CONCLAVE/ Ecco tutti i porporati impresentabili: tra pedofilia e dittatura, per eleggere il nuovo Papa

A breve comincerà il conclave che porterà all’elezione del nuovo pontefice dopo le dimissioni di Ratzinger. Tanti però (troppi) gli impresentabili. Secondo l’associazione americana sugli abusi dei preti sarebbe addirittura dodici. Tra di loro diversi favoriti come Dolan, Mariadaga e anche l’italiano Angelo Scola il quale, in più occasioni, avrebbe minimizzato i tanti scandali degli ultimi anni. Conosciamo uno per uno tutti i porporati impresentabili. Da coloro che hanno insabbiato i casi di pedofilia agli scheletri nell’armadio del prefetto che dovrebbe vigilare sui sacerdoti. Dal cardinale che vuole “egemonizzare” l’Africa all’argentino vicino alla dittatura militare di allora.

 

di Carmine Gazzanni

IL CASO MAHONY, UNO TRA TANTI – Il cardinale Roger Mahony non prenderà parte al conclave. Troppe ombre sul suo cardinalato. Troppi silenzi sui casi di pedofilia da lui coperti. Eppure, nonostante la sua assenza, questo, secondo molti vaticanisti, rimarrà il conclave più discusso e turbolento degli ultimi anni. E non solo per le modalità con cui ci si sta arrivando (oggi siamo alla quarta consultazione. A giorni dovrebbe essere ufficializzata la data di inizio del conclave), ma anche per i tanti scandali – a cominciare dal Vatileaks – che hanno toccato nell’ultimo periodo i porporati. Tanto che, se come detto Mahony non parteciperà all’elezione del Papa, di impresentabili questo conclave rimane pieno.


MAHONY FUORI. RIVERA CARRERA NO – Mahony, in altre parole, è solo un caso fra i tanti. Peraltro nemmeno il più clamoroso, almeno in quanto a distanza dalla Cupola di San Pietro. È accusato dal suo successore a Los Angeles, il cardinale José Gomez, di aver insabbiato ben 129 casi di abusi su minori, il più eclatante dei quali è quello del messicano Nicolas Aguilar che in soli nove mesi avrebbe molestato almeno 26 ragazzini per poi fuggire in Messico, dove è ancora latitante. Ma il paradosso è che nella vicenda emergerebbe anche il nome di un altro partecipante al conclave, il potente arcivescovo di Città del Messico Norberto Rivera Carrera. Secondo Mahony, infatti, nell’87 il cardinale mandò da lui Nicolas Aguilar, allora nella diocesi messicana, senza avvertirlo della sue attitudini, pur conoscendole molto bene. Nella parrocchia di Tehuacan, infatti, le denunce contro il sacerdote erano fioccate sin dall’inizio degli Anni ‘80. Non solo. Nel 2006, il cardinale messicano è stato denunciato da uno dei giovani molestati alla Corte superiore della California. E nel 2010 risultava indagato con Mahony per aver coperto gli abusi del sacerdote suo connazionale. Ma niente. Mahony non parteciperà. Rivera sì. E, dunque, potenzialmente è uno degli eleggibili al conclave.


DA BRADY A DANNELS, FINO A PELL – E non è nemmeno l’unico. Di casi di cardinali “insabbiatori” il conclave è pieno. Si potrebbero citare, ancora, anche Sean Brady e Godfried Danneels. Non a caso la loro partecipazione ha fatto imbestialire – a giusta ragione – diverse associazioni antipedofilia e di vittime del clero. Brady è capo della Chiesa irlandese. Nel 2009 scoppia il putiferio: secondo il rapporto della Child Abuse Commission, voluto dall’allora premier Bertie Ahern, migliaia di bambini in collegi, scuole cattoliche e orfanatrofi sono state vittime di orchi con il colletto bianco e la croce al collo. In 40 anni, la relazione del governo conta 2.500 vittime. La reazione del Vaticano è imbarazzante: rifiutò di fornire alla magistratura irlandese il carteggio tra la Santa Sede e l’arcidiocesi di Dublino sui casi di abusi, adducendo motivi di ordine diplomatico. Ma le responsabilità di Brady paiono accertate: non solo sembrerebbe fosse a conoscenza degli abusi sessuali compiuti da preti e vescovi, ma lui stesso ha dichiarato di aver assistito alla firma di accordi per costringerli al silenzio.

L’ex capo della Chiesa belga Danneels, invece, oggi è addirittura membro delle Congregazioni per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti per l’Educazione Cattolica. Un incarico importante, autorevole. Peccato che nell’aprile 2010 Danneels incontri il ragazzino violentato dal vescovo di Bruges, Roger Joseph Vangheluwe. Durante l’incontro, l’arcivescovo chiede alla vittima di aspettare per denunciare gli abusi ancora un anno, dando il tempo al vescovo di ritirarsi dalle cariche pubbliche. Il ragazzino però è furbo e porta con sé all’incontro un registratore. Le parole di Danneels finiscono sul nastro: “Non so se c’è molto da guadagnare dal sollevare tanto rumore, né per lui, né per te.

conclave_impresentabiliNon dimentichiamo, poi, Georg Pell, di cui peraltro già ci siamo occupati. Cardinale australiano e arcivescovo di Sidney, uno di quelli su cui i bookmakers scommetterebbero per il soglio pontificio. Peccato però che il suo retroterra non sia così ‘pio’ come dovrebbe essere. Nel 2002 è stato indagato con l’accusa di aver abusato di una giovane anche se poi dopo pochi mesi le accuse sono state ritirare. Ma le ombre del cardinale Pell non finiscono qui: una vittima, che aveva subito molestie sessuali dal sacerdote australiano Robert Charles Best, indagato per altri 26 casi di abusi sessuali, nomina durante un interrogatorio proprio Pell. Secondo la testimonianza della ragazza, il cardinale australiano sarebbe stato presente proprio mentre il sacerdote la molestava. Ovviamente, Pell avrebbe assistito impassibile.


I DODICI IMPRESENTABILI SECONDO LO SNAP. TRA DI LORO ANCHE ANGELO SCOLA – Finita qui? Certo che no. Basti pensare che lo Snap, l’associazione americana dei sopravissuti agli abusi dei preti, ha stilato un dossier su ben dodici cardinali che non possono – o non potrebbero essere considerati papabili per rispetto delle vittime di abusi sessuali. Questi sono: Norberto Rivera Carrera (Messico), Oscar Rodriguez Maradiaga (Honduras), Timothy Dolan (New York), Angelo Scola (Italia), George Pell (Australia), Dominik Duka (Rep.Ceca), Tarcisio Bertone (Italia), Donald Wuerl (Washington D.C.), Marc Ouellet (Quebec Canada), Sean O’Malley (Boston), Leonardo Sandri (Argentina), Peter Turkson (Ghana).

Insomma, tra i nomi anche alcuni autorevoli eleggibili come Maradiaga (in occasione dello scandalo degli abusi sessuali, disse: “Io andrei volentieri in galera prima di far male ai miei preti. Io non sono un poliziotto”), Ouellet (il quale sostenne che “soltanto il 10% delle accuse contro i preti sono state provate”), l’americano Dolan (avrebbe addirittura ideato un piano “per pagare 20 mila dollari ai preti coinvolti negli abusi sessuali pur di abbandonare l’abito talare”. Secondo lo Snap “alla fine si è saputo che almeno 12 preti hanno ricevuto soldi”). Fino all’italiano – e molto vicino a Ratzinger – Angelo Scola, il quale è accusato dallo Snap “di aver voluto minimizzare lo scandalo e il ruolo della Chiesa”, ricordando che durante la sua omelia del 2010 nella basilica di S.Pietro disse che “riguardavano ambiti diversi e categorie diverse di persone”. E sempre Scola, si ricorda nel dossier, disse che tutte queste accuse rispetto al ruolo di Benedetto XVI nella crisi degli abusi sessuali erano “un’iniqua umiliazione”.


IL PREFETTO CHE DOVREBBE SORVEGLIARE SUI PRETI E I SUOI SCHELETRI NELL’ARMADIO – Insomma, incandidabili ci sono eccome. Ma, d’altronde, lo stesso cardinale nominato nel 2005 da Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede anche per gestire in maniera oculata il dossier pedofilia, sembrerebbe abbia nell’armadio parecchi scheletri.  Stiamo parlando del californiano William Joseph Levada. Come prefetto oggi il cardinale ha il compito di giudicare gli abusi e sanzionare i sacerdoti nel mondo. Eppure, quando gli toccò stare al fronte come arcivescovo di Portland e San Francisco non dimostrò particolare rigore. Nel 2006 è stato chiamato a testimoniare sugli abusi perpetrati all’interno delle diocesi americane di cui fu responsabile. Secco il giudizio del New York Times: Levada “ha seguito la pratica prevalente della gerarchia ecclesiastica, dando ai preti il beneficio del dubbio e mostrandosi riluttante a rimuoverli dal ministero.


I DUE VOLTI “OSCURI” DELL’OPUS. TURKSON E BERGOGLIO – Tra gli impresentabili, però, come Infiltrato.it ha già avuto modo di documentare, non ci sono solo cardinali legati a casi di pedofilia e abusi. Spuntano infatti anche due porporati, come Turkson e soprattutto Bergoglio, legatissimi alla potente Opus Dei, la cui candidatura preoccupa per altre questioni.

Cominciamo dal primo. Scrive Benny Clermont, scrittore americano che si è occupato a lungo delle tante e tante organizzazioni interne al Vaticano: “il cardinale ghanese Peter Turkson si adatta alle esigenze dell’Opus Dei in svariati modi”. “L’Africa – scrive ancora Clermont – è l’unico continente a sinistra del pianeta in cui vi è la possibilità di conquistare l’egemonia”. Su questo, secondo il giornalista, starebbe lavorando Turkson. E, a quanto pare, non solo da un punto di vista religioso, dato che – parole sue – ha invocato “una vera Autorità politica mondiale” e si è detto favorevole ad una “banca centrale mondiale” per regolamentare il settore finanziario globale e l’offerta di moneta internazionale.


IL CARDINALE ARGENTINO CHE AIUTÒ LA DITTATURA – Ancora più inquietante la vicenda legata ad un altro possibile candidato alla successione di Benedetto XVI, l’argentino Jorge Mario Bergoglio. Di lui si è occupato un altro giornalista, Horacio Verbitsky, nel libro L’Isola del Silenzio. Nei primi anni Settanta Bergoglio divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere: in pratica era a capo di tutti i sacerdoti gesuiti attivi nelle baraccopoli di Buenos Aires. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato argentino, Bergoglio chiese inspiegabilmente a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro. Il provvedimento di Bergoglio fu immediato: li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. Tesi, questa, che sarebbe confermata da diversi documenti ritrovati dallo stesso Verbitsky.

Su tutti, quello reperito dagli archivi del ministero degli Esteri in cui si fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina dopo quell’episodio. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta.

Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo”. Secco. E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9.

In nomine Patris.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.