Francesco Guttadauro, nipote del boss Messina Denaro, è in manette. Ora il “re” è solo

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Dopo l’operazione portata a termine la scorsa settimana dalla Dda di Palermo (con il procuratore aggiunto Teresa Principato e i pm Marzia Sabella e Paolo Guido), contro la rete che protegge il superboss Matteo Messina Denaro, c’è da chiedersi cosa accadrà ora.

 

Rompendo definitivamente e coralmente il fronte – non a caso Polizia di Stato, Carabinieri, Gdf e la Dia sono state tutte coinvolte nell’operazione – investigatori e inquirenti hanno infatti deciso di lasciare il “re” nudo.

Quest’operazione – che si aggiunge ad altre fatte in precedenza – ha infatti spogliato Matteo Messina Denaro di uomini e risorse.

Questa volta, più che d’ascia, i pm hanno operato di bisturi. A cadere – infatti – non è tanto o solo la sorella Patrizia (che amava prendere in mano le redini del destino familiare) quanto il fidato nipote Francesco Guttadauro, palermitano, non ancora trentenne. E’ lui che, secondo l’accusa, veicola le informazioni dello zio al resto dei sodali trapanesi, è lui che pensa al sostentamento di affiliati e familiari ed è sempre lui che pensa al benessere dello zio, purtroppo (per chi, come noi, lo vorrebbe in carcere) latitante. E’ sempre lui che si dichiara «diretto portavoce di Cosa nostra».

Il tipino-fino, del resto, ha la storia scritta nel Dna.

LA STORIA

E’ figlio di Filippo Guttadauro e di Rosalia (detta Rosetta) Messina Denaro, sorella del ben più noto Matteo e per gli amici è Ciccio o – Ciccio lu granne (per distinguerlo dal più giovane figlio di Patrizia Messina Denaro, altra sorella del boss, pure lui Francesco). Il babbo, secondo la Procura di Palermo, è stato il reggente del mandamento di Castelvetrano fino a quando (correva il 17 luglio 2006) è stato arrestato.

Del resto la storia di quel mandamento è sempre stata una storia familiare: prima di Matteo Messina Denaro c’era il padre-capostipite, Francesco, è dopo l’arresto di Matteo è toccato anche al fratello Salvatore, anch’egli arrestato il 15 marzo 2010 e poi condannato con sentenza confermata in appello. Con Salvatore vennero arrestati anche un cugino e il cognato di Matteo e dunque il colpo fu più duro.

Matteo Messina Denaro, giocoforza, ha dovuto avvalersi di soggetti che gli evitassero di esporsi direttamente per la complessa gestione degli affari mafiosi a lui facenti capo e che corrispondessero, scrive il Gip del Tribunale di Palermo Maria Pino a pagina 267 dell’ordinanza, «a imprescindibili requisiti di affidabilità» e dunque da sempre individuati dal latitante  all’interno della propria cerchia familiare.

Venuti meno, dunque, i soggetti di quel nucleo familiare che si erano rilevati particolarmente attivi nella gestione degli affari della Cosa nostra trapanese, occorreva individuare, ancora una volta in via dinastica, coloro che potevano quantomeno farsi portavoce, nel territorio, degli interessi e volontà del latitante.

Un buon ruolo era stato assunto dal cugino, Lorenzo Cimarosa (anch’egli arrestato la scorsa settimana), abile soprattutto nei rapporti inerenti il controllo degli appalti e nella gestione delle società riconducibili alla cosca mafiosa ma a scalare il vertice ci pensava lui, Francesco Guttadauro, che ha iniziato a occuparsi delle dinamiche mafiose che riguardavano la gestione del patrimonio del latitante e della famiglia di Castelvetrano, sino a costituire, man mano, «l’autorevole punto di riferimento per la risoluzione delle relative problematiche».

Essendo il giovane rampollo uno dei pochi affidabili parenti di Matteo Messina Denaro in libertà e peraltro uno dei suoi prediletti è assolutamente verosimile che, come da tradizione, «il latitante lo abbia selezionato per avviarlo nella conduzione del mandamento».

Il “prescelto” e il “prediletto”, insomma, è caduto e ora che il gioco si fa duro, i “duri” dello Stato hanno cominciato a giocare, decidendo di recidere il cordone ombelicale familiare.

Del resto ogni evidenza investigativa porta gli inquirenti a vedere nel palermitano Francesco l’astro nascente, come testimonia anche un’annotazione dei Carabinieri del Ros del 26 marzo2012. Stefano Lo Verso (per gli inquirenti organico alla famiglia mafiosa di Bagheria, diventato collaboratore di giustizia) ha indicato Francesco Guttadauro come soggetto legato da vincolo qualificato e privilegiato a Matteo Messina Denaro.

Lo Verso, il 22 giugno 2011 farà mettere a verbale: «… in questo momento […] la persona che è molto vicina a Matteo Messina Denaro è il nipote Francesco [..] Figlio di Filippo». Rivelando quanto appreso da G.C. nel corso della comune detenzione, Lo Verso ha affermato che «Messina Denaro l’aveva nel cuore a suo nipote Francesco».

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