AGROMAFIE/ Scandalo schiavitù: lavorare per 3 euro l’ora, se questo è un uomo

Sono 400 mila i nuovi schiavi italiani, secondo la Cgil Flai, che lavorano nelle campagne  3 euro l’ora. La maggior parte di questi sono senegalesi, romeni ed albanesi: il caporalato è in aumento e si fortifica negli anni garantendo alle mafie un introito del 10 percento dei guadagni totali. Ma la schiavitù continua: molte sono le associazioni di solidarietà che hanno speculato sull’accoglienza. Lo Stato paga per ogni rifugiato 46 euro da spendere per cibo, un’assistenza confortevole: fondi senza controllo che fanno gola ad albergatori e cooperative. Sempre più spesso gli stranieri si trovano a vivere in casolari di 70 metri quadri anche in 46 persone – di razze e religioni diverse.

 

di Maria Cristina Giovannitti

È il primo rapporto sulle Agromafie e il Caporalato redatto dalla Cgil Flai Federazione Lavoratori AgroIndustria– a lanciare l’allarme: il fenomeno malavitoso del caporalato sfruttamento dei lavoratori edili ed agricoli– non solo è in forte aumento ma si sta anche fortificando.

Appalti truccati, contraffazione dei marchi alimentari, macellazioni clandestine e lavoro nero sono i reati che coinvolgono il sud ItaliaBasilicata, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, e centro nordPiemonte, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto e Lazio e nel 2012 hanno portato all’arresto di 435 persone, solo per caporalato sono finite in carcere 42, più della metà provenienti dal nord Italia. Agromafia e caporalato fruttano il 10 percento di tutto il guadagno malavitoso: solo dalla contraffazione alimentare i clan ricavano tra i 12 e i 17 miliardi. Il caporalato in agricoltura ha costo per le casse dello Stato in termini di evasione contributiva non inferiore a 420 milioni di euro l’anno, una cifra calcolata sulla media di 70 giornate lavorative l’anno. 

schiavi_raccolta_pomodori_NIn Italia i nuovi schiavi sono per la maggior parte senegalesi, seguiti poi da romeni ed albanesi. Sono 400 mila le persone che lavorano l’agricoltura in modo illegale, di questi più di 100 mila sono stranieri costretti a subire ogni forma di sopruso e ricatto lavorativo. I nuovi schiavi non hanno né diritti e né doveri, tanto meno posti dignitosi in cui vivere. A livello lavorativo il loro salario giornaliero si aggira tra i 25 e i 30 euro per una media di 10-12 ore di lavoro. Una vera miseria: braccianti stranieri pagati tra i 2 e i 3 euro l’ora. Il caporalato che investe in questo sfruttamento molto spesso alle paghe giornaliere sottrae 10 euro di tassazione tra: 5 euro per il trasporto sul posto di lavoro, 3,5 euro per ogni panino e 1,5 euro per ogni bottiglietta d’acqua e così il guadagno si impoverisce ancora di più. Uno schiavismo inaudito.

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In Piemonte, a Tortona e Saluzzo, si è registrato il più alto tasso di sfruttamento di lavoratori africani: pochi mesi fa in una tenda dormivano ben 50 lavoratori. Il 22 giungo 2012 ben 39 lavoratori africani hanno scioperato contro le cattive condizioni di lavoro e, a seguito di controlli, la polizia ha riscontrato che tutti lavoravano senza contratto e non avevano il permesso di soggiorno, per cui tutti clandestini. In Lombardia –nello specifico a Milano e nel hinterland- sono ben 21600 i lavoratori stranieri sfruttati. Primi tra tutti romeni ed indiani, seguiti da africani ed albanesi.

Il dramma nel dramma è il business della solidarietà che specula e sfrutta la miseria dei rifugiati. Solo nel 2012 lo Stato ha speso per l’accoglienza agli extracomunitari 1 miliardo e 300 milioni di euro: molti di questi finanziamenti scomparsi nel nulla. Aumentano le cooperative e le associazioni che compiono sciacallaggio sui rifugiati perché hanno capito che possono essere fonte di guadagno. Per ogni profugo lo Stato paga 46 euro al giorno: 40 euro per vitto, alloggio, assistenza sanitaria e mediatore linguistico; 6 euro per assistenza legale, psicologica e formazione lavorativa. Dovrebbe essere così ma in realtà negli alberghi e casolari che ospitano stranieri non c’è ombra di mediatori linguistici, inoltre di questi 46 euro le associazioni e gli albergatori  riescono ad intascare anche 41 euro e destinare ai profughi solo 5 euro.

Oltre la disumanità, c’è anche il degrado delle strutture:a Milano nella ex scuola di via Saponaro, gestita dai Fratelli di San Francesco d’Assisi, sono stati accolti 400 persone che hanno convissuto in camere con 10-12 persone tra pulci e pidocchi. A Roma, l’associazione Save the Children ha denunciato cooperative come la Domus Caritatis in cui i profughi hanno vissuto in alloggi di 35 metri quadrati in 10 persone. Situazioni al limite del degrado e della sopportazione che provocano forte stress: molte le risse tra marocchini e kosovari. Nella provincia di Latina le cooperative intascavano i fondi di solidarietà anche dalla Regione per provvedere ai bisogni dei profughi mentre avevano rinchiuso in un casolare di 70 metri quadrati ben 46 persone: una truffa che aveva fruttato agli sciacalli 400 mila euro.

Lo schiavismo in Italia è una realtà che diventerà una vera e propria emergenza a capodanno. Il 1 gennaio 2013 finiranno i fondi per la solidarietà e di sicuro tutte le strutture che accolgono stranieri li riverseranno per strada. Che fine faranno questi uomini?

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