BERLUSCONI MAFIA, 2/ Totò Riina e Francesco Di Carlo, il boss delle trame oscure

Nei rapporti tra Berlusconi e la mafia emerge una figura chiave, quella di Francesco Di Carlo. «Chiedetelo a Di Carlo delle stragi era lui in contatto con i servizi segreti», dice Totò Riina in una delle sua scarne dichiarazioni. Ma è il pentito Francesco Marino Mannoia a fare una rivelazione sconvolgente. Di Carlo sarebbe uno degli esecutori materiali del delitto Calvi. Per delineare la figura di questo boss dalle trame oscure, ci siamo serviti di spezzoni tratti da inchieste pubblicate su La Voce delle Voci. Ieri abbiamo pubblicato la prima parte del dossier Di Carlo, ex boss di Altofonte ora pentito, che – secondo Il Fatto Quotidiano – avrebbe svelato ai Pm i rapporti tra la famiglia Bontate e l’attuale Presidente del Consiglio. In realtà Di Carlo è molto più di un semplice pentito, che dai rapporti con Calvi e la P2 ai servizi segreti non si è fatto mancare niente.

PARLA RIINA

iorio-come-riina-dopo-le-reazioni-oggi-il-no-iorio-day«Io con le stragi del ‘93 non c’entro niente», sono le recenti parole di Totò Riina. Le prime dopo un lunghissimo silenzio. Cinque anni fa l’ultima verbalizzazione “calda”, quando nel corso di un’udienza processuale del 2004 e’ lui a puntualizzare e a chiedere: «Il figlio di Ciancimino non e’ stato mai citato, mai sentito. Perche’ il figlio di Ciancimino che collaborava con ‘sto colonnello non ci dice perche’ cinque, sei giorni prima l’onorevole Mancino ci dice: Riina questi giorni viene arrestato. Ma a Mancino chi ce lo disse cinque, sei giorni prima che Riina veniva arrestato?».

«Chiedetelo a Di Carlo delle stragi – continua oggi Riina nelle pur scarne dichiarazioni – era lui in contatto con i servizi segreti». Erano parecchi i mafiosi in piu’ che stretto contatto, gomito a gomito, con gli uomini dei servizi “deviati”, si fa per dire. A cominciare, comunque, proprio da Francesco Di Carlo. E da quell’incontro del 1990 – un crocevia nella storia delle stragi – nel carcere londinese di Full Sutton, dove si trova detenuto. Riceve la visita di quattro signori (sembra un po’ il copione in salsa britannica del carcere di Ascoli Piceno ai tempi del sequestro di Ciro Cirillo, con continue visite degli uomini dei servizi del piduista Giuseppe Santovito e dell’amico Francesco Pazienza a Raffaele Cutolo e ai suoi): tre mediorientali e un italiano. Sono arrivati li’ per un consiglio: un picciotto di fiducia per ammazzare un giudice rompiscatole, Falcone. Di Carlo, a quanto pare, fa il nome di Antonino Gioè. Il quale effettivamente fara’ parte del commando di Capaci. Poi arrestato, Gioe’ dopo un mese di detenzione a Rebibbia, viene trovato “suicidato”, impiccato. Non bastava una tazzina di caffe’?

di Andrea Cinquegrani  

Tratto da La Voce delle Voci di Ottobre 2009  


MAI DIRE MAY

Nella seconda meta’ degli anni Ottanta venne accolta l’ennesima richiesta di archiviazione per il delitto May-Guerin, e il nome di Jeanette fu rievocato quando si mise a segno un’altra rapina clamorosa: quella al Knightsbridge Deposit Centre di Brompton Road, a Londra, dove, senza sparare un colpo, vennero saccheggiate 126 cassette di sicurezza portando via 60 miliardi di lire. Per quel reato, fu arrestato e condannato un italiano, Valerio Viccei, riparato in Gran Bretagna per motivi legati alla sua militanza nell’organizzazione neofascista dei Nuclei Armati Rivoluzioni (Nar).

Nel novembre 1993 il Mail on Sunday riporto’ alcune dichiarazioni del bandito italiano: tra le cassette svaligiate, ce n’era una che avrebbe contenuto alcuni documenti da far sparire appartenuti a Calvi e a Francesco Di Carlo, un mafioso di Altofonte (Palermo) condannato in Gran Bretagna a venticinque anni di reclusione per traffico di droga.roberto_calvi1

Lo stesso Di Carlo nel 1991 sara’ indicato dal pentito di mafia Francesco Marino Mannoia – poi smentito, nonostante le conferme della famiglia del banchiere avute da un’indagine privata condotta dalla Kroll, agenzia vip il cui nome e’ tornato a proposito del crac Parmalat e del fronte brasiliano del caso Telecom – come uno degli esecutori materiali del delitto Calvi. Di Carlo si difese spuntandola e addossando la responsabilita’ a Vaccari e al camorrista Vincenzo Casillo, ucciso da una autobomba il 29 gennaio 1983 a Roma, in via Clemente VII, a pochi passi dal carcere militare di Forte Boccea. Anche la sparizione della fidanzata del boss di camorra, Maria Matarazzo, una ballerina soprannominata Baby Doll, avvenuta nel febbraio 1984, sara’ per un breve periodo accostata al caso Calvi. Accadra’ nel giugno 1988 quando ne parla il fratello del banchiere a Corrado Augias, nel corso della trasmissione Telefono Giallo.

Alla verifica dei fatti, le rivelazioni di Viccei (a cui il neofascista e pluriomicida Angelo Izzo ha dedicato una autobiografia inedita, dedica estesa anche ai camerati e banditi Gianluigi Esposito, Danilo Abbruciati, Rolando e Pasquale Battistini, Albert Spaggiari) furono giudicate inattendibili. Cio’ non pregiudico’ comunque il suo trasferimento in un carcere italiano, a Campobasso, e la concessione nel 1997 della semiliberta’. Viccei, dopo aver dichiarato di voler cambiare vita, verra’ ucciso nel 1991 in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine mentre – si disse – stava preparando l’ennesima rapina con un complice dalle parti di Teramo.

di Antonella Beccaria  

Tratto da La Voce delle Voci di Giugno 2010

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