CHIESA 2.0/ La dottrina lontana dagli “ultimi” e vicina a dogmi obsoleti

La visione della Chiesa cattolica su argomenti di stringente attualità come fecondazione assistita, divorzio, aborto, femminicidio e omosessualità, sembra immutabile nei secoli, ferma su posizioni cristallizzate, come antichi anatemi. E allora, proprio oggi che è Natale, cerchiamo di capire quanto la dottrina sia lontana dai problemi dei fedeli scandagliando – caso per caso – la prescrizione ecclesiastica per ognuna delle tematiche appena citate.

 

di Viviana Pizzi

FECONDAZIONE ASSISTITA: NO IN  TUTTI I CASI

La Chiesa cattolica, la stessa che ha al suo interno preti pedofili che ancora non vengono ridotti al rango di secolari, dice no a qualsiasi tipo di inseminazione artificiale. Sia essa fatta col seme del compagno della donna poco fertile, sia essa eterologa ( ossia con il seme di un donatore sconosciuto o noto).

C’è dell’altro: la Chiesa dice no anche all’eliminazione volontaria degli embrioni nel contesto delle tecniche delle fecondazioni in vitro. Questo particolare sistema viene paragonato all’aborto e visto anch’esso come peccato mortale.

No anche alla Cytoplasmic Sperm Injection che altro non è che una variante della fecondazione in vitro con maggiori possibilità di riuscita. Gli embrioni ottenuti non devono essere congelati e sussistono forti dubbi sulla preimpiantatoria per le evidenti cadute energetiche. E ancora niente clonazione, niente uso delle cellule staminali embrionali ai fini di ricerca e alla ricerca di materiale biologico umano di origine illecita.

chiesa_vuotaTutte norme elencate nell’enciclica 2008 del Cardinale Bagnasco. Da allora non è cambiato davvero nulla. Cosa prevede la Chiesa per le coppie infertili? Solo l’adozione, nonostante si sappia benissimo che le leggi in merito in Italia sono davvero limitanti. Una coppia è infatti dichiarata idonea soltanto dopo dieci anni di matrimonio (niente adozioni a single e coppie di fatto grazie sempre all’influenza della Chiesa) e il genitore più anziano non deve avere più di quaranta anni di differenza col bambino che adotta. Considerando che l’età dei matrimoni aumenta è pari a zero la possibilità di adottare neonati.

 

SEI DIVORZIATO E HAI UNA NUOVA RELAZIONE? NIENTE COMUNIONE

Lo ammette la stessa Chiesa: spesso i divorzi sono il seguito di situazioni familiari dietro alle quali si nasconde una violenza inaccettabile. Però il Cardinale Sepe a Napoli continua a lanciare messaggi alle donne chiedendo loro di sopportare le botte dei mariti.

C’è tolleranza per le donne e gli uomini che decidono per il divorzio ma fino a quando non decidono di rifarsi una vita e riappropriarsi di quella felicità che spetta ad ogni individuo.

Alle domande dei fedeli la Chiesa risponde così. La prima è questa: Divorziato, non risposato posso comunicarmi e confessarmi?

Ed ecco la risposta: Certamente. Il divorzio non esclude per nulla i sacramenti. Essi partecipano anche spesso alla ricostruzione personale, aiutano a riprendere gusto nella vita. Rileggerla con un sacerdote, partecipare all’eucaristia, permette di riprendersi sia dal punto di vista spirituale che psicologico.

Una parziale apertura certo. Ecco invece cosa si risponde a chi chiede: Sono divorziato e risposato. Ho torto nel comunicarmi?

I divorziati risposati fanno sempre parte della Chiesa ma sono allontanati dai sacramenti. Alcuni accettano questa disciplina e rinunciano a comunicarsi e confessarsi, altri stimano in coscienza di dover passare oltre la legge. Alcuni vescovi consigliano di praticare la Comunione del desiderio; altri propongono, per coloro che vivono una seconda unione stabile e più vicina ai valori cristiani della prima coppia, un cammino di coscienza che permetta di accostarsi ai sacramenti.

Insomma una Chiesa che con una mano ti dà e con due ti toglie il diritto a quella felicità che merita sia la donna che nella prima unione è stata maltrattata dall’uomo che viceversa. Una dottrina di punizioni ed esclusioni. E i fedeli si allontanano, soprattutto quelli che vogliono continuare a vivere.

 

SEI STATA STUPRATA? ABORTIRE È UN PECCATO MORTALE

Sul tema dell’aborto ci rifacciamo alle risposte di padre Maurizio Faggioni, docente di Teologia morale. La legge in Italia è diventata tale nel 1978 ma la Chiesa ancora lo vede come un omicidio da peccato mortale.

L’influenza della dottrina cristiana era già presente nei testi di medicina dell’antichità e nel primo famoso giuramento di Ippocrate nel quale si vietava ai medici di praticare l’aborto.

Secondo la Chiesa “l’aborto è la soppressione di una vita umana nel tempo che va dal concepimento fino a quando il nuovo essere umano non è autonomamente vitale”.

La contrarietà all’aborto e delle leggi che lo promuovono è stata sempre costante e ribadita anche recentemente in documenti di grande valore dottrinale. Esistono tuttavia situazioni gravi in cui la Chiesa non condanna direttamente il medico che salva la vita della madre mettendo a rischio quella del feto. Esempio ne sono le gravidanze extrauterine (quando il feto si sviluppa fuori dall’utero) la preeclampsia gravidica (pressione alta della madre che mette a rischio la vita stessa) e la corioamnionite (infezioni vescicali in gravidanza).

In questi casi tocca alla discrezionalità del medico scegliere quale vita salvare: naturalmente quella che ha più possibilità di restare in vita.

Niente si dice sulle donne stuprate. Se abortiscono il frutto di una violenza vengono considerate al pari di chi abortisce “perché non vuole rovinare la propria forma fisica con la gravidanza”. Come se l’instabilità psicologica e le sue conseguenze non fossero gravi e non mettano a rischio la salute di chi già deve lottare con ciò che comporta uno stupro. Una Chiesa soprattutto non a misura di donna.

 

FEMMINICIDIO, PAROLA DI PONTIFEX: SONO LE DONNE CHE PROVOCANO

La Chiesa, almeno quella ufficiale, non può giustificare il femminicidio perché è sempre una forma di negazione della vita. Nemmeno però vieta apertamente ai giornali di ispirazione cattolica di farlo e cercare di capire perché gli “assassini di donne” agiscono, nonostante la cronaca nera parli ormai di 123 vittime nel 2012. Il pezzo  incriminato è a firma di Bruno Volpe e attacca quella che a suo dire è una stampa “fanatica e deviata” che attribuisce all’uomo che non accetta la separazione la causa di un fenomeno crescente.

Questa è invece a suo dire la causa del femminicidio.

Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera… Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise. Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti? Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva anche alla violenza o all’abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza: “forse questo ce lo siamo cercate anche noi”? Basterebbe, per esempio, proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l’immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio. Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo, davanti al commercio, proprio non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano”.

Certo questa non è la versione ufficiale della Chiesa ma lo è di un giornale che ogni giorno ospita interventi di quella parte più dura e spietata. Nessuno finora si è preoccupato di rimuovere l’articolo oppure di pubblicare sullo stesso giornale una versione diametralmente opposta. Con il beneplacito di chi controlla le pubblicazioni della rivista.

 

OMOSESSUALITA’, PARLA IL VESCOVO DI SENIGALLIA: GAY IMMORALI

Della posizione di Papa Benedetto XVI ci siamo già occupati in occasione del ricordo delle manifestazioni davanti a Piazza San Pietro. Peccato che alle sue parole fanno eco quelle dell’arcivescovo emerito di Senigallia Odo Fuci Pecci intervistato, ancora una volta, da Pontifex.

Le relazioni omosessuali – rileva – sono contrarie al piano di Dio, in quanto sono in contrasto con quanto Dio ha deciso e chiaramente detto. Lui li ha creati donna e uomo, affinché potessero responsabilmente riprodursi. Ora dalla unione di due uomini o due donne, questo non può accadere. Tale idea, pertanto, è contrastante con le Verità e dunque con giustizia e pace“.

Non è sbagliato affermare, in base a queste dichiarazioni che queste rivendicazioni gay siano manifestazioni del demonio per portare disordine e divisione nella nostra società.

Fusi Pecci ne ha anche per il segretario di Sel Nichi Vendola: “Lui non è cattolico affatto e vive, secondo la nostra visione, da pervertito“.

Parole forti, lontane dalla realtà dei fatti, da una Chiesa inclusiva come la vedeva lo stesso Gesù che aveva accettato tra i suoi discepoli anche la Maddalena, che prima di incontrarlo era una prostituta.

Con buona pace anche della parabola del figliol prodigo nella quale il padre ha accettato nella sua casa il figlio dissipatore e disobbediente facendo uccidere per il suo ritorno il vitello grasso.

Per dirla con la Chiesa che sosteneva “è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che non un ricco nel regno dei cieli” noi la modifichiamo in chiave moderna per dire “è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che la Chiesa nel pensiero della società”.

Buon Natale.

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