C.A.S.E. L’AQUILA/ Spesi 800 milioni di euro, ma i tubi perdono acqua. E a pagare sono i terremotati

Oltre il danno, la beffa. Il danno è stato quello del terremoto, nel 2009, a L’Aquila. La beffa: la ricostruzione della città. O meglio, la non-ricostruzione.

 

di Maurizio Bongioanni

c.a.s.e._laquila_perdite_dacquaGli aquilani hanno le case, negli altri terremoti non è stato così” è lo slogan più volte sbandierato come un trionfo dall’ultimo governo Berlusconi dopo aver concluso con successo – mediatico, ovviamente – il progetto C.A.S.E, il piano per la costruzione dei “Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili” capaci di ospitare quasi 13 mila persone.

La “New Town”, come la definì l’allora Presidente del Consiglio durante la conferenza stampa d’inaugurazione, è costata 800 milioni di euro, sostenuti con soldi pubblici, quando, secondo l’Ara (Associazione per la Ricostruzione dell’Aquila), si sarebbe potuto spendere meno della metà.

Di New Town all’Aquila se ne contano in tutto diciannove. Come ha scritto la giornalista Samanta Di Persio – residente nella città terremotata – nel suo libro “Ju Tarramutu”, già la gara d’appalto per la realizzazione del progetto è stata “alquanto opinabile”: una settimana di tempo per rispondere con un’offerta.

«L’alternativa a questo progetto, secondo i baroni dell’edilizia» spiega Di Persio «sarebbero stati i container dell’Irpinia, mentre veniva messo a tacere chi spiegava che in Olanda, Paese evidentemente troppo distante per civiltà dal nostro, con i moduli abitativi si costruiscono le università. La paura di non avere un tetto fu forte forte e così, supinamente, tutti i politici accettarono quella imposizione da regime».

Ma finché non si pagavano né affitto e né bollette problemi non ce ne furono. Quelli iniziarono con il provvedimento n.172 del 29 dicembre 2011, con il quale il Comune stabilì il pagamento di un canone d’affitto di 2,60 euro mensili per mq (esentando da tale pagamento quei condòmini le cui case erano state danneggiate dal sisma).

Intanto le abitazioni C.A.S.E. incominciarono a dare i loro attesi problemi strutturali: a luglio 2012 un’indagine sugli isolatori antisismici installati sotto le piastre di cemento armato delle abitazioni concluse che tali isolatori risultavano ‘irregolari’ e che non avrebbero sopportato una scossa di terremoto. I periti del tribunale auspicano ancora adesso un intervento di sostituzione dei dispositivi difettosi (almeno 200).

Ora una nuova inefficienza: perdite d’acqua dai tubi esterni.

Di Persio, sul suo blog personale, ha riportato le immagini di questo ennesimo disagio a carico degli inquilini. Inquilini che non hanno perso tempo e si sono rivolti alla ditta a cui è stata data in appalto la manutenzione degli edifici stessi (la Manutencoop, con un costo annuale che supera i 2 milioni di euro) per la risoluzione del problema. Ma finora i tecnici non sono intervenuti. La spiegazione? Non essendo loro gli esecutori del progetto, non sanno dove mettere le mani. Inoltre, dove ci sono gli isolatori antisisma continuano a formarsi dei veri e propri laghetti che d’inverno si ghiacciano.

Ai cittadini verrà chiesto di pagare una quota forfettaria per sostenere le spese affrontate finora mentre chi amministra ha alzato bandiera bianca: “Abbiamo già provveduto a fare un sopralluogo nell’appartamento del progetto C.a.s.e. di Cese di Preturo invaso da consistenti perdite d’acqua, ma purtroppo non siamo nella condizione di poter risolvere il problema: i danni sono strutturali e per eliminarli servirebbero almeno 7 mila euro”.

Questa la dichiarazione rilasciata ai giornali locali da Alfredo Moroni, assessore comunale con delega alla gestione degli alloggi antisismici. “Una perdita d’acqua così evidente non può essere tamponata con una semplice riparazione”. Al momento non sono state trovate altre soluzioni.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.