CALCIOSCOMMESSE/ Dietro il fumo negli occhi gli interessi delle mafie: così riciclavano denaro sporco

‘Ndrangheta. Mafia. Sacra Corona Unita. Camorra. Dietro i nomi di importanti personaggi di Serie A e B, c’è anche (e soprattutto) questo nel grande calderone dello scandalo che ha investito il mondo del calcio. Uno scandalo che non conosce precedenti nella storia del nostro campionato. Le indagini, intanto, si stanno allargando a macchia d’olio. Da Bari a Cremona fino a Palermo e Napoli, quello che emerge è un giro di scommesse ben più vasto di quanto, inizialmente, si potesse pensare.

di Carmine Gazzanni

calcio-scommesse_mafieCon il passare dei giorni il mondo del calcio si fa sempre più fosco per uno scandalo che non conosce precedenti. Qui non si parla infatti solo di scommesse. Qui si parla di una vera e propria cupola in cui i giocatori altro non sono che tasselli terminali. Il vertice è ben più nascosto. E risponde al nome di organizzazione criminale albanese, rumena, ungherese. Di ‘ndrangheta. Di mafia. Di Sacra Corona Unita. Di camorra. Il motivo? Semplice. Le scommesse sportive sono un ottimo metodo per riciclare quel gigantesco flusso di denaro sporco, frutto delle attività malavitose. Vediamo, allora, di fare luce  sui tanti clan invischiati nello scandalo calcioscommesse.

I CLAN CAMORRISTICI. DAGLI SCISSIONISTI AI D’ALESSANDRO, DAI MOCCIA AI LO RUSSO – Non è mai stato un mistero: la camorra è stata l’organizzazione sempre più attiva sul fronte delle scommesse. Come ad esempio emerge dal dossier di Libera Azzardopoli, il clan partenopeo dei D’Alessandro già negli anni ’90 aveva avviato un giro di scommesse illecite nel mondo del calcio. Oggi sappiamo che accanto al clan guidato da Michele D’Alessandro molto attivi sono anche gli Scissionisti, una delle famiglie camorristiche più sanguinarie attive a Napoli, autori della cosiddetta Faida di Scampia. Lo rivela una nota del settembre scorso inviata dall’Antimafia di Napoli alla giustizia sportiva. Nel documento si legge: “Le indagini hanno permesso di accertare il coinvolgimento nel mondo delle scommesse clandestine, e quindi di partite truccate, di diverse squadre di calcio di serie semiprofessionistiche le quali attraverso la complicità di alcuni calciatori e procuratori legali comunicano al clan degli Scissionisti l’esito della partita onde consentire ad alcuni elementi di spicco del clan di puntare ingenti somme di denaro”. Nella stessa nota, però, si richiama anche un altro clan, quello dei Lo Russo. D’altronde molti ricorderanno la presenza di uno dei boss più autorevoli, Salvatore, a bordo campo durante una partita tuttora nell’occhio del ciclone: Napoli – Parma del 10 aprile 2011. La partita ebbe un andamento anomalo: i napoletani chiusero il primo tempo sull’uno a zero, ma al novantesimo il Parma ribaltò il risultato. Due a tre per la squadra emiliana. Alcune intercettazioni, a riguardo, fanno pensare al peggio. “C’è qualche inguacchio sotto”,  aveva detto un uomo non identificato, ma “addentro alle cose del Napoli” come si legge sulla nota informativa, intercettato mentre parlava con Enrico Fedele, procuratore di Paolo Cannavaro.

Oggi, però, emergono altri particolari importanti. Nelle carte della Procura che hanno portato all’arresto dell’ormai ex calciatore della Lazio Stefano Mauri compare un altro nome molto noto alla DIA. Stiamo parlando di Angelo Senese, “pluripregiudicato nato ad Afragola – scrivono gli inquirenti – considerato uno degli esponenti di spicco del clan camorristico Moccia a Roma”. Senese viene citato due volte nell’ordinanza del Gip Guido Salvini. In occasione di due partite (per gli inquirenti palesemente truccate): Lazio-Genoa e Lecce-Lazio, partite finite entrambe 4 a 2 per i biancocelesti.

Ma che legame c’è tra tutti questi clan? Tanti. Come rivela la DIA nel suo ultimo rapporto, infatti, per le famiglie attive nel napoletano questo è stato un periodo di riassestamento conseguente a diverse faide interne (durante cui diversi pregiudicati sono stati assassinati). Un’ipotesi probabile, dunque, è che proprio nel mondo delle scommesse si sia trovato un terreno fertile e vergine da qualsiasi altra spartizione criminale.

ANCHE COSA NOSTRA SCOMMETTE: FERMATO UN EX DIRIGENTE DEL PALERMO VICINO AL BOSS LIGA – Proprio ieri la direzione distrettuale antimafia ha accertato che anche i boss di Cosa Nostra avevano messo gli occhi sulle scommesse sportive. L’inchiesta, coordinata da Antonio Ingroia, infatti, ha portato a undici ordinanze di custodia cautelare e ben dieci arresti. Tutto è nato dal ritrovamento di una pen-drive sequestrata nei mesi scorsi a casa di Giuseppe Provenzano, fedelissimo del boss Giuseppe Liga. Ebbene, in un file erano riportati tutti gli affari più lucrosi in mano alla mafia siciliana: le scommesse sportive erano presenti per un giro d’affari di tremila euro al giorno. Tra i fermati anche nomi importanti del calcio siciliano, come Giovanni Pecoraro, ex dirigente del Palermo, ma già arrestato anni fa per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa poi archiviata.

Il filone palermitano è da tenere sott’occhio. Al momento infatti non c’è un legame diretto con le altre Procure che hanno in mano le carte dello scandalo calcioscommesse. È indubbio, però, che, come ha dichiarato Ingroia, “se Cosa nostra si impegna nel mondo delle scommesse cerca anche di controllare i risultati delle partite”.

SACRA CORONA UNITA. MASIELLO MINACCIATO DAL CLAN PARISI – Non manca all’appello nemmeno l’organizzazione criminale pugliese. La Sacra Corona Unita, infatti, è stata tirata in ballo dall’ex calciatore in forza all’Atalanta Andrea Masiello il quale, nel suo ultimo interrogatorio, ha rivelato agli inquirenti di essere stato minacciato dalla mafia locale. “Temevo di saltare per aria”, avrebbe detto. Dalle parole del giocatore sembrerebbe evidente, dunque, che anche la Scu aveva investito uomini e denaro nel calcio. Nel mirino la famiglia più potente e attiva nel barese (anche in campo armato, come emerge da tutte le relazioni dell’antimafia e ministeriali). Stiamo parlando del clan Parisi che, stando a quanto si può leggere nel rapporto della DIA, esce vincitrice da una sanguinaria faida con l’altro clan attivo a Bari, quello degli Strisciuglio. Ebbene, i Parisi, contando soprattutto su Angelo Iacovelli, l’infermiere indagato dalla Procura, facevano pressioni sui giocatori affinchè questi poi si piegassero alle condizioni da loro imposte.

In realtà non c’è da sorprendersi. Lo scenario prospettato da Masiello agli inquirenti non fa altro che confermare quanto già appurato dalla DIA. Soltanto l’anno scorso, infatti, gli investigatori svelarono un sistema di riciclaggio messo in piedi dalla mafia pugliese che trovava il proprio punto d’appoggio appunto sulle scommesse illecite. Il meccanismo era concepito nei minimi dettagli: il clan, tramite prestanomi, ha comprato agenzie di scommesse (la Paradise bet), si è rivolta a imprenditori insospettabili per gestire i punti vendita e, infine, ha coinvolto giocatori con l’obiettivo di alterare i risultati. Tutto per riciclare il denaro sporco proveniente in massima parte dal traffico di stupefacenti e armi.

GIUSEPPE SCULLI: IL NIPOTE DI TIRADRITTU E I RAPPORTI CON ER CECATO – La ‘ndrangheta, tra le organizzazioni criminali, è certamente quella che rimane più in ombra. Non ci sono prove evidenti, ad oggi, di rapporti e interessi delle ‘ndrine che vanno nella direzione delle scommesse illecite nel mondo del calcio. Eppure anche in questo caso alcun punti di domanda restano. A cominciare da quanto ha dichiarato il pentito Luigi Bonaventura nell’intervista al settimanale Il Punto. L’ex killer dei Vrenna, storica cosca di Crotone, oggi residente a Campobasso, non ha usato mezzi termini: “La ndrangheta è da sempre interessata al mondo del calcio e ha un ruolo anche nello scandalo di questi giorni”. Ed ha aggiunto: “Esistono calciatori che fanno carriera grazie alle organizzazioni criminali, e alcuni di loro quest’anno hanno giocato anche in Champions League”. Non sarebbe un caso, allora, che la DIA, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe avuto contatti con Bonaventura proprio per far luce su quanto dichiarato dal pentito.

Il motivo, però, va ricercato anche altrove. E precisamente nell’iscrizione nel registro degli indagati anche dell’ex calciatore del Genoa Giuseppe Sculli. Probabilmente non lo sapranno, ma Sculli è nipote diretto di Giuseppe Morabito Tiradrittu, uno dei boss più autorevoli della Locride, finito nelle più importanti inchieste di ‘ndrangheta, arrestato nel 2004 dopo ben dodici anni di latitanza. Sculli ha sempre difeso a spada tratta il suo caro nonno: “Vergognarmi? – disse dopo l’arresto di TiradrittuIo vado a testa alta, per me mio nonno non ha fatto nulla di male”. Probabilmente penserà lo stesso anche di sé ora. Non ha fatto niente Sculli. Peccato che tra le carte si legga di frequentazioni anche con er cecato, al secolo Massimo Carminati, punto di raccordo tra eversione di destra (i cosiddetti NAR) e Banda della Magliana. Un calciatore di tutto rispetto quello Sculli.

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