CASTA/ Ennesimo carrozzone mangia-soldi: la nuova authority per i trombati

Siamo al rush finale. Ma c’è sempre tempo per istituire un nuovo carrozzone statale. È questo quello che viene da pensare leggendo il disegno di legge – prossimo all’approvazione a Palazzo Madama dopo l’ok della Camera – per “l’attuazione del principio del pareggio di bilancio”. All’articolo 16, infatti, si prevede la nascita dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio: avrà trenta dipendenti e un consiglio di cinque membri pagati 300 mila euro l’uno. Il rischio, peraltro, è che offra ruoli per i trombati dalla politica. Dubbio che si acuisce considerando che il suo ruolo potrebbe oscurare quello già ricoperto dalla Corte dei Conti, dalla Ragioneria dello Stato e dai Servizi Bilancio di Camera e Senato. Il rischio, insomma, è che si crei un’authority-doppione aperta (come ogni authority) alla lottizzazione dei partiti.

 

di Carmine Gazzanni

Obiettivo pareggio di bilancio. Che piaccia o meno questo è uno degli obiettivi che il governo Monti, sin dal suo insediamento, si è prefissato. Tanto che lo scorso 20 aprile è stata approvata definitivamente la legge che ha introdotto il pareggio di bilancio come obbligo costituzionale. Una riforma, d’altronde, che – manco a dirlo – ce l’ha chiesta l’Europa. Condivisibile o meno che sia il principio del pareggio, in realtà per una sua piena attuazione siamo ancora in alto mare.

Una riforma zoppa, potremmo chiamarla. Il motivo è presto detto: proprio in questi giorni, nel rush finale prima del rompete le righe, si sta discutendo a Palazzo Madama il disegno di legge che – appunto – darà attuazione alla riforma costituzionale sul pareggio di bilancio. Siamo all’ultimo ostacolo dopo l’approvazione del ddl anche a Montecitorio. E quasi certamente questo disegno di legge sarà uno dei pochi che il Parlamento riuscirà ad approvare prima della scadenza anticipata della legislatura. Insomma, a giorni il testo verrà definitivamente licenziato anche da Palazzo Madama.

Ufficio_Parlamentare_di_BilancioTutto secondo regola, verrebbe da pensare. E lo sarebbe se non fosse per un articolo contenuto nel testo – e più precisamente per l’articolo 16 – che reca il seguente titolo: “Istituzione dell’Ufficio parlamentare di bilancio”. I commi di cui si compone l’articolo spiegano in maniera chiara di cosa stiamo parlando. L’ufficio, infatti, avrà “sede in Roma, presso le Camere” (comma 1), sarà “costituito da un consiglio di cinque membri di cui uno con funzioni di presidente, nominati con determinazione adottata d’intesa dai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica” (comma 2) e, infine, saranno “nominati per sei anni”.

Il quadro è chiaro: stiamo parlando di una vera e propria authority sui conti pubblici il cui board sarà nominato dai Presidenti di Camera e Senato. È ovvio che, nonostante si dica che i membri saranno scelti “tra persone di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza ed esperienza in materia di economia e di finanza pubblica”, le nomine ricadranno su personalità vicine a questo o quel partito. Così come avviene per ogni authority. Il rischio, dunque, è che ci si avvii verso un altro Ufficio schiavo e succube di lottizzazioni politiche, sfruttate per accontentare i desiderata dei trombati dalla politica.

I dubbi sull’opportunità dell’istituzione dell’Upb (questo il nome abbreviato) risiedono, però, anche in altro. Se infatti l’ufficio nasce “per l’analisi e la verifica degli andamenti di finanza pubblica e per la valutazione dell’osservanza delle regole di bilancio”, è anche vero che peserà e non poco sulle casse pubbliche. Come informa Milano Finanza, infatti, i cinque membri potrebbero arrivare ad un guadagno di circa 300 mila euro annui, mentre il presidente guadagnerà come quello dell’Antitrust (secondo gli ultimi dati, circa 475 mila euro). Non solo. La nuova authority potrà anche assumere personale a contratto, con concorso pubblico o selezione nella pubblica amministrazione: trenta dipendenti in tutto tra distaccati e a tempo determinato. Finita qui? Certo che no, dato che l’Ufficio – informa ancora Milano Finanza – potrebbe dotarsi anche di un “comitato scientifico” dal costo di 6 milioni l’anno a partire dal 2014.

Bisogna andare all’articolo 17 del ddl, però, per avere le idee ancora più chiare sull’Upb. Qui, infatti, vengono delineate le funzioni dell’authority: anche attraverso “l’elaborazione di proprie stime” potrà effettuare “analisi e valutazioni” in merito “alle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica”, “all’impatto macroeconomico dei provvedimenti legislativi di maggiore rilievo”, “agli andamenti di finanza pubblica, anche per sottosettore, e l’osservanza delle regole di bilancio”, “alla sostenibilità della finanza pubblica nel lungo periodo”. In pratica gli stessi compiti che già sono svolti da Corte dei Conti, Ragioneria dello Stato e Servizi Bilancio di Camera e Senato.

Il rischio, insomma, è che l’Ufficio sia un doppione di istituti già esistenti. Insomma, un’authority copia di altri – con il compito peraltro di monitoraggio della spesa pubblica ma che richiederà, paradossalmente, dei costi notevoli – aperto alle lottizzazioni dei partiti. Cui prodest?

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