APPALTI TRUCCATI/ Crollano i caselli, l’ombra della camorra sui lavori autostradali

Era l’inverno dello scorso anno quando un casello autostradale del cuneese è crollato sotto il peso della neve. Qualche mese più tardi una pensilina a Cinisello Balsamo (Monza) è ceduta. Non si è fatto attendere anche il terzo episodio: un cartellone è finito sulle corsie di transito dell’autostrada del Sole a Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Nove indagati e tutti devono rispondere di un grave capo d’accusa: attentato alla sicurezza dei trasporti per aver utilizzato manodopera non qualificata, materiale scadente o per non aver rispettato le procedure nella realizzazione delle opere.

 

di Viviana Pizzi

Era l’inverno dello scorso anno quando un casello autostradale del cuneese è crollato sotto il peso della neve. Qualche mese più tardi una pensilina a Cinisello Balsamo (Monza) è ceduta. Non si è fatto attendere anche il terzo episodio: un cartellone è finito sulle corsie di transito dell’autostrada del Sole a Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

Il diciannove novembre scorso l’ultimo caso a Rosignano (Livorno) sulla A 12 alle 6.45 di mattina quando sono crollati alcuni pannelli. Sempre in Toscana ma ai caselli di Firenze Nord e Valdarno è stato evitato il peggio grazie a interventi urgenti di messa in sicurezza.

Gli episodi che hanno coinvolto tutta l’Italia in apparenza potevano apparire slegati tra loro coinvolgendo quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Campania e Toscana.

ombra_camorra_su_autostradeUn unico comun denominatore li univa tutti in un filo rosso: la possibilità di procurare una strage di automobilisti, il mancato rispetto della sicurezza stradale. Che fossero tutti collegati lo ha scoperto la procura di Firenze con un’apposita inchiesta.


L’INCHIESTA DELLA DIA E DELLA PROCURA DI FIRENZE

Queste coincidenze hanno indotto nelle scorse ore, ad effettuare numerose perquisizioni. Il personale della Dia di Firenze è stato impegnato in esse perché è forte il sospetto del coinvolgimento del clan camorristico D’Alessandro di Castellamare di Stabia.

Per ora gli indagati sono nove e devono rispondere tutti di un grave capo d’accusa: attentato alla sicurezza dei trasporti per aver utilizzato manodopera non qualificata, materiale scadente o per non aver rispettato le procedure nella realizzazione delle opere.

L’indagine è nata dopo aver accertato che impalcature, tettoie e pannelli di una serie di caselli autostradali tra cui i toscani di Capannori sulla Firenze – Mare, Firenze Nord e Valdarno sull’autostrada del Sole e Rosignano sul tratto che lo collega a Civitavecchia erano realizzati in maniera irregolare e con modifiche fraudolente di disegni progettuali soprattutto nella parte relativa alla saldatura delle pensiline.  Il tutto realizzato per ovviare alle ripetute contestazioni di non conformità dei lavori da parte di chi li ha appaltati.

Come nasce il sospetto della procura di Firenze? Certo dagli episodi che si sono verificati in tutta Italia. Necessarie per l’inchiesta sono state anche le dichiarazioni di un dipendente di una delle società coinvolte.

 

GLI INDAGATI E I LORO RUOLI

I primi quattro hanno legami con la famiglia Vuolo (sospettata di avere rapporti con i clan) e che sono i reali proprietari delle società coinvolte, altri due sono prestanome mentre i restanti tre sono tecnici e dirigenti delle società Autostrade, Pavimental e Sat  che fanno parte tutte e due del gruppo autostrade.

A queste persone si è arrivati tramite l’inchiesta portata avanti dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giuseppina Mione e Leopoldo De Gregorio.

Che funzione avevano i tecnici: erano ingegneri alle dipendenze del gruppo. Il primo era il direttore dei lavori. Il secondo era il responsabile unico del procedimento (Rup) mentre l’ultimo era  addetto alla redazione dei capitolati.

 

LA FAMIGLIA VUOLO

Chi è la famiglia Vuolo e quali collegamenti avrebbe con la criminalità organizzata? Tutto parte dalla figura di Mario, il capostipite che è originario di Castellammare Di Stabia. La sua fedina penale non è pulita ed è stato accusato e sospettato di avere legami diretti con il clan camorristico D’Alessandro. Una famiglia malavitosa che lavora nel comune di residenza dei Vuolo il cui boss è Michele alleato principale dei clan Gionta e Nuvoletta di cui si era occupato anche il giornalista Giancarlo Siani prima di essere assassinato. Tutti insieme si occupano di estorsione, traffico di droga e gestione degli appalti (elemento principale dell’inchiesta sull’autostrada).

Il figlio di Vuolo Pasquale è conosciuto col nome di capa storta è una figura emergente del clan mentre la nuora altro non è che la figlia di un affiliato della cosca D’Alessandro.

La famiglia per anni ha fornito le strutture per realizzare i caselli autostradali. All’inizio la loro impresa si chiamava Carpenteria metallica, chiusa per sospetti rapporti con la camorra. Chiusa questa azienda nasce la Carpenfer Roma che ha realizzato l’opera di Cinisello e quella del cuneese crollate di recente e sotto l’attenzione delle procure di Monza e Alba.

I Vuolo hanno lavorato anche sotto la Ptam Costruzioni anche se i loro nomi non erano tra i soci fondatori dell’impresa. I titolari che figuravano nel registro erano la moglie di Mario Vuolo e l’architetto Pino Celotto con un passato politico nel Pdl e ad oggi sostenitore di Futuro e Libertà.

Nel 2009 quest’ultimo fu vittima di un’estorsione da parte di Olga Acanfora, ex presidente della piccola industria di Napoli e imputata in quel procedimento  con alcuni componenti della famiglia D’Alessandro.


LE IMPRESE COINVOLTE NELL’INCHIESTA TOSCANA E GLI INTRECCI CON LE ALTRE PROCURE

Al centro dell’inchiesta toscana ci  proprio la Carpenfer di Roma, la Ptam e la Costruzioni Traci Elettrosaldati tutte riconducibili alla famiglia Vuolo. Sulle stesse imprese e sui materiali che usavano per costruire sulle autostrade, tutti scadenti e venduti poi a prezzi più alti sta indagando oltre alle procure di Alba e Monza anche quella di Santa Maria Capua Vetere.

In pratica tutte quelle di competenza dove sono accaduti gli incidenti che, se il fato avesse agito diversamente, avrebbero potuto anche provocare delle vittime. Alla Camorra e ai Vuolo tanto cosa importava, necessario è lavorare con materiali scadenti e trarne il maggior profitto possibile.

 

LE RIVELAZIONI DELL’EX CARABINIERE DIPENDENTE DELLA CARPENFER

Alla procura fiorentina il teste, un ex militare che aveva il ruolo di addetto alla sicurezza della Carpenfer le ditte che vincevano gli appalti per le costruzioni in autostrada, in cambio di denaro, subappaltavano alle aziende sopracitate.

Al vaglio della magistratura ci sarebbero prove della presenza di “capitali di provenienza sconosciuta”. In numerosi casi ci sarebbero le prove di un tentativo di corruzione dei rappresentanti degli enti committenti.

Sarebbero state le aziende di proprietà dei Vuolo a utilizzare materiale scadenti. I progetti venivano modificati in modo fraudolento per evitare che la loro cattiva esecuzione delle opere pubbliche realizzate.

Un’ennesima dimostrazione che la Camorra è un male che ormai non attanaglia soltanto la Campania ma che ha ramificazioni anche nelle altre regioni soprattutto quelle tirreniche. E facendo i suoi affari mette a rischio la vita di cittadini incolpevoli come quelli che attraversano ogni giorno le autostrade per recarsi magari semplicemente al lavoro.

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