ABUSIVISMO EDILIZIO/ La jungla delle costruzioni: nessun controllo, nessuna demolizione

L’abusivismo edilizio è scempio paesaggistico e morte. Accade a Palermo, a pochi giorni dal Natale, anticipando i nefasti dati del dossier di Legambiente: implode una palazzina, trascinando con sé anche un’altra, tre le vittime. La causa è stata una sopraelevazione abusiva. Molti, troppi i casi di costruzioni selvagge, dal 2003 al 2011 sono quasi 26 mila le strutture abusive. Le amministrazioni comunali spesso chiudono un occhio perché Comune ed illeciti si muovono a braccetto. Colate di cemento ovunque e senza nessun controllo, 1.200.000 le case fantasma mai registrate al catasto e quelle ordinanze di demolizioni mai attuate. E’ proprio Palermo la città con 1943 ordinanze di abbattimento, nessuna di queste eseguita fino ad ora.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Non sono solo numeri; sono morti, vittime di crolli improvvisi o tragedie annunciate ma inascoltate. A Palermo, pochi giorni fa, l’ennesima palazzina che crolla, trascinando con se anche un’altra. La causa è stata una veranda costruita abusivamente sul terrazzo: un peso eccessivo per una struttura che già aveva subìto altre costruzioni irregolari. Risultato: il crollo. Ma a Palermo, a Napoli, a Reggio Calabria, tutto questo è la normalità: le tre città sono in pull position per casi di abusivismo selvaggio. Napoli ha il maggior numero di ordinanze di demolizioni, ben 16.837 provvedimenti e solo 740 sono stati eseguite, un bassissimo 4 percento; a Reggio Calabri le ordinanze sono 2989 e nessuna applicazione e a Palermo le demolizioni sono 1943 e mai nessuna esecuzione di abbattimento. Si aspetta sempre la tragedia, prima di agire.

abusivismo_edilizio_nessuna_demolizioneIl problema vero, secondo anche Legambiente, è proprio la non esecuzione delle demolizioni degli edifici abusivi. Nel momento in cui una struttura è dichiarata non idonea, non abbattendola è come se si giustificasse l’illecito e questo accade spesso con immobili occupati da persone ‘bisognose’ che sono fiancheggiate da associazioni caritatevoli e parroci oppure dai politici di turno. Questo modus vivendi rende l’Italia, da circa una decina d’anni, uno stivale sfregiato dal cemento incontrollato, favorito dall’appoggio dei clan mafiosi e incrementando il lavoro nero. Dal 2003 al 2011 si sono registrate ben 25.800 strutture abusivecase, capannoni, strutture ampliate o sopraelevazioni– . Di tutte le costruzioni, quelle illegali sono il 13,4 percento del totale.

Oltre le strutture illecite, altre ‘furbate’ sono le ‘case fantasma’ quelle che non esisterebbero ma che, in realtà ci sono. E sono pure tante: 1.200.000 immobili che potrebbero fruttare allo Stato 500 milioni di euro.

Chi deve controllare? Gli enti locali che dovrebbero monitorare la situazione ma troppo spesso favoriscono certe situazioni illegali. Nei comuni giacciono pile di condoni ed ordinanze di demolizioni non eseguite per ‘compiacenze’: l’82 percento delle amministrazioni campane si sono sciolte a causa di un favoritismo reciproco tra abusivismo selvaggio e politica. Ad esempio a Boscoreale a causa di illeciti immobiliari ed infiltrazioni mafiose il comune si è sciolto per ben due volte (1998 e 2006);  San Giuseppe Vesuviano è, invece, il comune campano più colpito registrando 1154 abusi nel 2009. In totale sono 46.760 le richieste di abbattimento delle strutture illegali e solo 4956 quelle effettivamente eseguite.

Il business dell’edilizia, questo dell’abusivismo, è un’affere ghiotto per sindaci e costruttori. C’è il caso di Agrigento dove il giovane sindaco Marco Zambuto è stato indagato per il crollo ‘improvviso’ di palazzo Lo Jacono, una struttura settecentesca sorta nel centro storico della città. Costruzioni continue, pochi controlli su strutture precarie, progetti edilizi in zone a rischio per speculazioni. Sel Agrigento accusa l’amministrazione Zambuto di voler costruire palazzine nel fragile cuore di Agrigento già martoriato da mura decrepite, abitazioni a rischio e situazioni urbanistiche al limite. Zambuto nel marzo del 2009 ha rilanciato l’operazione Terravecchia di Girgenti: costruire 32 alloggi accanto alla cattedrale della città, espropriando alcune case vecchie e tenendo poco conto della stabilità geologica. Il perché dell’operazione, secondo il dossier di Sel Agrigento, è una triste e ridondante storia di speculazione all’italiana: guadagno di soldi pubblici e appalti taroccati.

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