ANNA VINCI/ “Altro che P3 e P4, siamo ancora in piena epoca P2”

Il nostro viaggio nella P2 tra antico e moderno” non poteva che rivolgersi ad Anna Vinci – giornalista ed autrice del libro “La P2 – Nei diari segreti di Tina Anselmi” – per guardare quanto succede oggi con gli occhi di chi conosce quel passato eversivo e quindi è in grado di cogliere i segnali della continuità. “Mancanza di vigilanza, ricatto, svuotamento delle istituzioni, il continuum non è solo nei nomi”.

di Andrea Succi

anna_vinci_la_p2E allora proviamo ad addentrarci in questo mondo fatto di poteri occulti e persone in carne ed ossa, scoprendo che “le ossessioni di Gelli sono le stesse di Berlusconi”. Con Anna Vinci proviamo ad indagare quelle zone d’ombra che riguardano il ritrovamento delle liste e i magistrati che si sono occupati fino ad ora di massoneria deviata, ma soprattutto cerchiamo un perchè a questo rinnovato vigore piduista. E le veline in Parlamento non sono affatto un aspetto secondario, anzi, fanno parte di una strategia ben precisa.


Leggendo l’oggi con gli occhi di chi conosce il passato, che idea ti sei fatta del contesto attuale?

Ci sono delle situazioni che vanno indagate, mi riferisco a quei fenomeni chiamati, per semplificare, P3 e P4. Ma sicuramente, in base alla mia frequentazione con i foglietti di Tina Anselmi, posso dire che il degrado al quale noi stiamo assistendo, l’ultimo atto di una situazione di democrazia selvaggia, ha origine in quello che è stato il progetto eversivo della P2 di Gelli.

Trovi dei legami tra la vecchia P2 e quanto succede oggi?

Ci sono degli elementi che mi danno l’idea di una continuità e che posso riassumere in tre parole, a partire da quello che ha detto Tina Anselmi in quel suo suo discorso alla Camera, nel 1986, dove si discuteva della P2. Nel suo intervento, riportando i risultati dei lavori della Commissione, fa un appello proprio alla vigilanza, che è la prima parola che mi viene in mente. La Anselmi deprecava che non ci fosse stata vigilanza su quello che era il progetto di Licio Gelli.

Seconda parola?

La seconda parola per cui io vedo un continuum è il ricatto. Il potere di Gelli, per quel che ho capito, gira intorno al ricatto. Se anche una sola persona che ci rappresenta, eletta dal popolo e che quindi dovrebbe essere controllata dal popolo, subisce dei ricatti non c’è più democrazia. Gelli sapeva chi era iscritto e chi no e questo potere ricattatorio è diventato una specie di arma impropria usata con disinvoltura paurosa.

La terza?

Lo svuotamento delle istituzioni dall’interno. Il punto è questo, evidenziato dalla relazione Anselmi: la p2 non era un comitato d’affari ma di fatto era un progetto eversivo di svuotamento dall’interno delle istituzioni, di controllo per manipolare la realtà. Gelli aveva le due ossessioni: magistratura e mass media, all’epoca soprattutto stampa. E di conseguenza si era attivato per il controllo dei mezzi di comunicazione, vedi la scalata al Corriere, e per l’assassinio della magistratura.

Mi ricorda qualcuno…

Proprio come Berlusconi oggi. E in questo modo non c’è più la divisione dei poteri, che è fondamentale. Quella loggia era un super potere, un modo per controllare trasversalmente le istituzioni e svuotarle.

Pensi che oggi sia diverso?

Il problema attuale di questo Parlamento pieno di inquisiti, pieno di persone che passano dalla televisione alla politica senza una preparazione adeguata, non è tanto una questione solo di giudizio etico, perché non c’è più la scelta legata alla qualità, ma è molto di più. Anche questo è un modo di svuotare le istituzioni. Questa è la continuità con la P2, questa è la tragedia d’Italia. E naturalmente uno si chiede “ma l’opposizione dove stava?”.

E la risposta qual è?

Non è vero che ognuno ha il governo che si merita, soprattutto con questa legge elettorale, ma ogni opposizione ha il governo che si merita. Il gioco è tra il governo e l’opposizione e lì qualcosa è saltato. È da lì che è iniziata la sregolatezza della nostra democrazia.

Che pensi della smania dei media di chiamare P3 e P4 quello che in realtà è sempre e solo P2?

C’è una sorta di pigrizia giornalistica, una semplificazione. E invece noi siamo ancora in piena P2. La mia paura è che se non diciamo basta, se insistiamo a parlare di P3 e P4, in questa maniera copriamo quell’altra cosa, la P2, che sta continuando a maturare.

Il tuo libro si apre con il Pretesto 1, ispirato dalle parole del magistrato Giuliano Turone, che si chiede: “Perché questa volontà di sottovalutare ignorare e scacciare dalla mente il fenomeno P2”?

Mi hai fatto una domanda da centomila dollari. Io invito a leggere le annotazioni alla lettura del libro fatte da Giovanni Di Ciommo, funzionario del senato assegnato alla Commissione Bicamerale sulla P2, che aveva avuto un rapporto molto stretto con la presidente Anselmi, che si fidava di lui. Nell’annotazione Di Ciommo dice una cosa molto esplicita a riguardo: a quell’epoca c’era una contiguità tra il Senato, la Camera e le sedi dei partiti – Piazza del Gesù, Botteghe Oscure, Via del Corso – che si trovavano tutti in pochi metri quadrati. Non si andava a fondo perché c’era quella che viene denominata la casta. Quando si crea questa contiguità, quando le persone sono sempre le stesse, si crea una complicità di casta che impedisce lo svolgimento reale delle dinamiche tra opposizione e governo. E se tu ci fai caso, tutti quelli che stavano al potere trenta anni fa negli altri paesi europei oggi non ci sono più, mentre questi rimangono. Il riprodursi, il diventare autoreferenziali, crea delle connivenze che vanno oltre quelle che sono le complicità da appurare in sede giudiziaria.

La Anselmi è stata fatta fuori in maniera trasversale.

La carriera della Anselmi è stata distrutta dal CAF, Craxi , Andreotti e Forlani, che non l’hanno perdonata. Ma lei non andava bene nè all’opposizione, perché era una democristiana anomala ed è comodo avere sempre il nemico simbolico, né tantomeno ai suoi amici democristiani, perché andava anche contro lo Ior. E nel 1992 le hanno tolto il suo collegio solito per mandarla a morire politicamente.

Le liste trovate a Castiglion Fibocchi  in realtà conterrebbero molti più nomi di quei circa 900 ufficiali. In un’intervista rilasciata a Ferruccio Pinotti, l’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Giuliano Di Bernardo, dice:“Il sequestro delle liste degli iscritti alla P2 fu ordinato dai pubblici ministeri Gherardo Colombo e Giuliano Turone. Ora, io sinceramente non posso credere che dopo il sequestro materiale degli elenchi, Colombo e Turone non li abbiano visionati nella loro forma integrale. Non vedo in Colombo uno che, ottenuto l’elenco degli iscritti alla P2, senza nemmeno darci uno sguardo dice ai carabinieri: “Portatelo al presidente del Consiglio”. Non quadra. È qui che c’è il mistero.”

Non è un mistero, conosco Turone e l’ho apprezzato. Non avrebbero mai tolto dei nomi. Con un attacco allo Stato di questo tipo dovevano andare da Pertini, che però in quel periodo era fuori per un viaggio negli Stati Uniti. E quindi si rivolgono a Forlani, che prima tergiversa e mantiene segrete le liste per tre mesi e poi, quando le pubblica, deve dimettersi.  E meno male che il Presidente della Repubblica era Sandro Pertini, anche lui ex partigiano, uno che si era battuto perché stava dalle parte delle democrazie e che disse pubblicamente che questi piduisti erano delle persone terribili. Tanto è vero che appena Cossiga diventa Presidente della Repubblica nel 1985, Gelli nel dicembre gli manda una lettera, che io ho pubblicato interamente, dove accusa di essere stato perseguitato e naturalmente fa i nomi di Pertini, di Spadolini e della Anselmi. Gelli si arroga il diritto – e qui troviamo una nuova continuità con i potenti di oggi – dell’impunità, tanto da chiamare in causa il Presidente della Repubblica.

Nel 1981 Turone e Colombo. Nel 1992 Cordova. A chi toccherà, nel 2012, la prossima inchiesta sulla massoneria deviata?

A nessuno. Vincerà la giustizia, la legalità, la democrazia. Quando la montagna comincia a rompersi, all’inizio va lentamente, poi precipita. Io penso che nel 2012 faremo delle grandi feste e avremo ritrovato la democrazia con una nuova classe dirigente. Ci saranno tante Tina Anselmi.

Perché hai scritto questo libro?

Perché conosco Tina, è una di quelle persone che la gente ama perché ha il volto bello della DC del veneto. È un atto d’amore a lei e all’onesta intellettuale. Ho tre figli e voglio che in futuro dicano che mamma in quel periodo ha scritto questo libro che è anche un atto d’accusa a Berlusconi e al governo. In un epoca di servi, dire di no ai padroni è sempre piacevole.


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