ARTICOLO 18/ Quando le BR-PCC avevano (quasi) ragione

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Il 21 marzo 2002, due giorni dopo l’assassinio del giuslavorista Marco Biagi – all’epoca consulente del Ministro del Welfare Roberto Maroni – il sito Caserta24ore riceve e pubblica il documento di rivendicazione dell’attentato, firmato “Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente”. E allora partiamo proprio dall’analisi di quel comunicato che preconizza l’arrivo del Governo Monti, parla di una strategia della tensione molto simile a quella ideata dal Venerabile Licio Gelli e in alcuni passaggi ricorda il Piano di Rinascita Democratico della P2. Le BR diedero, con quell’omicidio, una grossa mano al Sistema che cercava di riformare il mercato del lavoro a vantaggio del capitale e, quindi, a danno del lavoratore…

 

E allora iniziamo proprio da quel comunicato che – per quanto assurdo e farneticante in alcuni passaggi – svela un futuro che si sarebbe rivelato esattamente così: “Un progetto di rimodellazione della regolazione dello sfruttamento del lavoro salariato, e di ridefinizione tanto delle relazioni neocorporative tra Esecutivo, Confindustria e Sindacato confederale, quanto della funzione della negoziazione neocorporativa in rapporto al nuovo modello di democrazia rappresentativa.” 

Biagi è stato “giustiziato”, come scrivono le BR-PCC, perché ideatore di questo progetto, che in realtà – nel corso degli anni – è giunto a compimento. I sindacati non hanno più alcun potere e quelli che provano a battersi, vedi la Fiom di Landini, vengono estromessi da qualsiasi trattativa sui diritti del lavoratore. Anzi: se sei operaio Fiom hai pochissime probabilità di entrare nuovamente in azienda, com’è successo a Pomigliano. Se invece fai parte di quei sindacati che scendono a più miti consigli e che hanno scelto di “rimodellare la regolazione dello sfruttamento del lavoro salariato” secondo una “ridefinizione delle relazioni neocorporative tra Esecutivo, Confindustria e Sindacato”, e se accetterai quindi i dettami della “negoziazione neocorporativa” allora potrai continuare a servire la “borghesia imperialista”.

Non è dato sapere cosa avrebbero scritto oggi quelle BR-PCC se avessero conosciuto da vicino Marchionne, quel che è certo riguarda la previsione riportata in quel comunicato: fin troppo precisa. Come facevano a sapere cosa sarebbe accaduto da lì a dieci anni? Troppo “avanti” loro o troppo stupidi tutti gli altri? Troppo “segretamente” informati loro o troppo idioti gli altri? Domande senza risposta ovviamente.

I passaggi illuminanti di quella rivendicazione, lunga 26 pagine e giunta sotto forma di e-mail, non finiscono qui però. L’omicidio Biagi rientrava infatti in una strategia di attacco alla progettualità politica della frazione dominante della borghesia imperialista nostrana per la quale l’accentramento dei poteri nell’Esecutivo, il neocorporativismo, l’alternanza tra coalizioni di governo incentrate sugli interessi della borghesia imperialista e il “federalismo” costituiscono le condizioni per governare la crisi e il conflitto di classe in questa fase storica segnata dalla stagnazione economica e dalla guerra imperialista.”

Un esecutivo (il Governo) dominante sugli altri due poteri – legislativo (il Parlamento) e giudiziario (la Magistratura) – è stato il leit motiv delle ultime legislature, dove il Governo Berlusconi (appunto…) si è divertito a svilire la struttura democratica del Paese, prestando poca o nessuna considerazione nei confronti degli altri organi di Potere, anzi contrastando in ogni modo l’azione della Magistratura e paralizzando quella parlamentare.

Favorita da un bipolarismo sottomesso a impresa e alta finanza (“l’alternanza tra coalizioni di governo incentrate sugli interessi della borghesia imperialista” ) e pressata dal progetto federalista – che per tantissimi aspetti è andato in porto – “la frazione dominante”, cioè i poteri forti, ha posto le basi per dominare l’attuale crisi e spegnere sul nascere le rivolte sociali scaturite dal conflitto di classe.

Praticamente il ritratto, ante litteram, del Governo Monti.

E sentite come suonano sinistre le parole di allora se confrontate con quanto sta accadendo oggi relativamente alla riforma del lavoro. Le BR “giustiziarono” Biagi per “aver sostenuto le misure di abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e per essere promotore e conseguentemente incaricato del compito di guidare l’ apposita commissione governativa, che ne dovrà realizzare il definitivo superamento con lo “Statuto dei lavori” che adeguerebbe la regolazione dei rapporti di lavoro alle nuove condizioni di mercato, e cioè costituirebbe uno strumento normativo che, alludendo alla tutela dei nuovi lavoratori precarizzati, in realtà definisce le garanzie per i padroni nelle diverse forme di sfruttamento del lavoro salariato.”

E poi una chiosa finale per chiarire il concetto, “a dimostrazione del fatto che nelle nuove forme di democrazia governante le coalizioni politiche sono incentrate intorno agli interessi generali della borghesia imperialista.”

Il Governo dei Poteri forti. Il Governo delle Banche. Il Governo dell’Alta Finanza. Il Governo del Gruppo Bilderberg. Non è forse questo il Governo Monti? Lo stesso che vuole “abrogare l’articolo 18” per “tutelare i nuovi lavoratori precarizzati” mentre “in realtà definisce le garanzie per i padroni nelle diverse forme di sfruttamento del lavoro salariato”? 

Pazzesco. Esattamente dieci anni fa le BR-PCC profetizzavano questa Nuova Era di tempi bui. Tanto bravi, fin troppo, a predire il futuro quanto ingenui nel credere che sarebbe bastato assassinare un giuslavorista qualsiasi, una pedina nel grande ingranaggio del Sistema, per bloccare quella riforma. In realtà lo scopo delle BR, dichiarato, era piuttosto quello di incidere nello scontro politico tra le classi, in funzione di una linea di combattimento che in questa fase della guerra di classe deve riferirsi a obiettivi rivolti a produrre disarticolazione politica dello Stato e in cui si sostanzia l’agire da partito per costruire il Partito.”

Quest’ultima parte sembra scritta dal Venerabile Licio Gelli, che aspirava al Grande Partito Unico, alla Große Koalition (di cui ha parlato finalmente anche Berlusconi…) attraverso una “disarticolazione politica dello Stato”. Che in termini piduisti si chiamava strategia della tensione.

Nel comunicato di rivendicazione le BR accusano Biagi di non essere nuovo a “progettualità” tese alla mortificazione dellaclasse operaia e del proletariato”. Già nel ’96, governo Prodi“elabora il famigerato pacchetto Treu base dell’accordo neocorporativo tra Governo, Confindustria e Sindacato confederale con cui fu fatto il salto di qualità nelle varie forme di precarizzazione del lavoro salariato”. 

E infine c’è la parte del comunicato che rispecchia, in toto, quanto preconizzato venti anni prima dal Piano di Rinascita Democratica di Licio GelliIl modello sociale prefigurato da Marco Biagi era quello di una “società attiva”, in cui ogni giovane lavoratore attraverso il percorso a ostacoli dell’apprendistato, del contratto a termine, dei vari tipi di contratto precario, delle politiche attive del lavoro e della formazione nei periodi di disoccupazione, del contratto a tempo indeterminato ma senza la tutela dell’art. 18, realizzi una “carriera educativa” nella quale si forma in piena “autonomia”, quella generabile dalla spinta del bisogno dei mezzi per vivere, spinto quindi dal ricatto dell’assenza di alternative insito nella “natura delle cose” ossia i rapporti sociali capitalistici, secondo i voleri e i desideri del capitale, o se si vuole in funzione della propria sfruttabilità o “occupabilità” da parte del padrone, abbandonando ovviamente ogni velleità di conflitto e ogni pratica antagonista, appoggiato in ciò da “tutori” come le agenzie interinali, il collocamento privato e pubblico, le agenzie di formazione, i collegi di conciliazione e arbitrato etc., e nel quadro dei vari patti territoriali, andando a costituire così la principale garanzia per la competitività del capitale investito in Italia, in quanto ciò che risulta essere “filtrato” da questo processo e procedura è la forza-lavoro più “adattabile” alle esigenze di valorizzazione del capitale, senza rischi di autoritarismi inutili e dannosi.”

Mai dare troppe possibilità di emanciparsi. L’emancipazione è pericolosa. È anarchica. È incontrollabile. Non va bene. Un uomo libero non cede al ricatto sociale “posto di lavoro-voto”, “cura medica-voto”, “elemosina-voto”. Come si fa con i paesi del terzo mondo, dandogli il pesce ma impedendogli di pescare, così avviene nella Bendopoli italiana.

Basta guardare la formazione.

La priorità è per quella miriade di corsi che non servono a nulla se non a darti l’illusione che stai costruendo il tuo futuro. Un lavoro virtuale, per un futuro virtuale. Perché poi i disoccupati si danno fuoco, o si impiccano, o ancora peggio scendono in piazza. Non ci vuole poi molto a capire il trucco.

E infatti bastava leggere attentamente il “Piano di Rinascita Democratico”, scritto dall’indimenticato Licio Gelli, gran maestro venerabile della Loggia massonica deviata P2. A proposito dell’involuzione subita dalla scuola, anticamera del lavoro, Gelli scriveva: “Ne è conseguente una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale…e, con la delusione del non inserimento, il rifugio nella apatia della droga oppure nell’ideologia dell’eversione, anche armata. Il rimedio consiste nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro…

Chiaro, no? Tolto questo preteso automatismo “sono laureato quindi devo lavorare”, scompare la delusione per un’aspettativa mancata. Nessuna frustrazione, nessun pericolo sociale. Per addolcire quindi la scomoda disoccupazione intellettuale si crea il meccanismo del lavoro virtuale. Il precariato, i corsi di formazione – e non si parla di quelli permanenti o continui – le interinali, i call center servono esattamente a questo.

Sembra assurdo ma ci sono tante, troppe analogie, tra quel comunicato con cui le BR-PCC rivendicarono l’omicidio Biagi e alcune ideologie piduiste di gelliana memoria.

Perché allora siamo partiti da quel comunicato? Perché quello fu il punto più alto dello scontro sull’articolo 18, il break even point dopo il quale tutto fu in discesa e i contestatori si placarono. Decisamente.

Le BR diedero, con quell’omicidio, una grossa mano al Sistema che cercava di riformare il mercato del lavoro a vantaggio del capitale e, quindi, a danno del lavoratore. Dal caso Moro in poi, in un ipotetico bilancio dare/avere, le BR hanno sempre “aiutato” il Sistema a sbrogliare la matassa. Quando c’erano situazioni troppo ingarbugliate ecco arrivare l’inaspettato (?) aiuto terrorista a compattare attorno al Potere anche i più recidivi oppositori. All’epoca dell’omicidio Biagi persino uno come Luca Casarini, ex leader delle “famigerate” Tute Bianche, fu costretto a prendere le distanze dalle BR e solidarizzare con il Governo. Et voilà, il gioco era (praticamente) fatto.

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