BERTOLASO/ La vera storia dei rifiuti di Napoli

Napoli è ancora in piena emergenza rifiuti, nonostante la telefonata di Berlusconi a Ballarò in cui il Premier ha spiegato che “l’immondizia è scomparsa dal centro città“. La questione è di rilevante attualità, tanto è vero che nell’ultima puntata di “Vieni Via Con Me” Saviano ha spiegato il Sistema Ecomafia. Forse è opportuno fare un breve excursus nel tempo per capire quali sono le vere ragioni di questa presunta emergenza.

rifiuti_napoliEsisteva nel 2008 in Italia un piano per provocare la scomparsa della sinistra radicale dal Parlamento e decretarne, di fatto, l’annientamento? E se cosi’ fosse, che parte ebbero, in quelle trame, i rifiuti di Napoli e Guido Bertolaso (consapevole o meno che fosse, il sottosegretario, del disegno in atto)? Di sicuro l’assenza fra Camera e Senato di tenaci oppositori dell’inciucio maggioranza-opposizione (ridotti ormai a un paio o poco piu’ di battaglieri esponenti dell’Idv) e’ risultata, dopo due anni di governo targato Pdl, un fattore essenziale per realizzare quel rivolgimento dei principi democratici che e’ sotto i nostri occhi, ma soprattutto per varare una legislatura a colpi di decreti capaci di aggirare ogni norma: la stessa procedura alla base degli intrecci illeciti oggi descritti minuziosamente nell’inchiesta della Procura di Firenze.

Torniamo allora, per capire cosa e’ accaduto negli ultimi due anni (proprio quelli al centro delle indagini), ai mesi che precedettero le politiche 2008. Quando le cronache nazionali erano letteralmente zeppe delle immagini di Napoli e provincia sommerse da montagne di rifiuti. Eppure, «Guido Bertolaso – ha dichiarato piu’ volte il presidente della Regione Antonio Bassolino – era commissario straordinario ai rifiuti anche prima che arrivasse il governo Berlusconi». Perche’ allora si riesce a fare piazza pulita solo “dopo”? E che ruolo aveva in tutto questo l’allora ministro dell’Ambiente uscente, Alfonso Pecoraro Scanio?

Una fonte autorevole vicina al Commissariato per l’emergenza rifiuti offre una chiave di lettura in cui tutte le tessere del maleodorante mosaico sembrano combaciare a pennello. «Prima di vedere in che modo sono stati “rimossi” i rifiuti, occorre guardare a come erano stati “messi”, da chi e perche’». Insomma, a causare il disastro non sarebbero state le inefficienze della macchina amministrativa o la tradizionale incuria dei napoletani. Tutti fattori, del resto, ampiamente preesistenti all’emergenza di inizio 2008.

«Per chi vuole ben osservare, il sistema era semplice. La prefettura e le indagini della magistratura parlano chiaro: a gestire il ciclo dei rifiuti in Campania sono per buona parte imprese riconducibili direttamente o indirettamente alla camorra. Sono loro a fare il bello e il cattivo tempo, a rallentare o incrementare la raccolta e il conferimenti in discarica, a seconda delle “esigenze” politiche pattuite dai capi». E che le discariche fossero in quel periodo tutt’altro che piene lo confermano, fra l’altro, anche le indagini sul campo effettuate, all’indomani del suo insediamento post-emergenza, dall’assessore regionale all’Ambiente Walter Ganapini.

Quel mare di immondizia, allora, per qualcuno poteva essere molto utile. Anche come formidabile manifesto elettorale per vincere la partita e andare a governare il Paese. Mandando a casa, fra gli altri, uno fra i quattro leader della sinistra radicale, Pecoraro Scanio, con accuse sul disastro rifiuti. Materia sulla quale il minisero dell’Ambiente, in presenza di un Commissariato alledirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, non ha per legge alcun potere.

Se questo fosse stato davvero lo scenario, resta da capire come si fecero sparire le tonnellate di rifiuti in pochi giorni. «E’ evidente che un ruolo, nel repulisti, lo ebbero anche gli stessi soggetti che avevano provveduto a farla accumulare, quella immondizia. Di sicuro – continua la nostra fonte – il mitico incereritore di Acerra doveva ancora essere inaugurato. Ed e’ certo che tuttora funziona a scartamento ridotto: una linea su quattro». Ma dove furono smaltiti? Nessuno ha mai fornito notizie certe in merito. Si e’ saputo solo che alcune caserme – in particolare quella nella zona dell’oasi naturalistica di Persano (provincia di Salerno) – ospito’ in quel periodo nel cortile centrale una piramide di rifiuti stoccati che arrivava al quarto piano. E solo recentemente sono circolate notizie circa un patto fra esponenti dei Casalesi ed alcuni privati di nazionalita’ rumena per “esportare” le valanghe di monnezza in quel Paese balcanico.

Sapeva qualcosa, il servitore dello stato Guido Betolaso, di tutto questo? Forse un giorno ce lo raccontera’. Per ora a noi basti ricordare lo scontro al vetriolo di quei giorni fra l’attuale sottosegretario e l’ex ministro Pecoraro Scanio. Con una serie di particolari che oggi, alla luce dell’inchiesta fiorentina, assumono forse un nuovo significato.

A cominciare da quella audizione tenuta dinanzi alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti ad aprile del 2007, quando la marea di monnezza doveva ancora montare. Bertolaso deve spiegare la nomina di Claudio De Biasio quale subcommissario all’emergenza. Arrestato in merito a quelle vicende, De Biasio proveniva dal Consorzio Eco 4 di Caserta dei fratelli Orsi, nel cui ambito si consuma, fra l’altro, l’omicidio di Michele Orsi ad opera dei Casalesi.

«Il ministro dell’ambiente aveva indicato De Biasio – dichiara Bertolaso – ma la sua nomina poi l’ho voluta io. De Biasio e’ stato arrestato? E’ colpa mia, perche’ l’ho scelto io». Ma c’e’ dell’altro. Sempre in quella audizione il super eroe rivela: «nell’ambito della struttura commissariale della protezione civile disponiamo di un nucleo di poliziotti e di carabinieri. E forse avete saputo che a coordinamento di questo nucleo c’e’ il colonnello Sergio De Caprio, noto ai cittadini italiani come “Ultimo”. Io a “Ultimo”, all’ufficiale di riferimento che lavora nell’ambito della struttura della protezione civile, nel corso di questo ultimo anno ho fatto fare tanta attivita’ in stretto contatto con le varie magistrature di quella regione».

Peccato solo che, in quello stesso periodo, Ultimo fosse uno e trino. Con un conflitto d’interessi grande come una casa. Da un documento ufficiale del ministero dell’Ambiente risulta che il capitano Sergio De Caprio era stabilmente in servizio proprio presso quel dicastero, sede dell’Eur. Ma non basta. Perche’ dall’inchiesta di Potenza che coinvolse Pecoraro Scanio venne alla luce che – sempre nello stesso arco di tempo – mentre era al fianco di Bertolaso commissario ai rifiuti e in servizio al ministero dell’Ambiente, Ultimo conduceva anche le indagini per conto del pubblico ministero John Woodcock.

Tutto a posto?
Di certo, un passaggio illuminante dell’inchiesta di Firenze conferma quanto fossero in odio all’attuale esecutivo certe posizioni rigorose assunte da Pecoraro Scanio al ministero dell’Ambiente. Il 7 marzo del 2009 Gianni Letta telefona a Bertolaso. Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea – gli dice – lo ha chiamato per avvertirlo: il commisario europeo per l’Ambiente Stavros Dimas aprira’ una procedura di infrazione sui lavori alla Maddalena, per i quali esisteva un’istruttoria fin dal 2008.

«Mi ricordo male – chiede Letta a Bertolaso – o tu eri amico di Dimas? Gli vuoi fare una telefonata tu o debbo attivare l’Ambiente (il riferimento e’ al ministro Stefania Prestigiacomo, ndr), che evidentemente non ha saputo difenderti a dovere?». Bertolaso risponde: «L’Ambiente non ci difende mai… E poi in ambasciata purtroppo c’e’ ancora la gente che ci ha messo Pecoraro e che la Prestigiacomo ancora non e’ riuscita a togliere…». Peccato. Peccato che in ambasciata ci sia ancora “la gente di Pecoraro”. Peccato che la Prestigiacomo “non sia riuscita a toglierli”. E che intendano continuare a lavorare in commissione europea per difendere un’isola della Maddalena devastata da scempi e corruzione.

 

Tratto da La Voce delle Voci di Marzo 2010

 

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