AMBIENTE/ La Sicilia dei veleni e le malformazioni genetiche a Gela

Non solo l’Ilva di Taranto ma anche la SIN del ‘triangolo della morte’ di Priolo- Melilli- Augusta, a Siracusa, ed ora la Petrolchimica dell’ENI di Gela che sembrerebbe essere la causa delle troppe malformazioni genetiche. Solo nel 2002 nella città dell’ex sindaco Crocetta, ora Presidente di Regione, sono nati ben 512 bambini malformati, un’incidenza inquietante al punto che la Procura ha aperto un’indagine sul caso. Quella che negli anni ‘50 era l’isola del petrolio e del lavoro, oggi paga un prezzo troppo alto per quel progresso con malformazioni, aumento dei tumori e, a sfregiare le coste più belle d’Italia, anche l’abusivismo edilizio.

 

di Maria Cristina Giovannitti

gela_chimicoIl viaggio nei veleni della Sicilia comincia negli anni ‘50 quando l’isola diventò la risorsa petrolifera d’Italia: la costa venne logorata da colossali stabilimento di raffineria petrolifera che, in compenso, hanno portato tanto lavoro al sud. Oggi quel lavoro è ripagato con i danni alla salute e con l’inquinamento ambientale. Ultimo caso è quello della Petrolchimica dell’ENI di Gela che probabilmente è il casus belli di un’incidenza costante e duratura di malformazioni genetiche: troppi bambini nati con problemi di salute al punto che la Procura di Gela ha deciso di aprire un’indagine. Nel 2002 ben 512 bambini sono nati con malformazioni ma la situazione è critica da anni: alti problemi congeniti soprattutto genitali come per esempio l’ipospadia; casi di microcefalie; malformazioni negli arti; casi di bambini nati con cataratta e rischio cecità; problemi di spina bifida e tante altre anomalie. Da anni ambientalisti, Legambiente Sicilia, alcuni amministratori locali e i cittadini denunciano a Gela la dannosità della Petrolchimica e i suoi effetti che, nonostante la chiusura di alcuni impianti, non vedono la riduzione dei danni sulla salute dei gelesi.

La Petrolchimica di Gela nasce quando vennero scoperti dei pozzi di petrolio ad opera di Enrico Mattei, fondatore nel 1953 dell’ENI: oggi attraverso la lavorazione di raffineria, lo stabilimento produce benzina, gpl e gasolio. E’ un imponente colata di cemento che si estende dalla parte est della città fino al sud della spiaggia di Gela, toccando anche la zona agricola e comprende: la Raffineria di Gela; il Polimeri d’Europa; Syndial; Enichem e la Agip Petroli. L’impatto ambientale è tanto che la popolazione della piana di Gela da anni denuncia casi di tumori e malformazioni. Ad avvalorare queste preoccupazioni gli studi epidemiologici che hanno evidenziato un pesante impatto sanitario derivante dalla catena alimentare infatti a pochi metri dallo stabilimento c’è una discarica abusiva di rifiuti industriali tossico nocivi –in particolare si trovano zolfo e carbone- e da alcuni monitoraggi anche le falde acquifere della zona sono state inquinate da rifiuti chimici. Secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Chimica e Fisica della Terra dell’Università di Palermo è stato accertato scientificamente un connubio tra le sostanze cancerogene presenti nell’aria di Gela e gli inceneritori di Pet –coke nella CTE della Raffineria, da dove vengono emesse nell’ambiente IPAIdrocarburi Policiclici Aromatici, Diossine e Metalli Pesanti.

Oltre l’Ilva di Taranto c’è anche quello che è stato definito il ‘triangolo della morte’ che si estende nell’area di Priolo- Augusta- Melilli, nel siracusano, dove c’è il SINSito d’Interesse Nazionaleche comprende stabilimenti di petrolchimica come la SASOL (produzione prodotti chimici di base); raffinerie come la ESSO Italia; centrali di cemento come la UNIMED – Cementeria di Augusta o lo stabilimento di Ex Eternit di Siracusa con produzioni di manufatti in cemento- amianto e numerose discariche. Nel 1990 il triangolo della morte è stato definito ‘Area di elevato rischio di crisi ambientale’ e nel 1995 con il Decreto del Presidente della Repubblica è stato approvato il ‘Piano di disinquinamento per il risanamento della provincia di Siracusa’, misure tampone che si rivelano inefficaci rispetto alla gravità d’impatto ambientale: in quest’aria costanti sono le emissioni di idrocarburi ed ozono e a tutto questo si aggiungono anche episodi di ‘imprevisti’ incendi, esplosioni, sversamenti di rifiuti e le fumate nere simili ai roghi tossici campani.

Le coste più belle d’Italia, quelle ammirate anche dal poeta Salvatore Quasimodo, che scriveva un inno di elogio alla sua terra «Su la sabbia di Gela colore della paglia mi stendevo fanciullo in riva al mare antico di Grecia con molti sogni nei pugni stretti nel petto» oggi sono sfregiate di colossi industriali e dall’alto tasso di abusivismo edilizio. L’abusivismo in Sicilia è una vera  e propria emergenza e in questo ciclo illegale di cemento nel 2011 sono stati accertati circa 648 reati – in media 2 al giorno, favoriti da amministrazioni locali e politici che acconsentono a queste colate di cemento senza la tutela del bellissimo patrimonio ambientale.

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