Il prof gay che toglie il crocifisso dall’aula scatena polemiche: “Ecco perchè l’ho fatto”

crocifisso via dalle aule gay prof mini

Povero crocifisso. Ultimamente ce l’hanno tutti con lui e lo utilizzano come simbolo di mille battaglie. L’integrazione religiosa? Basta togliere il crocifisso dalle aule e il gioco è fatto. L’integrazione sessuale? Stessa manfrina: togli il crocifisso e il mondo diventa migliore. Sta scatenando forti polemiche la decisione del prof gay che ha tolto il simbolo cristiano dall’aula: “Ecco perchè l’ho fatto”, ha raccontato in un’intervista rilasciata a Simona Regina per Wired.

 

È successo ieri mattina a Trieste, al Liceo Carducci.

Ho tolto il simbolo della Chiesa cattolica dalla parete alle spalle della cattedra prima che arrivassero gli studenti. Poi, a loro ho spiegato il perché del mio gesto” racconta Davide Zotti, insegnante triestino di filosofia e antropologia e responsabile Scuola di Arcigay.

Come docente e omosessuale non posso più accettare di svolgere il mio lavoro in un luogo segnato dal simbolo principale della Chiesa cattolica, che continua a calpestare la mia dignità di persona omosessuale. Non intendo più insegnare sotto un simbolo che rappresenta un’istituzione che continua a delegittimare la mia persona e quindi il mio stesso ruolo educativo”.

I miei studenti – aggiunge – conoscono il mio impegno civile e il mio ruolo in Arcigay e hanno compreso le mie ragioni”.

Zotti ha spiegato anche attraverso un post su Facebook il perché del suo gesto: “Ho scelto la disobbedienza civile, con tutte le conseguenze che ne deriveranno, in quanto il nostro Stato non ci tutela da chi ci discrimina, anzi garantisce, in un ambito che dovrebbe essere laico, come la scuola pubblica, la presenza simbolica e di fatto di una Chiesa che non perde giorno per insultarci, in quanto persone che rivendicano diritti individuali e sociali.

Mentre pagherò di persona le conseguenze del mio gesto, i rappresentanti delle più alte gerarchie della Chiesa cattolica potranno continuare indisturbate a fare dichiarazioni discriminatorie e lesive della nostra dignità”.

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