Caso Marò, dopo 13 mesi di orrori Terzi lascia: tra gaffes, amici di Lavitola e soldi ai politici.

Giulio Terzi di Sant’Agata si è dimesso. “Mi dimetto perché per 40 anni ho ritenuto e ritengo oggi in maniera ancora più forte che vada salvaguardata l’onorabilità del Paese”, ha detto. Eppure, a guardare quanto fatto dal titolare della Farnesina, qualche dubbio sorge. E non solo sulla vicenda incredibile dei due marò. Ecco il resoconto di un ministero, segnato da strizzate d’occhio (e soldi) ai politici di punta, magari nella speranza di trovare un posto nella corsa elettorale. Dagli errori commessi in campo internazionale fino all’affanno a sistemare i suoi uomini nelle ambasciate che contano. Anche quando si tratta di amici di Valter Lavitola.

 

di Carmine Gazzanni

Terzi_ministro_ridicoloLa mia voce è rimasta inascoltata”. Chiare le parole del ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata annunciando le sue dimissioni mentre ieri riferiva alla Camera.

Mi dimetto perché per 40 anni ho ritenuto e ritengo oggi in maniera ancora più forte che vada salvaguardata l’onorabilità del Paese, delle forze armate e della diplomazia italiana. Mi dimetto perché solidale con i nostri due marò e con le loro famiglie”.

Una decisione, quella del titolare della Farnesina che chiude una stagione – l’esecutivo tecnico – segnata da tante falle e tanti errori. Questo il più clamoroso. Non solo per i tanti buchi neri che contraddistinguono la vicenda sin da quando – il 15 marzo scorso – i dimenticati pescatori indiani Ajesh Binki e Gelastine sono morti in circostanze ancora da chiarire.

Ma anche per come è evoluta ieri: Terzi che si dimette, Di Paola che lo attacca, Monti e Napolitano che non ne sapevano nulla. Insomma, un pasticciaccio che – ancora una volta – assurge a testimonianza dell’inadeguatezza del governo dinanzi ad una vicenda internazionale e istituzionale gestita male, in modo maldestro, a danno dell’immagine del nostro Paese.


L’AMBIZIONE POLITICA DEL TECNICO TERZI – Ma chi è Giulio Terzi di Sant’Agata? E, soprattutto, chi è stato negli ultimi tredici mesi, nel periodo cioè in cui ha gestito (male, malissimo) la Farnesina? Tanti lo dipingono come uomo ambizioso.

Sarebbe stato prono ad una carriera politica dopo l’esperienza politica. Tanto che si era buttato prima tra le braccia di Pierferdinando Casini, poi in quelle di Gianfranco Fini, poi del premier Mario Monti. Infine anche in quelle di Silvio Berlusconi, lo stesso Silvio Berlusconi che ha costruito e portato avanti un’intera campagna elettorale contro l’esecutivo tecnico.

Ambizione a tutti i costi, insomma, anche a costo di rinunciare a qualsivoglia coerenza. Peccato, però, che nessuno abbia voluto accollarsi il peso di candidarlo.


TREDICI MESI DI MINISTERO E TANTI ERRORI/ORRORI – Il motivo? Una gestione sbadata e pasticciata del suo ministero. Lo si era capito, d’altronde, già dopo la vicenda di Mario Vattani, il console fascista dislocato a Tokyo e figlio prediletto di Umberto, potente ex segretario generale del ministero degli Esteri.

Tanta titubanza, troppi detti e non detti prima di richiamarlo in patria. Alla fine Terzi fu costretto dai cori di protesta dei cittadini. Ma troppo tempo era passato: il caso era scoppiato il 29 dicembre 2011 dopo la scoperta del video risalente al maggio 2011 in cui Vattani si esibiva in un concerto nella sede di Casa Pound. Terzi prese la fatidica decisione solo due mesi dopo, il 23 febbraio 2012.

E poi le figuracce. Come nel caso del riconoscimento della Palestina come “paese osservatore non membro” delle Nazioni Unite. Terzi, per via della sua stretta vicinanza a Israele, espresse parere contrario. Meno male che rimase inascoltato dal governo e dal Parlamento: alla fine, infatti, il voto dell’Italia al Palazzo di Vetro fu favorevole. Sarebbe stata l’ennesima figuraccia istituzionale del nostro Paese.


valter_lavitola_terzi_ministroCOME TI SISTEMO I COLLABORATORI NELLE AMBASCIATE – Tempo per sistemare i suoi collaboratori, però, Terzi l’ha trovato. Eccome. È il caso, ad esempio, di Giuseppe Manzo, messo a capo dell’ambasciata di Belgrado.

Apprezzato da molti, soprattutto per l’età (46 anni per la Farnesina sono da adolescente), ha avuto l’onore di essere stato capo del servizio stampa del ministero proprio dopo aver lavorato con Terzi a Washington e all’Onu.

Tanto basta. Sebbene il Sndmae (il Sindacato Nazionale Dipendenti Affari Esteri) avesse sostenuto che in un Paese delicato come la Serbia sarebbe stato opportuno scegliere l’ambasciatore tra quelli che avevano un grado superiore a quello di Manzo, consigliere d’ambasciata.

Ma non per Terzi. Stando all’alta dirigenza della Farnesina, infatti, la circolare invocata non era più valida da tempo.

Spazio, poi, anche per Gian Lorenzo Cornado che ha ottenuto la nomina di ambasciatore a Ottawa. Piccola coincidenza: fino a prima della lieta novella, Cornado era capo di gabinetto del ministro Terzi. Non solo. Fosse stato per il ministro, si sarebbe trovato spazio anche per Placido Vigo il quale – solo per casualità, ovvio – è stato capo della sua segreteria particolare.

Terzi già lo vedeva ambasciatore a Buenos  Aires. Addirittura aveva avanzato la proposta e a Monti, e a Napolitano. Peccato che i due non l’abbiano accettata. Due piccoli particolari si sono frapposti tra Placido Vigo e la nomina. Bazzecole. Uno. Era in ottimi rapporti con Valter Lavitola, non un ottimo lasciapassare considerando le indagini e il periodo di latitanza del faccendiere berlusconiano. Due.  Terzi di Sant’Agata si era “dimenticato” che l’ambasciatore in carica, Guido Walter La Tella, non era ancora in scadenza di mandato.

IL FINANZIAMENTO DELLA FARNESINA AGLI ENTI BIPARTISAN DEI POLITICI – L’abbiamo detto: Terzi è stato un ministro decisamente ambizioso. Avrebbe voluto intraprendere, come il suo premier e altri onorevoli colleghi (Mario Catania e Stefano Balduzzi), la carriera politica. Alla fine, come detto, non se n’è fatto niente. Eppure ci ha provato fino alla fine.

Basti pensare che uno degli ultimi provvedimenti che l’ha riguardato è stato il finanziamento dei cosiddetti “enti internazionalistici” di cui Infiltrato.it già si è occupato a suo tempo. Sono, in pratica, enti che, come prevede la legge del 28 dicembre 1982, “sono ammessi al contributo annuale ordinario dello Stato” per aver svolto “attività di studio, di ricerca e di formazione nel campo della politica estera o di promozione e sviluppo dei rapporti internazionali”.

Piccola particolarità: in ognuno di questi si trovano politici di ogni corrente, ogni partito, ogni colore. E così nella dell’IAI (Istituto Affari Internazionali), finanziata dalla Farnesina per 92 mila euro, troviamo Adolfo Urso (Fli), Alfredo Mantica e Margherita Boniver (Pdl) e i democratici Emma Bonino, Enrico Letta e Piero Fassino. Nel consiglio direttivo dell’Ipalmo – finanziato per oltre 50 mila euro – spiccano Luca Barbareschi e il viceministro del Lavoro Michel Martone.

 giannidemichelisministro_terziSenza dimenticare il presidente, Gianni De Michelis, il cui nome, però, compare anche nel comitato esecutivo dell’Aspen Intitute – ente che ha ricevuto 18.400 euro – insieme, peraltro, a quello di altri “big” della politica come Giuliano Amato, il premier Mario Monti, Gianni Letta, Lorenzo Ornaghi, Romano Prodi e quello del presidente Giulio Tremonti.

Altri finanziamenti, poi, alla Fondazione Lelio e Lisli Basso, nella quale compare ancora Giuliano Amato, Luciano Violante e l’ex collega di Terzi, il ministro Fabrizio Barca. E poi il Cespi (Centro Studi Politica Internazionale): 32.200 euro all’ente nel cui consiglio siedono, tra gli altri, ancora Piero Fassino, Enrico Letta, Livia Turco e l’europarlamentare Gianni Pittella.

Totale: un milione 366 mila euro per circa venti enti. Ultima piccola particolarità: 92 mila euro (il finanziamento più alto disposto) andranno anche alla SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale). Presidente dello stesso ente è l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, vice presidente è l’ex ministro del governo Amato Giovanni Conso e nel consiglio direttivo compaiono anche i nomi del Segretario generale della Farnesina Giuseppe Massolo e – udite udite – quello dello stessi Terzi.

Mal che vada, farà carriere qui. 

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