ACQUA PUBBLICA O PRIVATA?/ Veolia ha deciso: l’oro è blu, Acqualatina insegna…

Acqua bene comune!”, si urla ai quattro venti tralasciando la realtà: l’acqua non è più pubblica da anni, dal Dicembre del 1993 più precisamente, quando il Parlamento approvò la famosa legge Galli, che apriva il settore ai privati. Non a caso fu votata subito dopo Tangentopoli, quando c’era da ricostruire il rapporto di fiducia tra politica e impresa, in attesa di un salvatore che di lì a breve sarebbe arrivato.

di Andrea Succi

acqua_oro_bluCome ogni legge che si rispetti anche questa utilizzava toni severi (“Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche”) a fronte di una facile scappatoia inserita nell’articolo 20:“Concessione della gestione del servizio idrico a soggetti non appartenenti alla pubblica amministrazione”.

Nascono così le società a capitale misto, che all’inizio prevedono una forte maggioranza del pubblico e nell’ultimo periodo vogliono un capitale privato “non inferiore al 40%”, con ottime prospettive di crescita (decreto 135-2009).

In Molise – e persino nel resto d’Italia – nonostante dichiarazioni roboanti tese a contrastare “la privatizzazione del servizio idrico”, le multinazionali operano già da anni sia sul versante campano-laziale che su quello adriatico. Se fossimo in guerra (la guerra per l’acqua?), la si potrebbe chiamare operazione a tenaglia, quella che coinvolge i comuni di Sesto Campano, Conca Casale e Termoli.

Sesto Campano è finito in mano all’Acqua Campania Spa, controllata dal Gruppo ENI e partecipata dalla multinazionale francese Veolia (tramite SIBA, società dei Pisante, vedi La Voce di Marzo 2008) proprietaria anche dell’inceneritore Energonut di Pozzilli, comune a un tiro di schioppo da Sesto Campano.

 

Il capitale di Veolia – che di francese ha oramai ben poco – è tutto o quasi in mani statunitensi, visto che i principali owners sono la Wellington Management Company LLP, l’Invesco PowerShares Capital Management LLC e il Vanguard Wellington Fund, Inc., dell’onnipresente Vanguard Group. Gira e rigira spuntano sempre i soliti fondi d’investimento internazionali, controllati da persone su cui da tempo punta l’attenzione il prestigioso giornalista investigativo Daniel Estulin (“Il Gruppo Bilderberg”).

Ma se da un lato può apparire surreale e cospirazionista la Bildergerg-Story, dall’altro risulta oltremodo esaustiva e concreta la vicenda di Acqualatina Spa, che ha vessato i cittadini con bollette talmente alte da costringere la cittadinanza di Aprilia a rifiutarsi di pagare.

Cos’è Acqualatina? È una società a capitale misto in cui il privato, che possiede il 49% delle quote, è capeggiato da Veolia assieme a Enel Hydro e Siba, due imprese con quote marginali facenti capo proprio ai Pisante.

Tra le compagnie partecipate da Veolia (al 20%) ce n’è una di particolare interesse – la Geal Lucca Spa – che lega i francesi ad un potente gruppo italiano, la multiutility romana Acea SpA., cui sono riconducibili le due controllate che si occupano di acquedotto, fognatura e depurazione nei comuni molisani di Conca Casale e Termoli: rispettivamente l’Ato 5 Frosinone Spa e la Sigesa.

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