stato comatoso delle finanze nostrane. Stiamo parlando del fenomeno della corruzione.

L’Italia, infatti, è uno dei Paesi nei quali la corruzione non solo è dilagante (con tutte le conseguenze anche economiche che si porta dietro), ma neanche viene punita come si dovrebbe. Prendiamo in esame alcuni dati. La Trasparency International, agenzia statistica riconosciuta a livello internazionale che stila ogni anno una classifica mondiale sulla corruzione, offre un quadro su cui è bene riflettere. Analizzando i rapporti degli ultimi cinque anni ci si accorge dell’imbarazzante situazione italiana: dal 2005 al 2007 l’Italia oscilla tra il quarantesimo, quarantacinquesimo e di nuovo quarantunesimo posto. Ma negli ultimi tre anni si assiste al tracollo: nel 2008 è alla posizione numero 55, nel 2009 alla numero 63 e nel 2010 scende al sessantasettesimo posto, peggio del Ruanda e di Capo Verde. E ancora: l’agenzia internazionale rivela anche che i cittadini italiani che nel 2008 si sono sentiti chiedere o offrire una tangente sono stati il 17%, contro una media europea del 9%.

I dati della Corte dei Conti certamente non smentiscono quanto detto sinora. All’apertura dell’anno giudiziario lo scorso febbraio il procuratore generale Mario Ristuccia ha denunciato la drammaticità del fenomeno senza mezzi termini: “Nel corso del 2010 – si legge nella relazione – in termini complessivi dall’Arma dei Carabinieri, dal Corpo della Guardia di Finanza e dal Corpo forestale dello Stato sono stati denunciati 237 casi di corruzione, 137 di concussione e 1090 di abuso d’ufficio, che rispetto a quelli denunciati nel 2009 indicano un incremento del 30,22% dei reati corruttivi, mentre si riscontra un decremento rispettivamente del 14,91% e del 4,89% per i reati concessivi e di abuso d’ufficio. Le stesse forze di polizia hanno denunciato complessivamente 708 persone per corruzione, 183 per concussione e 2290 per abuso d’ufficio, rappresentando un decremento percentuale dei soggetti denunciati rispetto al 2009 pari all’1,39%; al 18,67; e al 19,99%”. Un decremento nelle denunce che rivela una certa “assuefazione al crimine”, come ha dichiarato lo stesso Ristuccia.

A questo punto, però, bisogna comprendere quali siano i danni economici di un fenomeno così diffuso. Secondo alcuni dati, raccolti ancora dalla Corte dei Conti, il costo della corruzione grava perfino sui neonati: ogni anno il tributo occulto di tangenti e reati corruttivi oscilli tra gli 800 e i 900 Euro a persona. Il peso complessivo ammonta a 60 miliardi, più di una manovra fiscale di grosse dimensioni. È per questo che, probabilmente, inserire nella manovra misure anti-corruzione avrebbe potuto portare a grossi benefici.

Anzi, certamente avrebbe portato a benefici. Transparency International, infatti, delinea quelle che sono le conseguenze immediate del fenomeno della corruzione: crescita incontrollata della spesa pubblica, con conseguente aggravio dei conti pubblici (deficit) e obbligo di manovre correttive, pagate da tutti, per contenerlo entro i parametri europei; alterazione del mercato del lavoro con l’affermarsi di meccanismi di selezione che premiano corrotti e corruttori nelle carriere economiche, politiche, burocratiche ed escludono personale qualificato; aumento della disoccupazione e, di contro, crescita di quella che gli economisti chiamano ‘economia informale’ (lavoro nero, evasione fiscale); redistribuzione del reddito verso soggetti non meritevoli e verso la popolazione più ricca.

In pratica, dunque, la corruzione dilagante è causa del divario ricchezza-povertà, del forte potere anche economico di gran parte delle classi dirigenti. Insomma la corruzione dilaga soprattutto nelle dinamiche pubbliche. Non a caso, infatti, nel 2010 le procure regionali della Corte dei conti hanno condannato 91 soggetti pubblici contestando 32 milioni di euro di danni patrimoniali e 4,7 milioni di danni all’immagine. Per un danno che complessivamente, tra rinvii a giudizio e condanne, si attesta intorno ai 265 milioni di euro. E probabilmente è questo uno dei motivi per cui la nostra stessa classe dirigente né ora né negli anni passati ha mai preso in considerazione seriamente misure anti-corruzione. Stando alle denunce dell’opposizione, dal 2010 fino ad oggi sono quasi venti le proposte di avanzamento normativo sulla corruzione depositate in Parlamento (tra cui quella proposta da Il Fatto Quotidiano e portata in Senato da Idv, Pd e Fli), ma mai calendarizzate dal Governo. Anzi, semmai la squadra di B. si è sempre mossa in un’ottica pro-corruzione: basti pensare alla ex-Cirielli del 2005, tramite cui si sono dimezzati i termini di prescrizione per gli incensurati: per la corruzione la scadenza massima scende da 15 anni a 7 e mezzo, anche senza le attenuanti generiche.

E quali sono le conseguenze immediate? Nonostante, come detto, si parli di un giro d’affari che tocca i 60 milioni di euro all’anno, nei processi degli ultimi 30 anni per corruzione, l’87% dei corrotti è stato condannato a circa 2 anni di reclusione; soltanto in percentuali minime ci sono state condanne superiori ai 3 anni. E lo sappiamo bene: in Italia sotto i 3 anni non va in galera nessuno. In pratica oggi noi abbiamo carceri stracolme di tossicodipendenti (1 su 4) e immigrati (1 su 3), ma nessun colletto bianco, evasore o corrotto. Eppure, abbiamo visto, non sono certamente immigrati o tossicodipendenti i responsabili di una situazione economica disastrosa. Ma si sa: se si stratta di toccare il vertice del malaffare, è meglio andare a colpire la società civile con una manovra, per quanto detto, ancora più sciagurata di quanto si possa pensare.

 

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