AMBIENTE/ Quanto ci costano frane e alluvioni?

La situazione idrogeologica italiana sta avendo il suo picco di intensità nell’ultimo decennio: dal 2000 ad oggi i casi di alluvioni e frane coinvolgono il doppio delle regioni – i casi più frequenti in Calabria e Toscana. Il problema è la prevenzione: i soldi tardano ad arrivare e così dei 2,1 miliardi di euro stanziati per le emergenze, in realtà sono stati erogati – e resi noti- solo 178 milioni per intervenire su 4.800 casi di emergenza a fronte delle 15 mila situazioni di allarme idrogeologico totali. Quanto ci costano questi disastri ambientali?

 

di Maria Cristina Giovannitti

Nell’ultimo decennio – dal post 2000 ad oggi – la situazione ambientale in Italia è di forte criticità. L’allarme, lanciato da Legambiente, è quello di una Penisola che vede il doppio delle regioni colpite e martoriate da alluvioni e frane. L’anomalia di queste calamità, dalla violenza inaudita, sta nel cattivo rapporto tra la ‘disomogeneità’ degli eventi e poca prevenzione. Portati all’estremo, questi episodi naturali si rivelano delle catastrofi che arrecano danni a persone, case e territori e così diventa sempre più frequente avere un periodo di forti piogge, seguito da mesi di siccità. Se consideriamo che un millimetro di pioggia caduto su un metro quadro di territorio corrisponde ad un litro di acqua, secondo i dati dell’Ispra è molto frequente avere fenomeni dove in 24 ore cade la pioggia pari ad 1/3 o alla metà delle precipitazioni medie annue.

Ad esempio nel 2011 in Liguria nelle due giornate di massima criticità –tra fine ottobre ed inizi di novembre- si è registrato circa il 65 percento della piovosità annua con circa 542 millimetri di pioggia rispetto agli 821 mm annui. Gli esempi di ‘eventi eccezionali’ che stanno diventando la normalità, sono molti: a Messina nel 2009 in sole 24 ore si sono registrati 500 millimetri di pioggia quando in un anno si sono avuti 640 mm oppure in Maremma, nel 2012, in 36 ore si sono avuti 415 millimetri. Il bilancio ambientale è critico già dalle prime settimane di novembre 2012 perché ci sono stati danni causati dalle alluvioni a Massa Carrara – 11 novembre 2012 – con oltre 20 mm di pioggia registrati in 2 ore o ad Orvieto dov’è esondato il fiume Paglia, inondando tutta la piana.


costi_da_alluvioni_e_franeCOSTI DA ALLUVIONI E FRANE – Il problema principale, anche a livello economico, è la poca –o nulla- politica della prevenzione. Se le piogge svelano come un vaso di pandora i mali di malgoverni, l’ultimo decennio fino a Monti deve fare un mea culpa. Inoltre non investire nella prevenzione, oltre a peggiorare i danni materiali, aggrava anche il peso del denaro da spendere per le ‘ricostruzioni’ post disastro ambientale. Sempre nell’ultimo decade solo 2,1 miliardi di euro  stati effettivamente erogati per fronteggiare le 15 mila situazioni di criticità che coinvolgono tutt’Italia, casi riconosciuti dal PAI – Piano Stralcio per Bacino di Assetto Idrogeologico. In realtà di questi 2,1 miliardi, solo 178 milioni di euro sono stati utilizzati e solo per 4.800 situazioni – pari al 3 percento di tutti i casi totali.

Dal 2009 al 2011 lo Stato ha stanziato 1 miliardo di euro per ‘aiutare’ ben 13 regioni in difficoltà idrogeologica. Questi soldi sono stati indirizzati per il 60 percento in Sicilia, a Messina, e in Veneto, a cui sono andati 300 milioni di euro; il 20 percento – 140 milioni – alla Liguria e poi in Toscana – 110 milioni; il restante 20 percento del denaro da dividere tra Calabria, Campania, Puglia, Marche, Abruzzo, Piemonte, Emilia, Friuli e Basilicata. Secondo le stime del PAI in ogni caso servirebbero ancora 15 miliardi di euro per intervenire ad hoc e ben 5 miliardi necessari per risolvere le ‘urgenze ambientali’. Invece il Governo, sul 28 percento del denaro stanziato per finanziare queste opere, ha agito solo con il 4 percento.

La tardiva prevenzione è svelata attraverso le piogge: i danni idrogeologici registrati nell’ultimo triennio in Sicilia, Veneto, Toscana e Liguria sono costate alle casse pubbliche ben 2,2 miliardi di euro.

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