CASO MARUCCIO/ Tra ludopatia e disegni di legge contro il gioco d’azzardo: la cura dov’è?

I casi sono due: o crediamo alla tesi del complotto ai danni di Di Pietro tesi che come abbiamo spiegato nei giorni scorsi sta prendendo sempre più piedeoppure stavolta sposiamo quella del Pm che definisce l’ex capogruppo Idv della Regione Lazio Vincenzo Maruccio “un malato di gioco”. Di videopoker. E per quelle assurde coincidenze che lasciano basiti, è di qualche mese fa il disegno di legge presentato proprio dall’Idv contro il gioco d’azzardo, per combattere la piaga della ludopatia. Il partito, perfettamente all’oscuro della patologia di Maruccio, ha scoperto di avercelo in casa “il malato”. Che fare, quindi, con persone come Maruccio che sviluppano questo tipo di dipendenza?

 

di Viviana Pizzi

ludopatia_maruccioL’ex capogruppo alla Regione Lazio dell’Italia dei Valori Vincenzo Maruccio è finito in cella per peculato, accusato di aver distratto denaro dal partito per spese personali. Il tutto è spiegato nelle trenta pagine  dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Roma Flavia Rossi. I soldi andavano a finire nelle slot machines e nei videopoker. I giudici lo definiscono un “malato di gioco d’azzardo”, per gli amici era invece “il bombardiere”, che nel gergo significa una sola cosa: più giocava e più desiderava giocare. Non riusciva a fermarsi, nemmeno davanti alla possibilità della rovina, nemmeno se – come accertato dai giudici – perdeva centomila euro in una serata.

 

LA SUA MALATTIA PER I VIDEOPOKER

Con il denaro sottratto al partito pagava i debiti contratti, anche se nelle sale che frequentava aveva a disposizione una somma di denaro in contanti che poteva prendere in prestito, senza restituirla la sera stessa. Il trenta ottobre scorso aveva ancora un debito di 5500 euro che avrebbe dovuto rendere attraverso assegni bancari alla società “Il Travaso”.

Maruccio giocava con una frequenza di tre quattro volte alla settimana, a qualsiasi ora tranne la notte. Un vero e proprio malato di videopoker, il classico giocatore compulsivo per il quale farlo era quasi come una droga. Senza macchinette e tavoli verdi virtuali non poteva vivere. Le spese fisse rendicontate dal Maruccio erano però di settantamila euro l’anno. Da dove arrivavano allora gli altri soldi?

Di certo dalle casse dell’Italia dei Valori, fondi di cui si appropriava perché quando giocava perdeva. Addirittura si è scoperto che prendeva soldi anche dai conti della nonna pur di saldare i debiti. Un malato che però – al pari di altri con la sua stessa patologia – era capace di nascondere, come avviene molto spesso, agli altri la sua dipendenza. Ai suoi familiari e anche all’Idv, che per un’assurda coincidenza si è sempre battuta contro il fenomeno del gioco d’azzardo, non sapendo di avercelo “in casa” il malato.

 

LA LOTTA DELL’IDV CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO

Il piano del partito contro il gioco d’azzardo lo aveva spiegato ampiamente ai nostri microfoni il componente Idv della commissione antimafia Luigi Li Gotti, secondo il quale stroncare il fenomeno significa togliere linfa a chi permette l’aumentare di questo disagio sociale ma anche eliminare un qualcosa che agevola il proliferare della criminalità organizzata. L’obiettivo del disegno di legge che aveva presentato Li Gotti era proprio quello di mettere sotto controllo i gestori.

Per controllare la piattaforma italiana la normativa esiste ed è quella dei monopoli di Stato – aveva sottolineato Li Gotti – ora bisogna colmare quel vuoto legislativo che arriva dall’estero”. 

 

LA TESTIMONIANZA DI UN MALATO

Parliamo di un sistema, quello del gioco d’azzardo, che favorisce la ludopatia, quel male oscuro che i terapeuti moderni riescono a riconoscere ma che gli stessi familiari della “vittima” non vedono, al pari di un figlio che si droga.

Una testimonianza a riguardo l’avevamo raccolta nei mesi scorsi, quella di un malato compulsivo di videopoker che non riusciva a stare lontano dalle sale giochi e che ci svelava i due modi per stare chiusi in quelle gabbie anche fino a sedici ore al giorno escluse le notti. Il primo è quello della puntata singola che può durare da un minuto fino a quando vuoi, il secondo invece consiste nell’organizzazione dei tornei che tengono incollati i giocatori più incalliti alle macchinette per ore e ore senza che si accorgano coscientemente di quanto spendono.

Illusi da musiche coinvolgenti e soft s’illudono di poter cambiare la propria vita con una giocata. Un’illusione appunto. E i cosiddetti “bombardieri”, come Vincenzo Maruccio,  facevano anche giocate da 5 mila euro per tentare la fortuna.

Se l’azzardo rappresenta una chimera per chi non ha un lavoro stabile e spera in questo metodo di poter cambiare la propria vita, figuriamoci cosa succede a chi un reddito ce l’ha e magari viveva con la fissazione della ricchezza a tutti i costi. Cosa che genera la cosidetta ludopatia. Da qui la necessità compulsiva di recuperare soldi, in primis presso la propria famiglia e poi altrove. E quale migliore vittima di un partito politico, che tra l’altro da anni si batte contro il gioco d’azzardo e diventa quindi strumento inconsapevole, e al di sopra di ogni sospetto, per coprire le proprie malefatte.

  

LA CURA

Come nel caso delle droghe anche per i ludopatici esiste una cura psicologica. La Federserd insieme all’amministrazione autonoma del Monopoli di Stato ha messo a disposizione il numero gratuito 800.921121 che orienta verso le strutture pubbliche più vicine al proprio territorio di competenza dove esistono strumenti adatti alla cura di questo nuovo tipo di dipendenza in continuo aumento.

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