Il Governo manda l’esercito nella terra dei fuochi. Ecco perché è un ulteriore spreco di denaro

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Il governo manderà i soldati a vigilare la Terra dei Fuochi. Ma invece dei fanti, che si limiterebbero a sorvegliare le campagne, esiste un reparto che potrebbe combattere i veleni. Con tempi e costi ridotti rispetto alle aziende private. Riuscirà l’esecutivo a cogliere l’occasione?

 

L’Esercito contro i rifiuti. Dalle dichiarazioni del governo, la prima risposta concreta dello Stato al dramma della Terra dei Fuochi, il lembo di Campania dove per decenni la camorra ha sotterrato scorie tossiche provenienti da tutta Italia, sarà affidata ai militari. Ottocento, che si schiereranno per evitare nuove discariche abusive e i roghi di spazzatura. Un gesto con un forte valore simbolico, ma dubbi operativi altrettanto ampi.

Perché mandare i soldati a fare la guardia al bidone (di rifiuti), quando dispongono delle eccellenze per affrontare gli aspetti più gravi della contaminazione? Il piano dell’esecutivo prevede di spedire i fanti a sorvegliare le campagne, per bloccare i camion dell’immondizia e i piromani tossici: altre pedine in aggiunta a poliziotti, carabinieri e finanzieri. Un’operazione di impatto mediatico, ma che potrebbe essere l’ennesimo spreco.

L’Esercito infatti ha uomini e mezzi per aggredire il cuore del problema: la contaminazione dei suoli. C’è un reggimento specializzato per la guerra chimica che svolge proprio missioni come questa: individuare i veleni sul terreno e isolarli. Si tratta del 7mo Cremona, di stanza a Civitavecchia. È l’unità specializzata per la guerra chimica e batteriologica, che ha equipaggiamenti modernissimi: laboratori mobili, apparati portatili, ruspe e personale preparato a muoversi nelle zone inquinate. Sanno svolgere lo stesso lavoro affidato ai laboratori privati, con costi minori e soprattutto senza il timore di condizionamenti della camorra. Squadre già pronte, che possono essere schierate in Campania in tempi brevi, senza bisogno di aspettare gare d’appalto e ricorsi burocratici per assegnare i contratti. E dare così risultati concreti: a questo reparto può essere assegnato il compito di completare il primo censimento delle aree ammalate, la premessa a qualunque opera di bonifica.

Se poi si tratta di vigilare sulle campagne, meglio delle pattuglie possono fare i droni tattici: l’Esercito li impiega tutti i giorni in Afghanistan, con risultati eccezionali. Sono piccoli e silenziosi, non interferiscono con i voli di linea e grazie alle telecamere ad infrarossi riescono a sorvegliare anche di notte: dall’alto, ci sarebbe il modo di scoprire immediatamente i focolai d’incendio, indirizzando sul posto le squadre operative delle forze dell’ordine. I militari infatti non hanno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria: se anche il nuovo reato di “combustione di rifiuti” entrasse in vigore, i soldati non potranno effettuare arresti.

Oggi in molte situazioni, le forze armate vengono chiamate a fare da supplenti, tappando le falle nel funzionamento delle istituzioni. L’ultimo caso è l’emergenza profughi nel canale di Sicilia. È da almeno dieci anni che su Lampedusa si riversano i disperati di Africa e Medio Oriente, ma non si è stati in grado di organizzare un’accoglienza degna di un paese civile.

I video sul disumano trattamento anti-scabbia a cui venivano sottoposti migranti e rifugiati nel centro di identificazione dell’isola hanno scandalizzato l’Europa. E l’unica cosa che pare funzionare è il dispositivo realizzato dalla Marina, con la flotta da guerra spedita a intercettare i barconi che attraversano il Mediterraneo. Una misura estrema e costosa, perché le portaelicotteri e le fregate richiedono spese altissime, l’unica che però ha impedito nuovi drammatici naufragi.

I soldati poi sono già schierati da cinque anni nel centro storico delle città e in alcune zone delle periferie per l’operazione “Strade sicure” altrettanto cara e dai risultati evanescenti. Lo scopo iniziale era quello di sostituire le polizie nella vigilanza agli obiettivi sensibili e aumentare così il personale disponibile per il contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo.

È così diventata abituale la presenza di jeep e camionette a quattro ruote motrici sul pavè di piazza del Duomo a Milano, con fanti in tuta mimetica che controllano l’accesso alla basilica, o davanti alle stazioni ferroviarie. Ma la delinquenza non è diminuita, anzi le statistiche segnalano un aumento di tutti quei reati predatori – scippi, rapine, furti – testimoniando la scarsa incisività di questi provvedimenti. Invece nella Terra dei Fuochi c’è l’opportunità di usare l’Esercito nel modo migliore, risparmiando tempo e denaro per dare alla cittadinanza le risposte che aspetta da troppi anni. Il governo riuscirà a cogliere questa occasione?

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