Licenziati da Silvio: il Pdl chiude e B. caccia 42 ex dipendenti del partito.

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Povero Silvio. Altro che Re Mida, casomai l’esatto opposto. La notizia non lascia spazio a fraintendimenti: il Pdl chiude e licenzia 42 dipendenti. Siamo di fronte all’ennesimo fallimento politico di Berlusconi.

 

L’azienda politica messa su dal mafiosetto di Arcore ha fatto la fine che meritava di fare. Cioè, è fallita anche se – a differenza di tante altre imprese in crisi – continua a ricevere fondi pubblici dallo Stato come rimborsi elettorali.

Il 24 settembre, come riporta Il Fatto Quotidiano, “è scattata la convocazione al tavolo di trattativa aperto al ministero del Lavoro, tavolo al quale erano presenti, oltre all’avvocato Claudio Pennacchio, in qualità di consulente del lavoro e procuratore alle liti del Pdl, i rappresentanti delle sigle sindacali dei lavoratori (UilTucs, FilcamsCgil, Fisascat Cisl e l’Associazione stampa romana dal momento che due dei dipendenti in questione sono giornalisti).

Paolo Proietti, rappresentante sindacale della UilTucs presente all’incontro, ha chiarito a tutti come stanno le cose: “Il tavolo è stato aggiornato al 2 ottobre. La strada che si prospetta, e che rispetto alla precedente fase della trattativa consideriamo un passo avanti, è quella della Cassa integrazione straordinaria per tutti i dipendenti in esubero, al termine della quale seguirà la procedura di mobilità. Tecnicamente non c’è altra soluzione.”

Fallimento e licenziamenti vanno di pari passo, anche se ti chiami Silvio Berlusconi e pensavi di aver fondato un partito-azienda immune a certe umane problematiche. E invece niente da fare, anche per l’ex Cavaliere si prospetta l’ennesima sconfitta politica, costretto com’è a mandare via 42 risorse che non sono state riassorbite in Forza Italia, “29 dipendenti della sede nazionale di Roma (un direttore amministrativo, 20 impiegati, 6 quadri e due giornalisti), 12 della sede regionale della Lombardia (tutti impiegati) a Milano e uno della sede regionale calabrese di Catanzaro.”

Il cinismo di Berlusconi viene fuori dalle parole del portavoce della UilTucs: “Tengo a far presente che la maggior parte dei lavoratori che stiamo tentando di tutelare sono dipendenti inquadrati tra il secondo e il quarto livello del contratto nazionale del Terziario, con retribuzioni che possono variare tra i 1.200 e i 1.400 euro mensili. Tra loro, per intenderci, non ci sono i famosi “portaborse” Inoltre avremmo voluto capire, nel corso delle discussioni avute con i rappresentanti del Pdl, in base a quali criteri sono stati scelti i lavoratori da far transitare in Forza Italia e quelli da lasciare in carico al Popolo delle Libertà, che si è di fatto trasformata in una specie di “bad company”. Purtroppo non abbiamo avuto i chiarimenti sperati…”.

A noi invece viene in testa un’altra domanda: com’è possibile che un pluri-miliardario non riesca a trattenere dipendenti con retribuzioni piuttosto basse, nonostante il patrimonio personale a disposizione – pressoché illimitato – e nonostante le milionate di rimborsi elettorali che il (fu) Pdl ancora intasca.

La risposta non può che essere una sola: Berlusconi, ancora una volta, se ne strafotte. Dell’Italia e degli italiani, siano essi suoi dipendenti o meno.

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