BERLUSCONI MAFIA/ Francesco Di Carlo, il boss delle trame oscure

Nei rapporti tra Berlusconi e la mafia emerge una figura chiave, quella di Francesco Di Carlo, ex boss di Altofonte ora pentito, che – secondo Il Fatto Quotidiano – avrebbe svelato ai Pm i rapporti tra la famiglia Bontate e l’attuale Presidente del Consiglio. In realtà Di Carlo è molto più di un semplice pentito, che dai rapporti con Calvi e la P2 ai servizi segreti non si è fatto mancare niente. Per delineare la figura di questo boss dalle trame oscure, ci siamo serviti di spezzoni tratti da inchieste pubblicate su La Voce delle Voci.

di Andrea Cinquegrani – La Voce delle Voci

IL CAVALIERE INCAPPUCCIATO

berlusconi_gangsterFacciamo un salto nel lontano 1974, agli albori della nascita dell’impero di Sua Emittenza. Una societa’ controllata da Roberto CalviCapitalfin, deteneva il 100 per cento delle azioni diFininvest Ltd, a quel tempo acquartierata nel confortevole paradiso fiscale (e non solo) delle isole Cayman. Presidente del cda di Capitalfin era un uomo targato Banca nazionale del lavoro, Alberto Ferrari, piduista, e tra gli amministratori si segnalava la presenza di un altro uomo al tempo stesso con la maglietta della P2 e della BNL (la fiduciaria del gruppo, Servizio Italia), Gianfranco Graziadei.

Ufficialmente Fininvest viene partorita nel ‘75, ma – secondo Pinotti – «la nascita della piu’ celebre di tutte le societa’ di Silvio Berlusconi deve essere retrodatata di almeno un anno e collocata all’estero, nel paradiso off shore delle isole Cayman». Che, guarda caso, sono anche il terminale di tanti affari targati Ior, la banca vaticana legata a filo doppio col “banchiere di Dio”, Roberto Calvi e guidata con piglio deciso da Marcinkus (mentre un altro cardinale, Adam Joseph Maida, e’ l’eminenza grigia che orchestra i paradisi di Cayman).

Verbalizzera’ molti anni dopo, ad ottobre 2002, davanti ai pm romani Maria Monteleone e Luca Tescaroli (che hanno riaperto le indagini sulla “morte” del padre), Carlo Calvi. Il quale poi dichiara: «I magistrati mi hanno chiesto di fornire altri dettagli sui movimenti di denaro avvenuti negli anni settanta sui conti esteri dell’Ambrosiano e sui rapporti tra Francesco Di Carlo (all’epoca boss mafioso di stanza a Londra, poi diventato collaboratore di giustizia) e Marcello Dell’Utri. Ci sono indicazioni anche sui soldi con cui venne costituita la Fininvest».

Dai mari verdazzurri delle Cayman (dove hanno nuotato altri pesci grossi del passato, come Michele Sindona, e del piu’ drammatico presente finanziario in crack, come Calisto TanziSergio Cragnotti) a quelli della Bahamas il passo e’ breve. Caso mai con un passaggio in Liechtenstein. Cosi’ si snoda un altro decollo strategico nei voli del Cavaliere, quello della banca di famiglia, la Rasini. Dove, a inizio anni settanta, fanno il loro ingresso una dinasty palermitana, quella degli Azzaretto, e tre sigle made in Lietchtenstein: Wootz AnstaltManland FinanciereBrittener Anstalt.

La collegata a Nassau (Bahamas) di quest’ultima «ha stretti rapporti – documenta Pinotti – con la Cisalpine Overseas Nassau Bank, che vede nel consiglio d’amministrazione persone che diventeranno poi famose per il crak dell’Ambrosiano: Roberto Calvi, Michele Sindona e il cardinale Marcinkus». Da segnalare l’ingresso nel cda della Banca Rasini, a fine 1973, tra gli altri, dell’avvocato romano Mario Ungaro, in ottimi rapporti con Sindona e con Giulio Andreotti.

Ma eccoci al grande “nemico” – pero’ confratello – del cavaliere, ovvero Carlo De Benedetti, Maestro dal 18 marzo 1975, loggia Cavour del Grande Oriente a Torino, brevetto numero 21272. E un anno dopo l’ingegnere spicca il volo, quando, nel ‘76, diventa amministratore delegato della Fiat (ovviamente di stretta osservanza massonica, loggia Montecarlo, i vertici di casa Agnelli). «Secondo Raffi – scrive Pinotti – De Benedetti resta nel Grande Oriente, come maestro, dal marzo 1975 al dicembre 1982. Un periodo estremamente significativo, in cui accadono molti eventi forti legati alla massoneria. (…) Nel 1981 il primo incontro-scontro con un potente “fratello”, Roberto Calvi». Tanto che De Benedetti diventa suo vice (solo poi “nemico”) all’Ambrosiano. Altra querelle tra incappucciati (Berlusconi e De Benedetti), per l‘affaire Sme, poi “aggiustato” per via giudiziaria con la partecipazione di altri grembiulini eccellenti.

Continua…

Tratto da La Voce delle Voci di Dicembre 2008

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