“Il Papa deve conoscere la mia verità sullo Ior”. Gotti Tedeschi vuole incontrare Bergoglio

gotti tedeschi vuole incontrare il papa per fare luce sullo ior

“Tante cose sono state dette ma tante altre ancora no, e sono sicuro che il Papa sta facendo di tutto per comprendere meglio quegli eventi. Chiederei a Bergoglio di ascoltare quello che ho da raccontare, anche in confessione, se ritiene il caso. Vorrei essere sicuro che conosca anche la mia verità”…

 

Non è passato tanto tempo, nemmeno due anni dallo tsunami, eppure guardando indietro certi passaggi restano sullo sfondo. Incomprensibili. Tanto per cominciare quei 23 milioni di euro fatti sequestrare nel 2010 dalla Procura di Roma su un conto del Credito Artigiano intestato allo Ior (denaro dissequestrato solo di recente), poi la successiva battaglia per il controllo dell’istituto e, infine, la marcia del gambero fatta fare alla legge promulgata da Benedetto XVI per introdurre seri controlli nelle finanze.

Peccato però che subito dopo quella legge venne modificata rapidamente da altri; e solo con l’arrivo di Francesco ha ritrovato l’impianto iniziale. Insomma, un groviglio che si sta dipanando lentamente grazie alla fermezza di Bergoglio, deciso più che mai a portare avanti il processo di trasparenza iniziata a suo tempo da Benedetto XVI.

Ettore Gotti Tedeschi, fino al 24 maggio 2012 presidente dello Ior, ha deciso di rompere il lungo silenzio che si era imposto per lanciare, attraverso il Messaggero, un appello al Papa. Vorrebbe incontrarlo e raccontargli personalmente quello che accadde. Le ferite vanno sanate e la verità può servire al cammino intrapreso dal pontefice.

Che cosa si aspetta dalla Chiesa? 
«Il 2013 è stato un anno di grandi eventi. Mi riferisco alle dimissioni di Benedetto e all’elezione di Francesco, insomma parlo di eventi di enorme portata che hanno imposto profonde riflessioni. Difficile non pensare, ad esempio, alla grande questione della trasparenza finanziaria. Una riflessione che con Papa Francesco è destinata a proseguire in modo coerente, esattamente come era iniziata quando sono stato chiamato da Benedetto XVI alla guida dello Ior».

Ne è passata di acqua sotto i ponti…
«Già, ne è passata. Molta. E tante cose sono state dette ma tante altre ancora no, e sono sicuro che il Papa sta facendo di tutto per comprendere meglio la successione di quegli eventi. Io sono sereno, ho sempre servito la Chiesa con lealtà ed onestà e continuerò a farlo»

Che cosa ha significato per lei la destituzione dalla guida dello Ior? 
«Difficile da sintetizzare in poche righe un terremoto di tale portata, non solo dal punto di vista professionale, ma soprattutto umano. Nella mia vita è stato come essere investito da uno tsunami, un ciclone inatteso, non previsto, di una violenza inaudita. In coscienza posso affermare di avere lavorato in modo retto e trasparente, per il bene della Chiesa, per il suo futuro, in totale spirito di servizio, con tutto l’amore possibile per Benedetto XVI, che io considero un dono di Dio. Essere destituito in quel modo, ingiusto e brutale, ha arrecato anche tanto male alla mia famiglia: questo è un aspetto che ancora mi causa dolore».

Che ripercussione ha avuto sulla sua famiglia quel licenziamento? 
«Mia moglie, nonostante le sofferenze che provava, è stata la persona che più di tutte mi spingeva ad osservare i fatti che nel frattempo si sviluppavano, facendomi intravedere il bene che comunque potevo fare e il sacrificio che mi veniva chiesto, mi incoraggiava a sopportare tanto male per amore della Chiesa. I miei cinque figli, invece, hanno vissuto in modo indiretto e diverso gli avvenimenti, sempre restando uniti nella certezza che si stava consumando un sopruso.

La cosa più devastante è stata senz’altro la volontà di denigrarmi e diffamarmi, attraverso una operazione sistematica che ha gettato discredito sulla mia vita professionale e personale. Ho sofferto per tanti rapporti professionali che si sono interrotti a causa di questo. E tanti amici, anche nel mondo cattolico, mi hanno girato le spalle. E’ stato come se ad un tratto la mia vita non mi appartenesse più».

Fu persino commissionata dai vertici dello Ior una perizia psichiatrica per farla fuori, dalla quale emerse che lei soffriva di disfunzioni psicopatologiche. Vuole parlarne?
«La mia vita è stata picconata con una crudezza inimmaginabile. Ma la fede mi ha aiutato tanto. Le ferite ovviamente restano ma si deve guardare avanti con fiducia. Papa Francesco ci guida ogni giorno in questa direzione».

Se domani dovesse incontrare il Papa, che cosa gli direbbe? 
«Gli prenderei la mano e gliela terrei stretta forte, ringraziandolo per quello che sta facendo per la Chiesa. Gli chiederei anche di ascoltare quello che ho da raccontare, anche in confessione, se ritiene il caso. Vorrei essere sicuro che conosca anche la mia verità».

Quanto questa esperienza ha cambiato il suo rapporto con la Chiesa? Quanto ha influito sulla sua fede? 
«Non voglio mentire: per certi versi ha influito. Sa quante notti insonni ho passato? Sa quante volte ho ricacciato indietro le lacrime davanti al dolore che la situazione aveva sui miei figli? Grazie a Dio ho un buon direttore spirituale e oggi prego molto di più per la Chiesa e per il Papa. Ho eletto il beato Rosmini mio protettore celeste.

Prego soprattutto per i miei persecutori, i miei detrattori, coloro che mi hanno fatto del male. La misericordia di Dio è infinita e spero che nel loro cuore si ravvedano, riconoscendo gli errori commessi. Non solo contro di me. La mia fede si è rafforzata anche se non è più quella innocente che possedevo prima. Sono un uomo sereno, fiducioso in Papa Francesco».

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