AMBIENTE/ Terra e aria nascondono gli ‘illeciti’ della politica. Ecco perché nessuno (o quasi) ne parla

L’ambiente non è un problema secondario da risolvere,anzi. Eppure leggendo i programmi politici per le prossime elezioni, sembra piuttosto che sia così: nessun partito (o quasi…) pone i problemi dell’inquinamento al centro di ogni ‘cambiamento’ concentrandosi sulla ‘green economy’. L’EEA – l’Agenzia Europea dell’Ambiente – pone l’Italia al primo posto come Paese europeo per emissione di ozono; gli studi di Sentieri dimostrano la connessione tra i decessi e la mancanza di bonifiche e Legambiente denuncia ben 1.152 stabilimenti industriali in cui si trattano sostanze tossiche e solo nel 50% dei casi i cittadini sono informati sui rischi. Una situazione degenerativa per l’ambiente dove troppo spesso i veleni vengono sotterrati nella terra o dispersi nell’aria, unici mezzi per nascondere gli illeciti della politica.

 

di Maria Cristina Giovannitti

La green economy è un miraggio per la politica italiana. Lo aveva già denunciato il Comitato dei Fuochi per il disastro ambientale in Campania, lo sottolinea anche Legambiente spalleggiata da diverse associazioni: l’assenteismo politico su temi caldi come quelli ambientali è scandaloso.


VELENO ITALIANO – Nessuno che parla dell’avvelenamento ambientale in campagna elettorale, nessuno che pone il problema dell’inquinamento al centro della propria agenda politica. Eppure, senza fare inutili allarmismi, la questione non è da prendere sotto gamba: l’Eea – Agenzia Europea dell’Ambiente – nel suo ultimo rapporto ha specificato come l’Italia sia il Paese leader, a livello europeo, per l’emissione di ozono e di diossido di azoto. Questo significa incrementare malattie come asma, enfisemi e disturbi cardiovascolari. Le ‘fonti sporche’ sono concentrate soprattutto nella Pianura Padana dove si creano delle vere e proprie ‘sacche di gas’. Sempre secondo l’Eea, l’Ilva di Taranto è al cinquantaduesimo posto come stabilimento più inquinante e più costoso d’Europa, sui 10 mila in totale.

A peggiorare il tutto è anche la mancata ‘trasparenza’ da parte delle amministrazioni nell’informare i cittadini. Riferisce Legambiente nel suo ultimo dossier ‘Ecosistema a rischio industrie’  che in Italia ci sono ben 1153 stabilimenti industriali che trattano sostanze tossiche distribuiti su 739 comuni ma solo per il 50% dei casi la cittadinanza è informata sui rischi in cui si può incorrere. La percentuale si abbassa ancora di più se si considerano i piani di evacuazione con esercitazioni che coinvolgono anche la popolazione: solo il 16% dei Comuni li mette in atto.

illeciti_ambientali_aria_terraGoverno assente, amministrazioni distratte e tutto questo perché troppo spesso malgoverno e malavita si muovono a braccetto e, nella maggior parte dei casi, terra ed aria diventano gli unici mezzi utili per smaltire, ‘senza lasciare tracce imminenti’, gli illeciti del mal’affare.


PUNTO PER PUNTO, TUTTE LE CARENZE AMBIENTALI DELLE AGENDE POLITICHE – Cosa non vogliono risolvere i politici nella prossima legislatura? Troppe le mancanze, soprattutto per una situazione critica come quella italiana:


PUNTO UNO – Negli ultimi 60 anni, ben 3660 persone hanno perso la vita in disastri ambientali come frane, alluvioni e terremoti. Oltre alle perdite, lo Stato italiano ha speso circa 52 miliardi di euro per la ripresa di quelle zone. Insomma tutti sono consapevoli del fatto che l’Italia è per l’82% un Paese a forte rischio idrogeologico ma nessuno s’impegna ad attuare un Piano per la manutenzione del territorio e per l’adeguamento ai cambiamenti climatici.


PUNTO DUE – L’Italia è il Paese più ricco per le biodiversità considerando che conta 57.468 specie animali e 12.000 diverse specie vegetali. Tutto questo è un patrimonio che, purtroppo, non è tutelato con le norme specifiche. Nessuna coalizione politica nella sua agenda pone la realizzazione concreta della CBD – Convenzione Internazionale delle Biodiversità.


PUNTO TRE  – Non esiste una strategia nazionale per garantire la bonifica delle zone a rischio. Dal 1 gennaio 2011, attraverso un dettagliato monitoraggio, sono stati registrati ben 2687 siti da bonificare e 57 con somma urgenza. La lentezza con cui, invece, si procede è gravissima e nessuna campagna elettorale ne parla. Eppure la politica è consapevole della connessione ambiente&salute: secondo lo studio SENTIERI – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio Inquinamento su una popolazione di 5 milioni e 500 mila persone, ben 400 mila morti sono strettamente connessi alla mancata bonifica di zone altamente inquinate.


PUNTO QUATTRO – Altra mancanza per questa campagna elettorale 2013 è il fatto che nessuno investe nell’agricoltura, nei beni culturali e nel turismo come punto di forza per l’economia italiana. Questi elementi sarebbero strategici per la crescita economica e culturale del Paese e favorirebbero anche l’inserimento di figure professionali qualificate che oggi, invece, fanno parte di quella enorme fetta di disoccupati italiani. Bisognerebbe studiare i metodi per valorizzare le ricchezze paesaggistiche, attraverso nuovi indicatori di benessere che superino il PIL.

PUNTO CINQUE – In ultimo nessun partito politico evidenzia il disastro ambientale puntando il dito contro le cattive amministrazioni. In effetti il problema dell’inquinamento è dipeso dall’inadeguatezza del Governo, e nello specifico del Ministero dell’Ambiente, che negli ultimi 5 anni ha liquidato gradualmente tutte le responsabilità sugli Enti locali, abbandonandoli a sé stessi e al mal’affare locale.


Intanto l’unica certezza è che (quasi) nessun partito politico tiene in considerazione la politica ambientale, come in realtà si dovrebbe fare vista l’alta criticità.

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