BERLUSCONI vs MAGISTRATUTRA/ L’enorme scoglio del legittimo impedimento

Berlusconi ha denigrato con accuse infondate il sostituto procuratore di Milano Fabio De Pasquale, pm del processo Mills, ma anche la magistratura nel suo complesso”. Lo sostiene la Prima Commissione del Csm, nella pratica a tutela di De Pasquale, attaccato da Silvio Berlusconi il 3 ottobre scorso.

di Carmine Gazzanni

premier_silvio_berlusconi_sofiaMa allora ricordiamo quanto accaduto il tre ottobre. Nei suoi confronti il premier parlò di “follia” e di “fantasia”, termini che possono riferirsi solo a un “pm di parte come De Pasquale”. Insomma, secondo Berlusconi, “nessuno, nemmeno uno dei fatti che mi sono contestati nei processi sono fatti veri”. Ma, come ribadito dalla Prima Commissione, Berlusconi “ha denigrato con accuse infondate anche la magistratura nel suo complesso”. In quell’’occasione, infatti, parlò di “un’associazione a delinquere” nella magistratura, mettendo in evidenza che “tre diversi collegi, quello di primo grado, secondo grado e la Cassazione avevano avallato la tesi del pm del processo Mills” dimostrando quindi che “c’è un accordo fra i giudici di sinistra che vuole sovvertire il risultato delle elezioni”.

In realtà la questione è ben diversa: semplicemente Silvio Berlusconi si è reso conto che, se il legittimo impedimento dovesse essere bocciato dalla Corte Costituzionale, i suoi processi ricomincerebbero. E qual è quello che più di ogni altro spaventa il premier? Proprio la vicenda Mills, le cui carte – guarda un po’ – sono in mano a De Pasquale.

D’altronde non è nemmeno la prima volta che si cerca in ogni modo di ostacolare il lavoro del pm tanto avverso a Berlusconi. Nel 2001, infatti, Berlusconi cominciò a servirsi dei servizi segreti a proprio vantaggio, affiancando al nuovo direttore del Sismi, Niccolò Pollari, un funzionario che veniva direttamente dall’intelligence militare. Stiamo parlando di Pio Pompa, che, come molti sapranno, aveva lavorato anche per l’amico del premier, don Verzè. Bene, durante un sequestro negli uffici dove Pompa lavorava, vennero ritrovati dossier sui presunti “nemici” del premier: giornalisti, politici, intellettuali, tutti schedati con l’1, il 2 e il 3, tutti sotto il titolo “Aree di sensibilità”. Ecco, tra costoro compare anche il nome del pm Fabio de Pasquale e, poco più avanti, una nota sugli obiettivi da raggiungere: “neutralizzazione di iniziative politico-giudiziarie, riferite direttamente agli esponenti dell’attuale maggioranza (legislatura 2001-2006, ndr) e/o di loro familiari. Sedi: Milano (sede del processo Mills, ndr), Torino, Roma, Palermo”. D’altronde già in precedenti articoli abbiamo mostrato e dimostrato chi, tra Berlusconi e De Pasquale, abbia ragione.

Si spera, dunque, che questa volta il documento del Csm porti a qualche risultato. A qualche sanzione. Almeno questa volta. Già, perché non è il primo documento che la magistratura presenta nel quale si rilevano ”accuse infondate” da parte di Berlusconi e del suo esecutivo. E quali sono stati i risultati? Assolutamente nessuno. Non se n’è saputo più nulla. Anzi, la questione si è acuita arrivando ad episodi che hanno dell’assurdo.

Ricordate Raimondo Mesiano? Giudice di Cassazione, si macchiò di una colpa sacrilega per aver condannato la Fininvest a risarcire la Cir di De Benedetti di 750 milioni di euro per il passaggio illegale della Mondadori. Prima Signorini mandò una squadra in Calabria per trovare notizie-scoop sullo stato di salute del giudice; ma il colpaccio lo fece Mattino 5 di Brachino: un servizio surreale, un vero e proprio video -pedinamento che, come sottolineò Dino Petralial’ho visto fare solo da mafia e Sismi”.

Passano alcuni mesi e tocca ad Anna Argento, giudice e presidente della prima Corte d’Assise di Roma, che respinse il 27 febbraio l’istanza presentata dal Pdl della Lombardia per presentare comunque la propria lista sebbene consegnata fuori tempo massimo. Ebbene, questa volta la Argento salì alla ribalta perchè era stata sorpresa – e ci sono le foto che provano il “reato” – a indossare la toga mentre dietro c’è un ritratto del Che. E allora subito Il Giornale schiaffò il titolone in prima pagina con tanto di editoriale di Vittorio Feltri: “Il giudice che escluse gli azzurri tiene in ufficio il ritratto del Che“. Pare satira, ma purtroppo non lo è.

E poi, come detto, è stato il turno di Fabio De Pasquale. Tutti questi episodi (abbiamo ricordato solo i casi più eclatanti, ma se ne contano molti altri) pongono una questione: la delegittimazione della magistratura non è più solo un rischio, ma è – oramai – reale. E intanto la sentenza della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento è slittata di un giorno: non più il dodici, ma il tredici. Non sono pochi a ritenere ci siano pressioni …

 

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