AGROMAFIA/ “Obblighi” per gli acquisti: al mercato con la mafia

Noi italiani conviviamo con la mafia da secoli e crediamo di sapere cosa gestisce e cosa comporta. Siamo consapevoli di quanto sia terrificante, ma pensiamo che ci basti vivere la nostra vita normalmente, lavorare correttamente, mangiare e dormire, per starne fuori e non alimentarla in nessun modo. In realtà basta fare spesa al supermercato per  essere inconsapevolmente colpevoli di aumentare vertiginosamente i loro introiti (mafia, camorra, ‘ndrangheta o sacra corona unita che sia, tutte investono nel cibo) e grazie a noi incassano 50 miliardi di euro all’anno.

di Agnese Gambini

agromafia_italiaLe mafie seguono ogni prodotto agricolo dalla coltivazione dei terreni fino all’arrivo nei supermercati e nei maggiori mercati italiani in modo da poter trarre profitto ad ogni passaggio. La quantità dei prodotti tenuti sotto controllo è altissima nel sud d’Italia ma il nord e il centro non ne sono comuqnue estranei. Il giro alimentare mafioso frutta molto di più di quello della droga e riguarda principalmente verdura, frutta, caffè, latticini e acqua minerale. Ai prodotti vengono fatti fare giri assurdi, vengono trasportati dal sud al nord per essere ripuliti e lucidati e poi riportati al sud per essere venduti a prezzi quintuplicati. Questo comporta spese di trasporto e lavoratori in nero (come camionisti o stranieri “assunti” per il raccolto).

Le mafie utilizzano proprie ditte di trasporto sulle quali viaggiano anche droga e armi, possiedono società di facchinaggio per il carico e scarico e  decidono i prezzi di vendita all’ingrosso a cui commercianti e ambulanti devono attenersi. Chi invece prova a trasportare indipendentemente fuori regione i propri prodotti, semplicemente per venderli in altre zone, si trova costretto a pagare una “tassa” di 50 euro a tir (una specie di pizzo dei trasporti). La mafia inoltre è proprietaria di tantissimi pozzi d’acqua abusivi in Sicilia e se gli agricoltori vogliono innaffiare i propri campi, o pagano o restano a secco. La mafia indica agli agricoltori persino le falegnamerie nelle quali acquistare le cassette per gli ortaggi e le officine nelle quali comprare e riparare i mezzi agricoli.

Alcuni pentiti hanno dichiarato che i loro capi hanno ottimi rapporti con i responsabili di alcuni grandi supermercati a cui vendono partite di frutta e verdura, e che stanno anche cercando di stabilire dei contatti con molti altri gruppi. Durante varie telefonate intercettate, sono stati nominati Carrefour, Gs, Conad, Metro, Sisa ed Esselunga. Il mercato delle angurie è invece il settore più estremo: c’è una famiglia mafiosa in particolare che viene chiamata “il re dell’anguria” perchè ne gestisce l’80% della produzione nazionale. Con tutti i soldi che ricavano possono comprare il restante 20% della produzione in modo da non avere concorrenti e bloccare lo smercio delle angurie per alcuni giorni. La richesta così aumenterà e loro potranno triplicare il prezzo di vendita. Non ci crederete ma la vendita di angurie nei banchetti lungo le strade e nei chioschi frutta alla camorra oltre 25 mila euro.

agromafiaCosa nostra gestisce l’agricoltura, la camorra gestisce i trasporti su camion, la ‘ndrangheta i mercati di Milano e Fondi in provincia di Latina (che sono i centri di smercio principali rispettivamente del nord e del centro italia), e la sacra corona unita gestisce il lavoro nero degli extracomunitari in Puglia. Nella provincia di Napoli e Caserta la camorra arriva a gestire anche il mercato della carne, del pesce, delle uova, del pane e della pizza.

Per contrastare tutto questo bisogna essere consumatori attivi, cercare un rapporto diretto con i produttori tornando alla spesa a km zero e al consumo di prodotti unicamente stagionali. La mafia punta sul trasporto e sulla grande distribuzione quindi comprando prodotti della zona e appena raccolti si limita notevolmente la possibilità di comprare alimenti”corrotti”. Tutto questo giro d’affari riguarda il cibo “buono”, cioè quello coltivato in Italia, che non ha subito particolari trattamenti e che non è scaduto nè rovinato.

Ma nemmeno gli alimenti ormai fuori dal commercio, come prodotti scaduti e scarti di produzione, vengono risparmiati. Servono invece a dar vita ad un altro giro, pericoloso anche per la nostra salute. Qui le mafie intervengono guadagnando su alimenti che sarebbero a ricavato zero perchè dovrebbero essere scartati. Acquistano pomodoro cinese avariato e lo convertono in concentrato di pomodoro, prendono miele con un sapore non appetibile e lo modificano aggiungendo illegalmente zucchero (con gravi rischi per la salute nel caso di inconsapevoli acquirenti diabetici), aggiungono clorofilla all’olio di semi che viene spacciato per olio extravergine d’oliva, e riescono addirittura a produrre mozzarelle senza usare minimamente il latte ma partendo dalle cagliate, un semilavorato industriale importato dall’estero, oppure da polvere di caseina e formaggi fusi scaduti.  

Altro giro è quello del finto made in Italy per il quale si importano prodotti stranieri e li si fanno pasare come italiani. Esiste il prosciutto di parma che in realtà è olandese, il vino chianti che viene dagli U.S.A. e la mozzarella di bufala cinese. In Italia vengono prodotte 26 milioni di cosce di maiale destinate a diventare prosciutti ma ne vengono importate 63 milioni. Questo significa che tre prosciutti su quattro provengono da maiali allevati all’estero ma venduti come italiani. Per saperne di più e capire meglio potete visionare il 1° rapporto sui crimini agroalimentari in Italia.


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