Gli italiani vogliono un’Italia diversa. E l’Europa ormai non piace più

italiani vogliono italia diversa

Napolitano, pronto il discorso di domani sera: lavoro e riforme. L’indagine Demos per Repubblica. Oltre il 70% è favorevole all’elezione diretta del capo dello Stato. Crolla la fiducia nei partiti e l’Europa non piace più. Sei su dieci pensano che la crisi durerà almeno altri due anni. Tra le note positive la voglia di reagire e di impegnarsi. Ormai non si salva più nessuno dal discredito e oltre il 30 per cento ritiene che si possa rinunciare alla democrazia rappresentativa. Le forze politiche sono stimate da meno del 10%. Apprezzamento per l’esercito. Cresce il consenso per la Chiesa.

 

Gli italiani chiedono un minore carico fiscale e confermano la loro sfiducia nel sistema dei partiti. Napolitano lavora al discorso di fine anno incentrato sui temi del lavoro e delle riforme. Il premier Enrico Letta ammonisce il segretario del Pd Matteo Renzi: basta liti tra primedonne.
LE TABELLE
Alla ricerca di comunità, di appigli a cui attaccarsi. Per ora, con scarsi esiti. È il ritratto in chiaroscuro tratteggiato dalla XVI indagine di Demos (per Repubblica), dedicata al “rapporto fra gli Italiani e lo Stato”.

1. Il primo aspetto che emerge, come si è detto, riguarda il distacco profondo dalle istituzioni politiche e di governo. Non è un fatto nuovo, ma colpisce, comunque, per le proporzioni che ha assunto. Lo Stato, le Regioni, i Comuni: le sedi del governo centrale e locale, rispetto a un anno fa, hanno perduto ulteriormente credito. Come il Presidente della Repubblica (quasi 6 punti in meno), che paga il ruolo da protagonista assunto, negli ultimi mesi. E se il Parlamento e gli stessi partiti hanno perduto pochi consensi è solo perché non hanno più molto da perdere, vista la residua dote di fiducia di cui ancora dispongono. Molto al di sotto del 10%.

2.  Non deve sorprendere, allora, che si parli in modo aperto di crisi dellarappresentativa. Visto che gli attori e le sedi principali della rappresentanza democratica  –  i partiti e il Parlamento  –  appaiono delegittimati. D’altra parte, quasi metà degli italiani pensa che la democrazia sia possibile “anche senza i partiti”. E forse, implicitamente, che gli stessi partiti siano un problema per la democrazia. Mentre oltre il 30% ritiene che si possa (convenga?) rinunciare alla democrazia.

3. Bisogna, peraltro, resistere alla tentazione di considerare questo ritratto la copia di altre raffigurazioni, proposte in precedenza. A differenza del passato, non solo recente, oggi non si salva nessuno. E nessuno ci salva. Non c’è più un Presidente a cui affidarsi. Gli stessi magistrati, comunque vicini al 40% dei consensi, sono lontani dai livelli raggiunti negli anni di Tangentopoli quando sfioravano il 70% (Ispo, 1994). E se, alla fine degli anni Novanta, per “difendersi dallo Stato” ci si affidava all’Europa, oggi il problema pare, al contrario, difendersi dall’Europa. Visto che la fiducia nella UE è “caduta” di oltre 11 punti nell’ultimo anno, ma di circa 20 rispetto a 10 anni fa.

4.  Così, oltre alle associazioni degli imprenditori, che, però, si posizionano in basso, nella graduatoria, le uniche istituzioni che facciano osservare un sensibile aumento della fiducia presso gli italiani sono le Forze dell’ordine (di quasi 4 punti) e, ancor più, la(di 10). Nel primo caso, per la crescente domanda di sicurezza, in tempi tanto incerti. Nell’altro, per la capacità di Papa Francesco di “comunicare” valori condivisi in modo pop(olare). E di testimoniare come la Chiesa sia in grado di cambiare. Superando tensioni interne non esplicite, ma rese evidenti dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI.

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