BUNGA BUNGA RETROSCENA/ Berlusconi e Ruby, tra sesso & potere

Ieri Ruby Rubacuori, protagonista assoluta del tormentone Bunga Bunga, è diventata maggiorenne. Peccato non lo fosse già, perché ora Berlusconi e la Minetti rischiano grosso, coinvolti nell’ennesimo scandalo tra sesso e potere. La vicenda, in realtà, è molto più complessa di quanto dicano e scrivano i Berluscones. Vediamo perché.

ruby_rubacuori“Ruby, ragazza sfortunata, ha ricevuto solo troppa generosità da Berlusconi […]  il ‘bunga bunga’ non mi interessa. Berlusconi è un uomo generoso e si ritrova con persone che ne approfittano” (Stefania Prestigiacomo in un’intervista a “La Repubblica”). “Finisse anche domani il governo, tratterrei il grande onore di aver collaborato con un uomo onesto, pulito e carico di profondi valori morali: questo è Silvio Berlusconi”  (Gianfranco Rotondi).  

“Sarebbe davvero gravissimo, anche se contro Berlusconi si e’ assistito negli anni alle più assurde fantasie, che qualcuno potesse costruire artificiosamente ipotesi di reato come suggerito da certa stampa, su un comportamento che non può che essere valutato come caratterizzato da contenuti assolutamente positivi” (Nicolò Ghedini). E poi i quotidiani di corte che titolano, argomentano, rigirano per raggiungere un unico obiettivo: scagionare il premier. Anzi, mostrare il suo essere “buon samaritano” che, “come la Caritas”, aiuta i più bisognosi.

La vicenda, in realtà, è molto più complessa di quanto dicano e scrivano i Berluscones, i quali continuano, come già accaduto sia per Noemi Letizia che per Patrizia D’Addario, a ritenere che questo è soltanto gossip, che non c’è nulla di rilevante da un punto di vista pubblico-politico, che è soltanto “giornalismo scandalistico” e dovrebbe restar lontano dalle vicende politiche perché non fa altro che infangare l’impegno concreto (?) che il premier sta mostrando nell’affrontare le questioni più scottanti italiane (vedi Terzigno).

Come facilmente potremmo aspettarci sono tutte “balle”. La questione è molto più intricata e potrebbe essere rilevante anche sotto il profilo penale. Cerchiamo, allora, di mettere insieme i pezzi e capire perché non solo è giusto, ma addirittura doveroso concentrarsi sulla vicenda.

Se quello raccontato da Ruby agli inquirenti (anche se poi la ragazza ha ritrattato in varie interviste) fosse vero, allora sarebbero ipotizzabili, infatti, anche reati. Avere rapporti sessuali con minorenni tra i 14 e i 18 anni configura infatti il reato di violenza sessuale (se, chiaramente, il rapporto è avvenuto approfittando dell’inferiorità fisica o psicologica della minore); oppure si potrebbe parlare del reato di prostituzione minorile, se la minore è stata pagata con denaro “o altra utilità” (vedi l’Audi, i gioielli e il vestito Cavalli) in cambio di pretesi rapporti sessuali.

Ma non è finita qui. Cerchiamo di andare più a fondo e di ricostruire la vicenda da principio. La Procura di Milano, infatti, sta analizzando le carte perché ci sarebbe la possibilità anche di un abuso d’ufficio da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il testo della relazione della Questura di Milano, consegnato alla Procura, sembra rivelare proprio procura-di-milanoquesto. A tal proposito, come molti già sapranno, la vicenda risale alla notte tra il 27 e 28 maggio: Ruby (all’anagrafe Karima El Mahroug), per via di un furto (si parla di circa tre mila euro) viene portata in questura priva di qualsiasi documento; come scritto nella relazione, “la ragazza sarebbe stata ospite presso gli uffici della locale questura, in attesa di essere affidata l’indomani mattina mediante altro personale, ad una struttura per minori”.

Subito, infatti, la Questura si è adoperata per trovare tale sistemazione, effettuando “un giro di telefonate presso le strutture di accoglienza per minori per provvedere alla collocazione della giovane donna”. Ma il tutto invano, in quanto  “riceveva risposta negativa da parte di quest’ultimi, poiché al momento delle chiamate, il personale di turno delle varie strutture contattate, riferiva che poteva dare ospitalità solo a ragazzi e non a ragazze in quanto non vi era altro personale che poteva provvedere alla sistemazione e alla sorveglianza della giovane donna”.

Ma è qui che succede l’imprevedibile. Intorno alle 23 il capo gabinetto dott. Ostuni riceve una telefonata che, probabilmente, non dimenticherà mai. Nel verbale, in cui si ricostruisce la telefonata, si legge che a chiamare è un uomo che si qualifica come “responsabile della sicurezza personale del premier”, il quale, dopo alcune battute, passa subito il telefono proprio a Silvio Berlusconi: “Senta dottore, le volevo dire che io questa ragazza la conosco. Ma soprattutto volevo dirle che poiché me l’hanno segnalata come una parente di Mubarak, forse sarebbe opportuno non farla andare in una comunità protetta. Arriverà da voi una persona di nostra fiducia, Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl. Potreste affidarla a lei”.

Nella sua deposizione il dott. Ostuni ha affermato di non essere stato influenzato da quella chiamata. Ma sono in pochi a credere alla sua versione. Ma nonostante questo, la questura “continuava a ricevere numerose telefonate da parte del Capo di Gabinetto che sollecitava il rilascio della giovane donna, poiché aveva già dato comunicazione al personale presso io Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’avvenuto rilascio della ragazza”. Insomma, Ostuni, senza un effettivo riscontro, aveva già assicurato al premier il rilascio di Ruby.

Ma attenzione. Nonostante le pressioni del dott. Ostuni, il Pm dei minori Annamaria Fiorillo pur avendo saputo e avendo ricevuto pressioni, non si lasciava intimidire né influenzare da quella telefonata e seguiva il normale iter giudiziario che si dovrebbe adottare in questi casi: “Il P.M. disponeva comunque l’affido della minore ad una comunità o la contemporanea custodia della minore presso gli uffici della Questura in attesa di essere data l’indomani mattina ad una comunità (dato che, come detto, era probabile che non ci fosse disponibilità di posti per quella notte, ndr)”. Ma le pressioni continuavano ed allora ecco l’accordo: Ruby poteva essere affidata alla Minetti, ma “bisognava avere lo copia di un documento d’identità della minore”, affinchè si accertasse che fosse la nipote – o comunque parente – di Mubarak.

Ed è qui che abbiamo l’inghippo che lascia sconcertati. La questura assicura al pm Fiorillo che c’è assoluta certezza che la ragazza sia parente del Presidente egiziano. Viene spacciato per vero una assoluta falsità, sebbene gli accertamenti quella notte siano stati fatti: la Questura, attraverso la banca dati interna della Polizia, risale alla residenza della ragazza (già schedata perché “la minore risultava avere a suo carico una denuncia di scomparsa da parte dei suoi genitori e di personale di una comunità per minori di Messina”); viene contattato allora il commissariato di Letojanni (provincia di Messina) e si risale ad una verità importante: i genitori sono ambulanti. Ma questa verità verrà taciuta. Anzi, sempre nella relazione si specifica quanto segue: “tutta la fase degli accertamenti e dei contatti con il PM dei minori” si reiterano “continue telefonate da parte del Capo di gabinetto, il quale chiedeva il perché la ragazza non fosse stato ancora rilasciata e sollecitava o provvedervi”.

Insomma, è quanto mai aperta la strada che porterebbe ad un possibile abuso d’ufficio, determinato da una telefonata, nella quale abbiamo una menzogna (“me l’hanno segnalata come una parente di Mubarak”) e acuita da un “consiglio” (“forse sarebbe opportuno non farla andare in una comunità protetta”) che, provenendo dall’alto, certamente non ha lasciato indifferente il Capo Gabinetto.

nicole-minettiMa non è finita qui. La ragazza, alla fine, lascia la questura: Nicole Minetti (pidiellina che fa parte di quell’esercito di ex-ballerine, ex-veline, ex-letterine) compare davanti alla questura dopo soltanto dieci minuti dalla chiamata di Berlusconi. Stando a quanto stabilito dal Pm, la Minetti avrebbe dovuto accompagnare la minorenne in una comunità (“la signora MINETTI N. si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa, consapevole delle conseguenze giuridiche in caso di non ottemperanza agli oneri dell’affidatario”). E invece? Nulla di tutto questo: Ruby viene “affidata” a Coincecao Santos Oliveira Michele, professione escort. Era stata la stessa Michele ad avvisare Berlusconi che la minore era stata fermata (almeno così ha dichiarato a “Il Corriere della Sera”). In che modo? Aveva il numero di telefono del premier. Per ogni eventuale “emergenza”.

 

 

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