Comunione e Liberazione & Compagnia delle Opere: una lobby sotto inchiesta

Dopo il terremoto giudiziario scoppiato in Molise e dopo le rivelazioni di Michele Mignogna, secondo cui “Del Torto è diventato Commissario del Cosib nel 2005 grazie ad un intervento di Formigoni […] uno dei massimi esponenti di Comunione Liberazione”, abbiamo deciso di indagare sulla forza – economica e politica – di CL e della Compagnia delle Opere. Trovandoci di fronte ad una super-lobby con le mani in pasta negli affari, nella finanza e nella politica.

di Carmine Gazzanni

GIUSSANIMa partiamo da una domanda alla quale, probabilmente, non tutti sapranno rispondere. Cos’è Cl? E’, in pratica, un movimento ecclesiale fondato da Don Giussani, un gruppo organizzato di cristiani che testimoniano la presenza di Cristo nel mondo. Ma è anche – e soprattutto – una potenza politica ed economica. Ha il suo centro in Lombardia, dove funziona il più potente e pervasivo apparato politico-imprenditoriale esistente in Italia: quello, appunto, dell’area ciellina di Roberto Formigoni. “Un sistema di potere come quello di Formigoni, Cl, non esiste in alcun punto del Paese” – scrisse tempo fa Eugenio Scalfari – “Nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università, tutto è diretto da quattro-cinque persone”.

In ultima analisi, dunque, Comunione e Liberazione potrebbe essere definita una super-lobby con le mani in pasta negli affari, nella finanza, nella politica. Insomma, un’organizzazione legata a doppio filo con i poteri forti italiani: Vaticano, alta economia (Confindustria), Governo. Ma non è tutto: Cl è costellata da una galassia di associazioni no-profit che portano avanti (o dovrebbero portare avanti) azioni caritatevoli verso persone bisognose. Ma, secondo molti, lo spirito cattolico professato dall’organizzazione è soltanto di facciata: alcuni ritengono infatti che poggi su una sottotraccia massonica che ne rimane a capo tutt’oggi.

Ed è proprio per questa commistione tra ataviche tradizioni religiose e ruolo preponderante nei centri nevralgici del potere italiano (e non solo) che la struttura di Cl incuriosisce molto. Soprattutto nel momento in cui si fa riferimento anche al suo braccio economico, la Compagnia delle Opere, associazione imprenditoriale dalle dimensioni mastodontiche: 41 sedi in Italia e in altri 17 paesi, 34.000 imprese e 1.000 associazioni no-profit. Il fatturato complessivo è stato stimato in almeno 70 miliardi di euro. Il centro propulsore, come detto, rimane Milano e la Lombardia (più avanti capiremo perché): soltanto la sezione milanese della Cdo conta più di 6000 aziende di tutti i comparti e le tipologie.

Altro tratto peculiare è che l’organizzazione, gestita oggi da Julián Carrón (Don Giussani è morto nel 2005), non rilascia tessere né compila elenchi degli aderenti (i quali secondo ultime stime sarebbero circa 300 mila in 70 Paesi). E’ facile capire il perché: i ciellini sono infatti classificabili soltanto come “vicini a”, ma potrebbero smentire in ogni momento questa appartenenza, non essendoci nulla di concreto che lo testimoni. Insomma, come accadeva e accade nelle organizzazioni massoniche.

Un’organizzazione, dunque, molto forte e che, soprattutto, può contare sull’appoggio di chi gestisce il potere in Italia. Ad iniziare, chiaramente, dal Vaticano: Comunione e Liberazione, infatti, ad oggi ha un potere certamente maggiore anche dell’Opus Dei, dei Focolarini, dei Legionari di Cristo, della Comunità di Sant’Egidio. E questo soprattutto dopo che, l’11 febbraio 1982, Giovanni Paolo II la riconobbe formalmente. E oggi, con un Papa ancora più marcatamente conservatore, il potere ciellino non può che crescere. Come rivela Ferruccio Pinotti (autore della prima grande inchiesta su Cl e Cdo, “La lobby di Dio”), una battuta che ricorre nelle alte sfere del Vaticano, tra cardinali e alti prelati, dà l’idea di quanto sia ormai forte Cl: “L’obiettivo di Comunione e liberazione? Il prossimo Papa e il prossimo premier”. Una semplice battuta di spirito? Probabilmente sì. Ma probabilmente no, soprattutto se si tiene conto che il cardinale e patriarca di Venezia, Angelo Scola, è organico a Comunione e Liberazione ed è indicato come uno dei possibile successori di Ratzinger.

E per quanto riguarda il”prossimo premier”? E’ presto detto: Cl, infatti, non è solo vicinissima a Roberto Formigoni,crocifisso-euro11 ma anche al Cavaliere. Non dimentichiamoci che Silvio Berlusconi, d’altronde, fu uno dei più accesi sostenitori e finanziatori de “Il Sabato”, settimanale ciellino del 1978: le prime riunioni redazionali si tenevano nella Villa di proprietà del Cavaliere a Via Rovani (la villa, per intenderci, nella quale Berlusconi era solito “intrattenersi” in una relazione extraconiugale con Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, che poi sposò alcuni anni dopo). In più in diverse occasioni elettorali Cl e Cdo hanno espressamente manifestato il loro “placet” per la candidatura di Silvio Berlusconi.

Candidatura confermata anche in questo periodo, se si dovesse andare nuovamente alle elezioni. Il Cardinale Bertone – rivela sempre Pinotti – alcuni giorni fa in un colloquio con il premier ha precisato che lui, quanto al terzo polo, “non celebra matrimoni tra uomini”, lasciando così capire che il Vaticano non benedice la nuova alleanza e continua a vedere in nel Cavaliere l’interlocutore privilegiato per i suoi bisogni.

Ma questo passaggio – importante per comprendere il peso politico dei ciellini – ci porta anche a precisare un altro aspetto. Comunione e Liberazione, infatti, non è vicina soltanto a Berlusconi, ma – in pratica – a tutto il mondo politico italiano. Per questo ha lasciato attoniti la dichiarazione di Bertone: tra i politici più vicini troviamo proprio Francesco Rutelli e Pierferdinando Casini, uomini di punta del terzo polo. Ma è proprio questo che non piace: non convince l’alleanza dei due con il super-laico Fini (che anzi tempo fa fu molto critico nei confronti dell’organizzazione ciellina). Ma le collusioni – ci mancherebbe – sono, per così dire, “bipartisan”: nelle file del Pd, ad esempio, troviamo Pierluigi Bersani, ospite fisso del Meeting di Rimini, Enrico Letta e infine il sindaco di Firenze Matteo Renzi che sulla questione tutto è, meno che “rottamatore”. Senza dimenticare, ancora, vecchi uomini della politica italiana: da Giulio Andreotti fino all’ex tesoriere del Pci Ugo Sposetti, secondo cui “le Feste dell’Unità ormai dovrebbero imparare da Cl“. E nemmeno le nuove forze di sinistra sembrano essere tanto avulse dalla logica ciellina. Qualche tempo fa Nichi Vendola, commentando il ruolo delle sue “Fabbriche” nella campagna elettorale che lo portarono al secondo governatorato, scriveva sulla sua pagina di facebook: “Ci dobbiamo intendere su quello che è questo meeting delle Fabbriche: è l’equivalente del meeting di Comunione e liberazione a Rimini, che è stato a destra il più importante incubatore di nuove culture e di nuovi pezzi di classe dirigente”. Dichiarazione che lascia pensare.


IL CUORE DI CL: IL SULTANATO LOMBARDO DI ROBERTO FORMIGONI

30-formigoni-7Ma, come detto in apertura, centro propulsore rimane la Lombardia con l’amministrazione guidata da Roberto Formigoni, stabile al comando della regione ormai dal 1995. Una regione con un bilancio da 24,9 miliardi di euro che finanzia da anni il meeting di Rimini per centinaia di migliaia di euro. “Questo nostro modello conquisterà il mondo”, disse una volta Roberto Formigoni. Se per “modello” intendeva scambio di favori, clientelismo e corruzione, non c’è dubbio: aveva ragione. La rete ciellina, infatti, è spaventosamente calata su tutti i centri di potere. A cominciare proprio dalla Giunta Regionale. Una rete che lega potere politico e potere economico.  

Raffaele Cattaneo, assessore Infrastrutture e mobilità, è anche nel cda della Sea, la società di gestione degli aeroporti di Milano, e nei consigli di sorveglianza di Infrastrutture Lombarde Spa e Lombardia Informatica. Giulio Boscagli, assessore alla Famiglia e solidarietà sociale, è il cognato di Formigoni e rappresenta la Regione in un altro cda, quello del Politecnico di Milano. Romano Colozzi, assessore ai Rapporti istituzionali e Risorse e finanze, è invece nel cda di Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco). Gianni Rossoni, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro, è anche  presidente del comitato regionale Artigiancassa, la banca che gestisce i fondi per l’artigianato.

Senza dimenticare, poi, i fedelissimi ciellini dirigenti regionali, come ad esempio Michele Camisasca, dirigente del personale, nipote di Massimo Camisasca, il sacerdote storiografo ufficiale di Cl e dal 1985 superiore generale della “Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo”; o come Carlo Lucchina, direttore generale dell’assessorato alla Sanità, l’uomo che realmente controlla – secondo molti – la sanità regionale. Per inciso: Carlo Lucchina è la stessa persona per la quale il pm Gittardi ha chiesto 3 anni e 4 mesi per truffa e abuso d’ufficio per aver appaltato lavori a Varese alla ditta Russello di Gela (indagata per mafia) senza fornire alla Prefettura la certificazione antimafia.

E poi uno stuolo di consulenti per i quali la Regione ha speso più milioni e milioni di euro. E ancora. Il gruppo ciellino è inserito prepotentemente anche nell’Expo con Giorgio Vittadini, membro del Comitato scientifico, Alberto Mina, responsabile Relazioni istituzionali e sviluppo del tema, e Matteo Gatto, responsabile Ufficio di Piano. Ma certamente è la sanità il settore nel quale Cl ha assunto un controllo incontrastato. Basti pensare – oltre al già menzionato Lucchina – ai direttori generali: Luigi Corradini, (Fatebenfratelli); Pasquale Cannatelli (Niguarda); Giuseppe Catarisano (San Paolo); Francesco Beretta (Istituti clinici di perfezionamento); Ambrogio Bertoglio (Ospedale di Lecco); Maurizio Amigoni (Ospedale civile di Vimercate); Luca Filippo Maria Stucchi (Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova).

E l’alta finanza? Citiamo solo alcuni dei forti “agganci” su cui il movimento può contare: Graziano Tarantini, vicepresidente Banca popolare di Milano, Angelo Abbondio, cda Banca popolare di Milano, Paolo Fumagalli, cda IntesaVita (Alleanza e Intesa Sanpaolo), Paolo Vignali, cda di Bfs partner.

Ma, intanto, Cl cresce. In tutta Italia. E, nel mentre, cresce anche il suo potere economico, ma di contro anche le inchieste giudiziarie che la riguardano e colpiscono i suoi fidi adepti …

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