CONCLAVE/ La partita a tre di Scola, O’Malley e Dolan. Ombre su tutti. E occhio alle mosse di Bertone

Siamo al rush finale. Il Conclave è cominciato. Dopo la prima fumata nera di ieri, è presumibile, a detta di molti, che proprio oggi sapremo il nome del nuovo pontefice dopo le dimissioni di Joseph Ratzinger. Intanto, però, le discussioni intorno ai papabili continuano. Dallo stesso Angelo Scola (se n’è occupato proprio ieri il Guardian dipingendo un quadro piuttosto oscuro) ai due americani Timothy Dolan e Sean Patrick O’Malley, legati – come vedremo – l’uno a forti gruppi economico-finanziari statunitensi, l’altro all’entourage di Obama. Peraltro lo Snap, l’associazione americana dei sopravissuti agli abusi dei preti, parla tanto di Scola quanto di Dolan. L’unico immune è proprio O’Malley, noto per la sua tolleranza zero ai casi di pedofilia. Senza dimenticare, infine, gli “uomini” di Tarcisio Bertone, il quale, intanto, sonda il terreno per assicurarsi il controllo dello Ior.

 

di Carmine Gazzanni

TARCISIO BERTONE E GLI “UOMINI” DELLO IOR – Per rendersi conto del clima di questo Conclave basti leggere l’approfondimento di Infiltrato.it su tutti i cardinali impresentabili. Tanti legati a vicende di pedofilia (l’ultimo caso sollevato, peraltro, da un’inchiesta della Iena Pablo Trincia), altri addirittura vicini a poteri dittatoriali (come l’argentino Jorge Mario Bergoglio). Ma anche tra i papabili spuntano, nelle ore decisive per l’elezione del nuovo Papa, retroscena interessanti e che aiutano a capire come il potere del pontefice sia non solo religioso, ma anche e soprattutto politico. Basti pensare, ad esempio, ai tanti cardinali dati per papabili vicini all’uomo dello Ior, il sottosegretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone. È curioso infatti che, stando alle stime dei bookmakers, ci siano tutti i membri della commissione cardinalizia di vigilanza (al cui capo, appunto, siede Bertone). Dal francese Jean-Louis Tauran, all’indiano Telesphore Placidus Toppo, fino al più favorito brasiliano Odilo Pedro Scherer. Tutti in corsa. Segno, dunque, del fatto che se negli anni passati erano stati il Papa e le alte cariche politiche a decidere la linea dello Ior, questa volta potrebbe essere diverso, con l’istituto bancario che entra a gamba tesa sulla successione al soglio pontificio. Prova ne sia un altro piccolo particolare: soltanto un cardinale (sebbene influente) è assolutamente non dato tra i papabili. Stiamo parlando di Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria, organo che si occupa, da statuto, “di prevenire e contrastare il riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”. I rapporti tra i due sono ormai pesantemente compromessi dopo il siluramento di Ettore Gotti Tedeschi, alla cui cosa Nicora è sempre stato contrario (pensandola come il banchiere sulla necessità di accettare le norme antiriciclaggio che avrebbero consentito allo Ior di entrare nella white liste delle banche). Un’ulteriore prova dello strapotere di Tarcisio Bertone.


ANGELO SCOLA, CL, FORMIGONI. E IL GUARDIAN Tre, però, sembrano essere – secondo le indiscrezioni di questi giorni – i favoriti al soglio pontificio. Stiamo parlando, come detto, di Angelo Scola, Timothy Dolan e Sean Patrick O’Malley. E anche analizzando i legami di questi cardinali si comprende come, nella scelta, non si possa fare a meno di tener conto del potere che travalica i confini della Cappella Sistina e di Piazza San Pietro. Dell’italiano Scola si occupa ieri il Guardian (sebbene la cosa non sia stata ripresa da alcun organo italiano). Il quotidiano britannico ha colto una correlazione tra i blitz dell’antimafia di ieri in Lombardia a Milano (che peraltro ha portato all’arresto anche dell’ex direttore de La Padania) e l’arcivescovo. Secondo il comunicato delle forze dell’ordine, il raid all’alba faceva parte di un’indagine per “corruzione in relazione a appalti e forniture per gli ospedali”.

conclave_rush_finale_corsa_a_3È indubitabile, d’altronde, che la sanità in Lombardia sia stata guidata negli ultimi diciotto anni da Roberto Formigoni, amico storico proprio di Angelo Scola. Entrambi punti di riferimento di Comunione e Liberazione, uno politico l’altro religioso. “Il colpo finale – scrive il giornale britannico – è arrivato quando uno degli assessori regionali di Formigoni è stato arrestato, accusato di comprare voti dalla ‘ndrangheta, la mafia calabrese. Formigoni stesso è sospettato in un’inchiesta su corruzione e cospirazione. Lui nega le accuse. Tra gli arrestati di oggi c’è Massimo Guarischi, che nel 2009 è stato condannato a cinque anni di carcere per cospirazione. Guarischi si dice che abbia organizzato vacanze costose per Formigoni che sono centrali per l’inchiesta negli affari dell’ex governatore”.

Non sarebbe un caso, allora, che proprio negli ultimi anni Scola abbia tentato di allontanarsi da Formigoni.  Prova ne sia quanto dichiarato dal cardinale nel gennaio 2012: “Dicono ‘sono nati entrambi a Lecco, hanno militato entrambi in Comunione e liberazione, sono stati amici per tanto tempo. Sarà mai possibile che Scola non c’entri niente con Formigoni?’ No, non c’entra niente”. E ancora: “negli ultimi vent’anni ci siamo visti sì e no una volta all’anno a Natale”. E poi sulla propria militanza in Cl: “Possibile che uno si debba portare addosso non uno ma due peccati originali?”. Poi nell’aprile del 2012 Scola a una domanda sbottava: “Cosa ne so io di Comunione e Liberazione, non parlo di queste cose, né’ di Cl né di Formigoni né di altro”.

Era il 1991, però, quando Scola, appena arrivato a Milano, la pensava diversamente: “Sono convinto che il fatto di provenire da Comunione e Liberazione mi darà una possibilità di apertura, di dialogo, di confronto e di accoglienza con tutte le realtà della mia diocesi; mi darà freschezza e duttilità”. Tutta un’altra musica, allora.


TIMOTHY DOLAN, ROMNEY E LE GROSSE BANCHE D’AFFARI – Nella corsa alla carica di pontefice determinante potrebbe essere non solo il peso dello Ior, ma anche di tutte le altre grosse banche con cui lo stesso Ior è in affari. Bisogna andare oltreoceano per capirci. Pochi giorni fa analizzavamo i fiorenti rapporti intessuti dallo Ior in territorio americano. Ebbene, uno dei candidati favoriti per il dopo Benedetto è il cardinale di New York, Timothy Dolan. Molto vicino allo stesso Ratzinger, non manca di certo di appoggio politico ed economico. Alle scorse presidenziali patteggiò apertamente per il repubblicano Mitt Romney partecipando alla convention conclusiva della campagna elettorale pronunciando la “preghiera della convention”. Altro che Chiesa apolitica, dunque.

La partecipazione di Dolan, peraltro, non è affatto casuale. Romney è uomo potente negli Usa, può contare sull’appoggio di numerose banche. Basti pensare che tanti colossi che nella campagna del 2008 avevano finanziato Obama, nell’ultima hanno fatto dietrofront ed hanno preferito investire (invano) in Romney. Tra queste, la Goldman Sachs e la JpMorgan, banche che sono profondamente in affari con lo Ior. Il cerchio, dunque, sembrerebbe chiudersi: anche un possibile incarico a Dolan non dispiacerebbe ai porporati finanzieri. E, dunque, allo stesso Bertone.


IL FRANCESCANO SEAN PATRICK O’MALLEY E L’ENTOURAGE DI OBAMA –L’assistente del papabile Sean Patrick O’Malley (Boston),è Terrence Donilon, fratello di Thomas consigliere sicurezza amministrazione Obama”. Il tweet di ieri del giornalista che, probabilmente, più di ogni altro conosce la realtà vaticana, Gianluigi Nuzzi, è chiarificatore. In altre parole, se Dolan trova l’appoggio dei repubblicani, O’Malley è molto vicino all’entourage del presidente statunitense Barack Obama. È proprio lui, l’arcivescovo di Boston, ad essere il vero outsider di questo Conclave. Fino a ieri nessuno lo conosceva, ora viene visto come possibile prossimo Pontefice, al pari di Scola e Dolan.

I TRE CARDINALI, LO SNAP E I CASI DI PEDOFILIA – O’Malley ha peraltro importanti meriti. Se infatti pochi giorni fa lo Snap, l’associazione americana dei sopravissuti agli abusi dei preti, ha stilato un dossier su ben dodici cardinali che non possono – o non potrebbero essere considerati papabili per rispetto delle vittime di abusi sessuali, citando tra gli altri gli stessi Dolan (avrebbe addirittura ideato un piano “per pagare 20 mila dollari ai preti coinvolti negli abusi sessuali pur di abbandonare l’abito talare”. Secondo lo Snap “alla fine si è saputo che almeno 12 preti hanno ricevuto soldi”) e Scola ( è accusato dallo Snap “di aver voluto minimizzare lo scandalo e il ruolo della Chiesa”: durante la sua omelia del 2010 nella basilica di S.Pietro disse che “riguardavano ambiti diversi e categorie diverse di persone”), O’Malley ha sempre usato il pugno duro davanti a casi di sacerdoti pedofili: basti pensare che quando si trovò di fronte ad una situazione di abuso minorile, adottò una politica di massima trasparenza, tolleranza zero nei confronti del prelato coinvolto e per pagare i risarcimenti mise in vendita l’episcopio ritirandosi a vivere in una cella monastica (essendo peraltro lui un francescano).

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