AMIANTO/ La normativa per lo smaltimento non funziona: è una strage silenziosa.

Amianto. Eternit. La fibra killer. Nome in codice: mesotelioma. Uno dei tumori più pericolosi e mortali. Colpisce l’apparato respiratorio. Solo dal 1993 al 2004 oltre 9.000 casi in tutta Italia, con un esposizione per il 70% dei casi è stata professionale. Lo Stato e le Regioni dovrebbero bonificare. Veramente avrebbero dovuto già farlo, istituendo un piano fin dal 1992. In Molise e in Puglia, dopo 19 anni, il Piano ancora non esiste. Nel resto del Paese non è che vada tanto meglio. Qualcuno cantava: era meglio morire da piccoli…

di Carmine Gazzanni & Andrea Succi

amianto_fibra_killerL’amianto, o meglio, l’esposizione all’amianto continua a provocare gravissime forme tumorali; e questo sia per l’elevata presenza di materiali contaminati in Italia, sia per il ritardo con cui si stanno attuando gli interventi di risanamento e bonifica delle strutture contenenti la cosiddetta “fibra killer”.

Preambolo: dal secondo dopoguerra fino a pochi anni fa, tutte le vasche per raccogliere l’acqua piovana e farne un uso domestico (questo soprattutto nel Mezzogiorno e in particolare in regioni dove l’oro blu scarseggia, vedi Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Puglia…) erano di amianto. Motivo?

Lo si riteneva un materiale resistente alle intemperie climatiche. E invece, come le rocce vivono un progressivo sgretolamento dovuto all’azione levigatrice di acqua e sole, così le vasche di amianto – con il passare degli anni – rilasciavano micro-polveri che potevano finire nei pentoloni dove bolliva l’acqua per fare la pasta o sotto la doccia. C’è chi si lava con la polvere di stelle, chi con la polvere d’amianto…

E c’è persino chi studia sotto un cielo di amianto. In moltissime scuole del territorio nazionale la copertura del tetto è stata realizzata proprio in “fibra killer”. Nella provincia di Isernia, più precisamente a Cerro al Volturno, piccolo comune al confine con l’Abruzzo, l’edificio scolastico – fatiscente come quasi tutte gli istituti italiani – soffriva di un piccolo problema: quando pioveva l’acqua entrava in classe. Sarà stato per calmare i bollenti spiriti degli studenti, ma se il tetto era in amianto (e lo era…), se per diversi anni nessuno si è occupato della manutenzione, se si è scoperto che quel maledetto materiale era in fase di avanzato sgretolamento ne consegue che… pioggia d’amianto. Per fortuna c’è stato più di qualcuno che ha smosso mari e monti, costringendo il Comune – due anni fa – a rifare il tetto. Qualcuno manderebbe i figli in una scuola dove piove(va) amianto? Se non c’è di meglio…

Il Belpaese è pieno d’amianto. E quando si è capito quanto fosse pericoloso è sopraggiunto un nuovo problema: dove, come e a che prezzo smaltirlo. Troppo complicato da fare, troppo costoso e persino troppo rischioso. E quindi? Succede quello che è successo in Basso Molise.

Soltanto alcuni giorni fa sono state riportate alla luce ben otto discariche abusive, due delle quali con rifiuti pericolosi e tossici tra cui l’eternit. Otto discariche: tre a San Giacomo degli Schiavoni, una a Termoli, due ai confini tra Guglionesi e Termoli, e due a Montenero di Bisaccia. E proprio in queste ultime due erano presenti le lastre di amianto. “Tra l’altro – rivela in un comunicato l’Associazione Ambiente Basso Molise che ha rinvenuto le discariche – alcune erano già state segnalate in precedenza e mai bonificate” ed ora “si è aggiunto altro materiale e con esso anche eternit”.

C’è da meravigliarsi? Assolutamente no, purtroppo. Nell’ultimo rapporto su “I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell’amianto”, stilato da Legambiente e presentato a Milano il 27 aprile 2010, i dati che emergono sono molto preoccupanti. Sappiamo bene che la questione non è affatto da sottovalutare e per fortuna la comunità scientifica ha preso atto, e dimostrato, che le polveri di amianto, se respirate, provocano il mesotelioma, tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso, appunto, “all’inalazione della famigerata fibra killer”.

È una forma di cancro che non lascia scampo: “oltre 9 mila i casi di questo tumore censiti nel Registro nazionale dal 1993 al 2004 con un esposizione che in circa il 70% dei casi è stata professionale”. Proprio per questo, a partire dal 1992, la “fibra killer” venne messa al bando con l’approvazione della legge 257/92. E cosa prevedeva questa legge? Entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore tutte le Regioni erano obbligate a dotarsi di un “Piano Regionale Amianto, uno strumento per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati”. Oggi qual è la situazione? Dopo ben diciotto anni dall’emanazione della legge “ancora oggi – si legge nel dossier – le Regioni si trovano in forte ritardo negli interventi per ridurre il rischio sanitario da amianto nel proprio territorio”.

Se è il nord del Paese ad essere più colpito dall’esposizione all’amianto – in Piemonte quasi duemila casi di mesotelioma maligno in dieci anni; in Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto poco più di mille – è al sud che si trovano situazioni paradossali nella presentazione dei Piani Regionali per la bonifica della fibra.

Come nel caso di Puglia e Molise, due regioni in cui ancora non si arriva a concepire un Piano.

Prendiamo il caso molisano. Il “Piano Regionale”, da ultimare nel 1992, è stato concepito soltanto nel 2003, con la legge n.20 del 7 maggio. Legge che, tuttavia, rimane “non approvata”. Lettera morta, insomma. Qualcuno potrebbe pensare che il Molise sia povero di amianto, per cui nessuno si è mai impegnato a riguardo. Dispiace per gli ottimisti, ma non è così. L’ultimo censimento effettuato sul suolo regionale ha riguardato 594 edifici pubblici e 58 privati. Il materiale contaminato da amianto arriva addirittura a 521.005 m2. L’equivalente di 75 campi da calcio. Tutti ricoperti di eternit..

E la Regione? Cosa sta facendo? Ben poco: non esistono impianti di smaltimento di amianto, né sono previsti. “Il Molise ha avviato la fase di bonifica, ma ancora nessun intervento è stato concluso. Le attività riguardano un totale di 36mila metri quadrati di coperture in cemento amianto, il 7% del totale censito”.

E allora cerchiamo di affrontare l’ultima questione: quanto incidono sul cittadino la presenza dell’amianto e l’immobilismo istituzionale? Ecco che arriva l’inverosimile: non è dato saperlo. I dati sull’incidenza, chiaramente, ci sono: 9.166 casi di mesotelioma maligno registrati dal ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi) in Italia dal 1993 al 2004. Ma attenzione: “non sono disponibili i dati relativi alle Province Autonome di Trento e di Bolzano e alle regioni Umbria e Molise”. Il che lascia abbastanza attoniti, soprattutto se ricordiamo che la Regione non dispone nemmeno di un registro dei Tumori. Si muore e ci si ammala come niente: basta che nessuno lo sappia.

E nel resto d’Italia che succede? Secondo le stime di Cnr e Ispesl, ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto sparse per il territorio nazionale: 23.816 edifici pubblici (di cui oltre 12mila in Piemonte) e 24.299 edifici privati (ma di questi il 99% è rappresentato da quelli in Lombardia) censiti con presenza di amianto in forma friabile o compatta. Senza dimenticare che in tre regioni la contaminazione da amianto riguarda anche le aree di cava: “ne sono state individuate 10 in Toscana, 20 in Emilia Romagna e 31 in Piemonte, di cui 3 in attività”.

E per quanto riguarda lo smaltimento? Finora si sono utilizzate esclusivamente le discariche, per la maggior parte non specializzate. Molto spesso – è il caso del Lazio ad esempio –  si spediscono i materiali contenenti amianto all’estero, ma questa è una pratica da abbandonare perché si dovrà ”ridurre la movimentazione dei rifiuti di amianto”. Ad oggi le regioni che invece hanno una sola discarica per lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto sono Friuli Venezia Giulia, Lombardia (ma è esaurita dal marzo 2009), Abruzzo (in fase di istruttoria per la riapertura), Emilia-Romagna e Liguria. La Basilicata, invece, ne ha due e il Piemonte tre. Toscana e Sardegna, ancora, quattro. E questo vuol dire, dunque, che le restanti regioni non dispongono di discariche appropriate per lo smaltimento dell’amianto. Con i cittadini che rimangono esposti ad una forma di cancro che pare essere sempre più diffusa.

 

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