AMIANTO/ La fibra killer: tra poca prevenzione e proposte future. Effetti devastanti dal 2015

La lotta all’amianto procede ancora troppo lentamente e i danni –mesoteliomi in particolare- sono in forte crescita, con un picco di mortalità stimato entro il 2015. In queste ore a Venezia si sta svolgendo la Conferenza Governativa Nazionale dove il problema amianto sarà analizzato da più punti di vista: partendo dalla bonifica dei siti – attualmente ancora sono 34.148; passando per l’assistenza ai malati –circa 2 mila l’anno le persone che si ammalano; fino alla ricerca scientifica che punta alla creazione di un Piano Integrativo e di un Testo unico ad hoc. Nonostante in Italia la fibra killer sia stata bandita dal 1992, ad oggi non esistono discariche speciali per lo smaltimento, non è stato compiuto un controllo radicale sul territorio, l’opera di bonifica procede lentamente e la parte normativa resta lacunosa.

 

di Maria Cristina Giovannitti

amianto_fibra_killerRicordiamo la storia di Antonella Politano e dello sterminio dei sei membri della sua famiglia ‘per mano’ dell’amianto. La fibra killer è un problema radicato nel territorio italiano ed i suoi effetti, visto che la malattia ha un incubazione anche di 40 anni, si presume saranno devastanti intorno al 2015. L’amianto continua a mietere danni soprattutto perché è stata ‘zoppicante’ la politica della prevenzione: in 20 anni non è stato compiuto un controllo sul territorio capillare per poter verificare quali strutture hanno ancora l’amianto. Con precisione non sappiamo quanto materiale c’è ancora in tutta la Penisola seppur le fonti del CNR quantificano così: 32 milioni di tonnellate sparse per tutto il Paese, 2,5 milioni di metri quadri di coperture in Eternit e amianto friabile, emergenza sanitaria in atto con circa 2 mila persone che si ammalano ogni anno di mesoteliomi in particolare e ancora 34.148 siti da bonificare.

In relazione a questo, una delle proposte avanzate da Franco Lolito, presidente del Cin Inail è quella di creare un Piano Integrativo che unisca medicina, scienza e ambiente per poter intervenire sul territorio e individuare i maggiori focolai ed un Testo unico ad hoc che renda la parte legislativa meno lacunosa e soprattutto più severa nel proibire l’uso di amianto. Vero che questo materiale è stato bandito nel 1992 con la legge 257 ma è vero anche che la norma è ancora poco fiscale: con un decreto del 1996 è stata concessa l’estrazione di materiali con concentrazione di amianto superiore allo 0,1 percento; un controsenso se si considera il divieto totale di utilizzare amianto.

Un altro problema è lo smaltimento: nonostante sino passati ben 20 anni dalla proibizione dell’amianto, l’Italia ancora non si è munita di discariche per lo smaltimento di questi rifiuti che, attualmente, vengono mandati in Germania con ingenti costi per il trasporto considerando che sono 266 mila tonnellate – 75 percento dei rifiuti- secondo i dati IspraIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Intanto ancora poco consci dei danni alla salute, si continua ad abbandonare l’amianto in discariche a cielo aperto oppure in vagoni parcheggiati sui binari morti delle stazioni ferroviarie minori.

L’amianto è un problema che va oltre i confini italiani soprattutto perché alcuni Paesi continuano ad utilizzarlo ed i danni sono evidenti: secondo i dati della sanità, i mesoteliomi o carcinomi polmonari riscontrati agli emigrati sono causati dal continuo contatto che hanno avuto con questo materiale. A questo punto dovrebbe intervenire l’ONU per approvare norme restrittive e limitarne l’uso a fronte del picco tumorale evidentemente causato dalla fibra killer.  Durante il Convegno lo stesso ministro della Salute Balduzzi ha definito il problema amianto «una questione internazionale» da risolvere attraverso tre linee guida: bonifica dei siti; assistenza e risarcimento ai malati e ricerca e studio scientifico. Intanto in Italia le risorse ci sono, a detta del presidente Lolito, e sono stati previsti –tra il 2010 e il 2012- fondi da investire per la prevenzione, la ricerca e lo studio epidemiologico, soldi definiti «inerti» poiché non si sa come spenderli senza avere un interlocutore politico o un piano generale da seguire.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.