ACQUA PUBBLICA/ Il caso Catanzaro e la denuncia della Napoli: tra Sorical e Veolia, fa capolino la ‘ndrangheta

“Acqua bene comune!”, si urla ai quattro venti tralasciando la realtà: l’acqua non è più pubblica da anni, dal Dicembre del 1993 più precisamente, quando il Parlamento approvò la famosa legge Galli, che apriva il settore ai privati. Non a caso fu votata subito dopo Tangentopoli, quando c’era da ricostruire il rapporto di fiducia tra politica e impresa, in attesa di un salvatore che di lì a breve sarebbe arrivato. E un caso eclatante di rapporti poco chiari tra pubblico e privato – come denuncia Angela Napoli, membro della Commissione Antimafia – è quello di Catanzaro, dove tra Sorical (pubblico) e Veolia (privato) fanno capolino le cosche calabresi.

di Andrea Succi

acqua-pubblica_sorical_veoliaDel comune di Catanzaro ci siamo già occupati nel recente passato, quando l’ultima tornata elettorale ha dato vita a scenari da brividi: brogli, minacce e buste con proiettili recapitate al povero prefetto Antonio Reppucci. Senza considerare il numero dei voti, più alto rispetto ai votanti, il candidato indagato per compravendita di voti e le schede scomparse dai verbali.

Un caos istituzionale che ha visto trionfare il sindaco pidiellino Sergio Abramo, già Presidente della Sorical, società che si occupa dell’approvvigionamento idrico della Calabria, con capitale misto pubblico/privato e quote detenute per il 53,5% dalla Regione Calabria e per il 46,5% da Veolia. Ecco: quando c’è di mezzo ci sono loro può succedere di tutto.

Anche su Veolia abbiamo in passato acceso i riflettori, quando è scoppiato il caso Acqualatina, società a capitale misto ( il privato che possiede il 49% delle quote è capeggiato da Veolia) che ha vessato i cittadini con bollette talmente alte da costringere la cittadinanza di Aprilia a rifiutarsi di pagare.

Il capitale di Veolia – che di francese ha oramai ben poco – è tutto o quasi in mani statunitensi, visto che i principali owners sono la Wellington Management Company LLP, l’Invesco PowerShares Capital Management LLC e il Vanguard Wellington Fund, Inc., dell’onnipresente Vanguard Group. Gira e rigira spuntano sempre i soliti fondi d’investimento internazionali, controllati da persone su cui da tempo punta l’attenzione il prestigioso giornalista investigativo Daniel Estulin (“Il Gruppo Bilderberg”).

E l’inquietante Veolia, in Calabria, è il socio privato della Sorical, il cui presidente – dicevamo – è quel Sergio Abramo da poco eletto sindaco nel comune di Catanzaro, sulla cui tornata elettorale pendono ricorsi e inchieste giudiziarie volte a scoprire eventuali brogli. Sono infatti appena centotrenta i voti oltre la soglia del 50% – centotrenta su cinquantottomila votanti – che hanno permesso ad Abramo di indossare la fascia di primo cittadino.

Ma il neo sindanco non è nuovo a finire nell’occhio del ciclone, tanto è vero che – proprio in qualità di Presidente della Sorical – nello scorso mese di maggio, “a termine di un’inchiesta, denominata “Acqua sporca“, dalla quale è emerso un quadro estremamente grave, con pregiudizio per la salute pubblica, la Procura della Repubblica di Vibo Valentia, ha posto sotto sequestro l’invaso artificiale “Alaco” ed ha emesso 26 avvisi di garanzia e tra questi anche al neo sindaco di Catanzaro”.

Questo è quanto si legge nell’interrogazione a risposta scritta presentata il 20 giugno dall’Onorevole Angela Napoli (Fli), calabrese e da sempre impegnata nella battaglia per la legalità. Facendo seguito “all’atto ispettivo n. 4-15546 del 29 marzo 2012, in cui la stessa Napoli denunciava “le anomalie con le quali da parte della SoRiCal Spa vengono gestiti in Calabria l’approvvigionamento e la fornitura dell’acqua”, l’Onorevole ha nuovamente richiamato “la relazione della Magistratura contabile calabrese, che ha evidenziato l’errore della tariffa del servizio idrico integrato che ha gravato per circa 1,8 milioni di euro all’anno sui Comuni e, quindi, sui cittadini, calabresi.”

Detto in soldoni, la Sorical – il cui Presidente, ricordiamolo, è l’attuale sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo – si è comportata come fece all’epoca Acqualatina, tartassando i contribuenti con “tariffe errate” e facendo pagare, ingiustamente, un surplus di 1,8 milioni di euro. Oltre al danno della crisi economica, pure la beffa di chi non sa fare bene i conti.

Lo scandalo non finisce certo qui, perché sfocia in un abnorme conflitto di interessi: “il Comune di Catanzaro – sottolinea la Napoli – come tanti altri Comuni calabresi, dovrebbe essere ancora debitore per diversi milioni nei confronti della SoRiCal, tanto che nel novembre del 2011 ha subito il taglio dell’erogazione dell’acqua del 60 per cento e a tutt’oggi la società erogatrice dell’acqua, nonostante i mai ripagati errori tariffari su richiamati, sta creando grossi disagi a numerosi comuni calabresi, costretti a ricorrere al TAR per derimere il contenzioso in atto che rischia di portare al taglio dell’erogazione dell’acqua.”

E se il sindaco del Comune debitore e il Presidente dell’azienda creditrice coincidessero? Togliamo l’ipotetico congiuntivo e diciamo le cose come stanno: nel caso di Catanzaro, ci ritroviamo di fronte Sergio Abramo in qualità di debitore, quindi sindaco, e allo stesso tempo di creditore, in quanto Presidente della Sorical. Chissà se i ministeri competenti “ritengano compatibile le due cariche di Sindaco dello stesso Comune debitore e presidente della SoRiCal, società creditrice, chiede a ragion veduta Angela Napoli, membro della Commissione Antimafia parlamentare.

Perché gira e rigira in certe zone d’Italia la lingua batte dove il dente duole.

Nel marzo del 2012 – si evince dall’interrogazione – l’inchiesta giudiziaria, denominata “Ceralacca“, condotta dalla DDA di Reggio Calabria, ha portato in carcere nove persone, tra le quali alcune legate alle cosche della piana di Gioia Tauro e tre funzionari degli uffici della SoRiCal di Catanzaro; le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.”

Il Sindaco di Catanzaro nonché Presidente della Sorical, Sergio Abramo, per il momento non è coinvolto in “Ceralacca”, per cui non è dato sapere quali fossero i suoi eventuali rapporti con i funzionari arrestati e accusati di associazione a delinquere ma dalle indagini effettuate emerge un altro aspetto inquietante. 

Per motivi a tutt’oggi riservati, la Veolia è intenzionata a mollare la partecipazione in Sorical, per cui Abramo si ritrova sul groppone la ricerca di un nuovo socio privato. Ed è proprio in questo passaggio che potrebbero esserci dei rischi legati a probabili infiltrazioni mafiose:già attraverso l’inchiesta che ha portato alla richiamata operazione “Ceralacca” era emerso il progetto attraverso il quale le cosche della ‘ndrangheta della piana di Gioia Tauro potrebbero mirare ad inserirsi nell’eventuale cordata di imprenditori che acquisirebbe la quota privata della SoRiCal, subentrando alla Veolia.”

Ecco perché la Napoli, da sempre impegnata sul fronte antimafia – vive da alcuni anni sotto scorta e nel mirino delle cosche – vuole che vengano puntati tutti i riflettori istituzionali su di un caso che rischia di diventare il nuovo modus operandi della mafie, affamate di appalti pubblici, soprattutto se legati a servizi essenziali quali l’erogazione dell’acqua. Che dovrebbe essere pubblica, ma come abbiamo visto in realtà non lo è affatto.

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