Il vero spreco della Casta? È il vitalizio: così i politici trombati ci costano più di quelli eletti

Nonostante alcuni tagli (minimi, a dire il vero) ai costi del Parlamento, il vero salasso restano i vitalizi, come dimostra l’inchiesta di Gianluca De Martino pubblicata su Wired: così i politici trombati pesano sui conti pubblici più di quelli eletti.

 

Indennità, rimborsi, viaggi, affitti dei politici. Da quando gli italiani hanno cominciato a masticare di spending review il Parlamento ha risparmiato quasi su tutto. Cominciò Monti nel 2011-2012, hanno proseguito Letta e Renzi nel dare l’input dell’austerità. C’è un capitolo di spesa che la politica proprio non riesce a tagliare. Anzi, è una voce che addirittura è cresciuta nell’ultimo anno: i vitalizi e i privilegi agli ex parlamentari. L’exploit del Movimento 5 Stelle alle elezioni del 2013 ne ha lasciati parecchi fuori da Montecitorio e Palazzo Madama. Così la lotta alla casta ha prodotto l’effetto boomerang di far aumentare la pila di assegni per deputati e senatori cessati dal mandato. Nel 2014, secondo il bilancio interno della Camera, in discussione proprio in questi giorni, lo Stato spenderà quasi 140 milioni di euro per vitalizi e altri benefits per gli ex onorevoli, che avranno diritto anche al rimborso delle spese di viaggio per complessivi 900mila euro. In totale fanno 140 milioni e 800mila euro, poco meno dei 145 milioni che si spenderanno per le indennità dei deputati in carica e per il rimborso delle loro spese.

Il divario tra le due voci era molto più ampio nel 2008, all’inizio della passata legislatura: 167 milioni costavano gli onorevoli in carica, 140,6 gli ex. Se i primi hanno rinunciato a 20 milioni di euro l’anno, i deputati cessati dal mandato nel complesso non hanno fatto passi indietro, soprattutto perché nel frattempo sono aumentati di numero.

Il bilancio è ancor più paradossale al Senato, dove il presente sfida il passato. E quasi sempre viene sconfitto. Mentre si approva la riforma che renderà il senato non elettivo e certamente farà risparmiare allo Stato qualche milione di euro l’anno per indennità e rimborsi spese, di sicuro non resterà a mani vuote chi dovrà abbandonare Palazzo Madama e avrà maturato i requisiti per il vitalizio o la pensione.

Nel 2013 i senatori cessati dal mandato sono costati 82 milioni di euro, quelli ancora in carica 80 milioni. La forbice era ancor più ampia nel 2008: 78 milioni i primi, 72 i secondi.

In compenso i gruppi hanno tirato al massimo la cinghia, passando da un costo di 38 milioni nel 2007 ad ‘appena’ 21 milioni nel 2012 e 2013.

Per la prima volta sono on line i bilanci dei gruppi di deputati, certificati dalla società di revisione Bdo. Per il 2013 al Partito democratico, che a Montecitorio ha la maggioranza assoluta, sono andati 11 milioni e mezzo di euro. Tre milioni e 700mila euro a testa per Movimento 5 stelle e Forza Italia. Rispetto ai grillini, però, i berluscones spendono molto di più, quasi tutto il budget: tre milioni e mezzo di euro contro appena due milioni di M5s. Sul bilancio dei deputati forzisti pesa notevolmente il costo per il personale (39 in totale), che sfiora i tre milioni di euro. Mai quanto quello sostenuto dal Pd, che nel totale ha speso 8,7 milioni di euro di cui il 90% per i propri 124 dipendenti. Il Partito democratico è il gruppo che ha investito di più anche in comunicazione, 257mila euro, in editoria (54mila euro) e in studi e seminari (91mila euro).

 Così il Pd ha impiegato le sue risorse: un seminario “Europa e democrazia” è costato 42.906 euro, il convegno Italia-America latina altri 10mila euro. Circa 20mila euro sono serviti per finanziare un documentario sul lavoro femminile; 10.700 euro per la partecipazione di alcuni parlamentari a seminari svoltisi a Roma, Bruxelles, Brighton, Tunisi e Cairo. Ben 54mila euro sono stati spesi per quotidiani, riviste, abbonamenti e per la stampa del volume Parole in democrazia, “un piccolo vocabolario per comprendere il linguaggio parlamentare”.

Nonostante tutto il Pd ha fatto quadrare i conti con un avanzo di quattro milioni di euro, circa un terzo delle entrate. Tra i partiti maggiori il più parsimonioso è, manco a dirlo, il Movimento 5 stelle, che ha chiuso il bilancio 2013 con un avanzo di 1,7 milioni, poco meno della metà del contributo incassato dal gruppo.

Dietro la triade Pd-Fi-M5s, il porto del gruppo misto, dove trovano ospitalità indipendenti o espulsi da altre formazioni politiche. Due milioni di euro gli sono stati assegnati da Montecitorio nel 2013, quasi tutto è stato speso per personale, collaborazioni e rimborsi per i deputati. Sono avanzati solo 43mila euro e nell’esercizio 2014 il Misto si porterà dietro un debito di 300mila euro.

Oltre un miliardo e mezzo di euro l’anno: tanto costa mantenere in vita Camera e Senato.

Palazzo Madama, che ha un bilancio di circa mezzo miliardo di euro, e Montecitorio, che nel 2014 spenderà un miliardo e cento milioni di euro, hanno una caratteristica comune: il personale, sia in servizio che in quiescenza, assorbe circa la metà del budget.

Oltre alle indennità per i deputati e ai vitalizi per gli ex, di cui si è già detto, nel 2014 la Camera spenderà 26 milioni di euro per l’affitto di uffici e depositi con un risparmio di circa 10 milioni di euro rispetto a cinque anni fa; 13 milioni per le manutenzioni ordinarie, 6 milioni e mezzo per pulizia e rifiuti, 5 e mezzo per forniture di acqua, luce e gas. Le spese telefoniche ammontano a 1,4 milioni di euro, ma sono comunque la metà di quelle del 2008 (quasi 2,8 milioni di euro).

Le forbici sono ancora spuntate rispetto ad alcuni sprechi: il Senato ha speso due milioni di euro per il cerimoniale nel 2013; quest’anno la Camera continua a spendere oltre cinque milioni di euro per la stampa degli atti parlamentari. Quasi 11 milioni di euro per il trasporto: 7,4 per aerei, 900mila per aerei all’estero, 2 milioni per i treni, 500mila euro per il pedaggio autostradale. Servono 47 milioni per beni e servizi a Montecitorio, tra cui spiccano i 3,7 milioni di euro per la ristorazione. Tra le righe del bilancio 2014 spunta anche la voce “Formazione linguistica e informatica dei deputati” (300mila euro): considerata la performance in inglese di Matteo Renzi sarebbe il caso di estendere questo tipo di corsi anche al governo.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.