AMBIENTE/ L’Italia è nucleare e il Piemonte è la prima pattumiera radioattiva

Secondo il rapporto annuale dell’Ispra il Piemonte è la prima regione  italiana a depositare rifiuti radioattivi con circa il 96 per cento di materiale di scarto tossico. La criticità ambientale è massima a Saluggia, cittadina a pochi chilometri dal più grande acquedotto piemontese, una vera bomba ad orologeria che custodisce più di 5 chilogrammi di plutonio. Nonostante i due referendum italiani che hanno affermato il ‘No al nucleare’ in realtà la Penisola nasconde molti depositi di scorie radioattive su tutto il territorio e custodisce in totale 90 depositi di bombe nucleari.

 

di Maria Cristina Giovannitti

nucleare_italia_piemonteIn Italia il primo referendum sul nucleare si è avuto nel 1987, ripetuto poi nel 2011: in entrambi gli italiani hanno evidenziato lo sfavore totale al nucleare. Nonostante questa scelta, pochi sanno che la Penisola resta comunque una bomba ad orologeria perché su tutto il territorio sono distribuiti numerosi depositi per le scorie radioattive provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa. Inoltre, per via degli accordi militari rinnovati con gli USA nel 2001, in totale custodiamo circa 90 bombe atomichesecondo il rapporto del dipartimento della Difesa Usa– divise tra Ghedi Torre, nel bresciano, dove ci sono 40 bombe nucleari e Aviano con 50.

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Su tutto il territorio esistono depositi di smaltimento di scorie, per esempio la cittadina di Rotondella in Basilicata dove da anni i cittadini protestano contro la pericolosità di queste ‘piscine’ tossiche ma a detenere il primato è il Piemonte una vera e propria pattumiera nucleare secondo l’Annuario dei dati ambientali dell’IspraIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. In Piemonte c’è il 96,42 per cento di materiale radioattivo tra uranio, trizio e plutonio contenuti in quelli che sarebbero dovuto essere depositi provvisori. La pericolosità maggiore sta nel fatto che i siti piemontesi sono stati definiti provvisori perché non idonei nel depositare rifiuti radioattivi in maniera definitiva soprattutto perché nella regione manca un piano di emergenza in caso d’incidente; eppure esiste la legge regionale n.5 del 18 febbraio 2010 che ha, al contrario, la finalità di tutelare i cittadini dalle esposizioni radioattive, controllando la pericolosità attraverso continui monitoraggi.

Il pericolo nucleare maggiore è a Saluggia, a pochi chilometri da Monferrato dove c’è il più grande acquedotto piemontese. A Saluggia c’è circa l’85 per cento di tutte le scorie in forma liquida e che da ben trent’anni dovevano essere solidificate e ci sono anche 5 chilogrammi di plutonio, una quantità enorme e devastante. L’emergenza del nucleare è soprattutto per i trasporti che fanno da spola tra Italia e Francia oppure, come accade a Saluggia, si muovono su gomme fino a Trieste e poi da lì, in container speciali, sono portati per mare, oltre oceano. Le accortezze sono molte ma se dovesse verificarsi un incidente nei trasporti il rischio contaminazione nucleare  sarebbe esteso ad un ampio raggio, per questo motivo sono aspri i dissapori degli abitanti della Val di Susa che si oppongono a questo ‘scambio di scorie’ tra Italia-Francia, quest’ultima depositaria di circa 1,3 milioni di metri cubi di rifiuti radioattivi, una quantità che fino al 2030 è destinata a raddoppiare. Insomma l’Italia è ufficiosamente nucleare pur non essendolo ufficialmente.

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