AGCOM/ Monti in conflitto d’interessi: l’authority che lo deve giudicare è suo dipendente alla Bocconi

Dal presidente Cardani al capo gabinetto D’Orazio fino al consigliere Riela. Nell’Agcom abbondano i bocconiani, nominati – non a caso – proprio in quest’ultimo anno direttamente dal governo Monti (presidente della Bocconi stessa). Un grosso conflitto d’interessi, dunque. E, particolare non da poco, tutti nominati d’imperio, senza alcuna trasparenza sulla selezione. Il risultato, oggi, è paradossale: colui che dev’essere giudicato sulla sua “esposizione” in tv e radio (Mario Monti)  è, nei fatti, capo nella struttura privata (Bocconi) di chi deve giudicarlo.

 

di Carmine Gazzanni

Dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) risulta in uscita il capo di gabinetto Guido Stazi e al suo posto il presidente Cardani ha insediato Annalisa D’Orazio, bocconiana doc e advisor di Sorgenia, del gruppo De Benedetti”. A denunciare la cosa è stato, la settimana scorsa, nel corso dell’ultima seduta assembleare di Palazzo Madama il senatore Idv Elio Lannutti, il quale, non a caso, ha sottolineato come non si comprendano “i motivi per i quali sia stato attribuito l’incarico di capo di gabinetto a Annalisa D’Orazio, mentre sarebbe stato preferibile ricorrere a criteri di selezione improntati alla massima trasparenza ed efficienza, così come peraltro indicato dalle norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”. Insomma, l’incarico è stato dato d’imperio dal presidente Angelo Marcello Cardani.

La questione è assolutamente delicata dato che l’Agcom, in questo periodo soprattutto, riveste un ruolo delicato visto il compito d’arbitro durante il periodo elettorale. Già negli scorsi mesi, d’altronde, erano stati presentati esposti per i pesanti squilibri in televisione soprattutto a favore di Mario Monti e Silvio Berlusconi. Esposti che, peraltro, hanno portato a qualcosa dato che l’undici gennaio, in una nota, l’Autorità per le Comunicazioni ha osservato una “sovraesposizione” del professore in tutte le emittenti televisive.

Il dubbio però che l’atteggiamento dell’Agcom sia accondiscendente nei confronti di Monti rimane. Il perché va ritrovato in un pesante conflitto d’interessi di cui nessuno parla sebbene sia decisamente esplicito. Riprendiamo quanto denunciato dal senatore Lannutti. Il presidente dell’authority Cardani ha nominato capo gabinetto Annalisa D’Orazio. “Bocconiana doc”, commenta il parlamentare. Assolutamente vero, dato che la D’Orazio dirige in Bocconi lo Iefe, ovvero l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente. Ma c’è dell’altro. Come detto, la scelta sembrerebbe stata presa d’imperio da Cardani, senza “ricorrere a criteri di selezione improntati alla massima trasparenza ed efficienza”, senza peraltro prendere “in considerazione candidature interne che avrebbero garantito un adeguato livello di professionalità e consentito, allo stesso tempo, di contenere i costi di funzionamento dell’Autorità, in linea con le puntuali e stringenti direttive governative di spending review”. Niente. Si è deciso nominare un’esterna. Una bocconiana, per la precisione.

monti_conflitto_dinteressi_agcomBasta questo per poter parlare di conflitto d’interessi, dato che – come sappiamo – Mario Monti è presidente (tutt’ora, anche se in sospensiva per il suo ruolo istituzionale) della Bocconi? Decisamente no. Troppo blando, non c’è che dire. La cosa comincia ad essere diversa se facciamo un’ulteriore precisazione. Anche il presidente dell’Agcom – colui che ha nominato la D’Orazio – è uomo della Bocconi. Angelo Marcello Cardani, infatti, è docente associato del dipartimento di economia (qui la sua scheda sul sito dell’università). Domanda. Indovinate chi l’ha nominato presidente dell’authority? Il governo, of course. Su proposta proprio del Presidente del Consiglio Mario Monti che, nei fatti, è il suo capo all’università privata.

Ma, d’altronde, l’amicizia tra Cardani e Monti è secolare, dato che l’attuale numero uno dell’Agcom lo aveva seguito come suo braccio destro anche in Europa durante il periodo in cui Monti era commissario. Insomma, l’ex premier si fida di lui. È per questo, in ultima istanza, che l’ha nominato a capo dell’authority per le Comunicazioni.

Facciamo però un’ulteriore domanda: oltre la stima e le capacità e le conoscenze in ambito economico, Cardani nel suo passato avrà maturato anche una conoscenza adeguata nel campo della comunicazione? A quanto risulta dal curriculum pubblicato dallo stesso governo, pare proprio di no. Basta scorrere i suoi incarichi – presenti e passati – per realizzare che esperienze nell’ambito non siano state maturate. Non solo. Così come avvenuto per la D’Orazio, pare che anche nel caso di Cardani le procedure non siano state propriamente trasparenti.

La sua designazione, infatti, è avvenuta l’otto giugno 2012, prima che la Presidenza del Consiglio dei ministri avviasse qualsivoglia procedimento per la valutazione comparativa dei curricula delle personalità idonee a ricoprire la medesima carica. A denunciare la cosa è stato Guido Scorza in un post su Il Fatto: “Il 2 ed il 25 maggio la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva messo nero su bianco, in risposta a due distinte istanze di accesso della Open Media Coalition ai curricula dei candidati a divenire Presidenti dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, che il relativo procedimento comparativo non era ancora stato avviato e che presso i propri uffici non vi era pertanto nessun curricula. Il nome di Angelo Marcello Cardani quale presidente, pressoché certo, dell’AgCom, tuttavia, era già online da tempo”.

È evidente che qualcosa non tornasse. Nonostante questo, però, l’otto giugno “il Presidente del Consiglio ha confermato l’indicazione senza, ancora una volta, spendere neppure una parola sul procedimento – che è difficile credere sia mai stato avviato – che ha portato alla designazione del suo collega Cardani”. Insomma, in altre parole non si conoscono gli altri curricula. E, ancora una volta, la nomina è avvenuta d’imperio: “Possibile – si chiede Scorza – che una scelta tanto delicata possa essere assunta senza dar conto delle motivazioni e della valutazioni comparative che l’hanno determinata? Possibile che anche la designazione del Presidente di un’Autorità amministrativa indipendente debba avvenire esattamente – o forse in modo ancor più segreto e meno trasparente – di come avviene quella dell’amministratore delegato di una società privata?”.

In altre parole, dunque, zero trasparenza. E tanto conflitto d’interessi dato che – ora appare chiaro – le cose sono andate in questo modo: un bocconiano doc (Mario Monti) nomina l’amico e bocconiano doc (Angelo Marcello Cardani) alla presidenza dell’Agcom – senza alcuna trasparenza sui metodi e senza che lo stesso abbia conoscenza adeguate per ricoprire tale incarico – il quale, a sua volta, nomina una bocconiana doc (Annalisa D’Orazio) come capo gabinetto, senza che ancora ci sia stata alcuna trasparenza sui metodi di selezione.

Basta questo per parlare, ora, di conflitto d’interessi, soprattutto – come già sottolineato – presupponendo il ruolo importante dell’Agcom in questo periodo, quale arbitro sulla presenza televisiva dei candidati premier (tra cui Monti stesso)? In pratica colui che dev’essere giudicato sulla sua “esposizione” in tv e radio è, nei fatti, capo nella struttura privata (Bocconi) di chi deve giudicarlo.

Se non basta quanto detto si potrebbe passare allora al cda dell’Agcom. Tra i membri ritroviamo Stefano Riela. E indovinate dove compare anche il suo nome? Qui: dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico. Università Bocconi.

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