Fondi per i rifiuti usati per le “emergenze”. La Corte dei Conti indaga

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Settanta milioni di euro buttati. Dovevano servire a portare ovunque, in Italia, la raccolta differenziata. Ma sono finiti nelle casse senza controllo della Protezione Civile di Guido Bertolaso. Oppure sono rimasti inutilizzati. La denuncia in un rapporto della Corte dei Conti.

 

Settanta milioni di euro. Sarebbero dovuti servire a migliorare il trattamento dei rifiuti nelle tante zone d’Italia in cui la “monnezza” marcisce ancora ai lati delle strade. Un fondo speciale, istituito nel 2007. Ma al ministero dell’Ambiente hanno preferito buttare anche queste banconote nell’indifferenziato: i pochi soldi spesi (20 milioni di euro) sono finiti nei provvedimenti d’emergenza firmati da Silvio Berlusconi. Trasferimenti d’urgenza per salvare il centro di Napoli durante la sua visita, per risanare “l’inquinamento della laguna di Orbetello”, per far sparire in un inceneritore i sacchi neri di Palermo. Soldi inghiottiti nella macchina della Protezione Civile, dove fra commissari e contabilità speciale delle banconote s’è persa ogni traccia.

A raccontare quest’ennesimo spreco, in un rapporto durissimo appena pubblicato, è la Corte dei Conti. Che nelle relazione si dice certa di una cosa: quei fondi, investiti giustamente dallo Stato per risolvere un problema cronico delle città italiane, non sono serviti neanche un po’ all’obiettivo prefissato. Ma piuttosto a ingrossare il potere di qualche commissario a scapito del resto del Paese. E sì che, come scrivono gli stessi giudici, un sistema funzionante e innovativo di trattamento dei rifiuti, in Italia, servirebbe eccome.

L’esistenza di questo forziere però è rimasta per cinque anni praticamente sconosciuta agli stessi amministratori. Il ministero dell’Ambiente, spiega il rapporto, non solo non ha mai pubblicato un bando per assegnare le risorse, ma per ben due anni si è dimenticato pure di deliberare come avrebbe voluto usare quella cassaforte. Così i soldi destinati a “promuovere interventi di riduzione e prevenzione della produzioni di rifiuti e per lo sviluppo di tecnologie di riciclaggio” sono stati buttati.

L’unica annata d’oro, in cui le spese non sono mancate, è stata il 2008. Quando, con tre provvedimenti d’urgenza firmati di suo pugno, l’ex premier Silvio Berlusconi ha prelevato da quel conto 14 milioni di euro da inviare in Campania e a Orbetello per “l’emergenza rifiuti” e sei milioni da dare a Palermo per sgomberare i cassonetti della città. Fra le righe si sono infilati anche 162mila euro per la bonifica – mai avviata – della Maddalena, affidata al cognato del plenipotenziario Guido Bertolaso, allora alla guida della Protezione Civile, unica vera destinataria di tutti quei soldi.

Il problema, scrivono i giudici, è che nella contabilità speciale dei commissari e delle loro macro-strutture, 

dei finanziamenti si è persa ogni traccia, così che non c’è stato alcun «monitoraggio del processo di erogazione dei fondi pubblici da parte del Ministero».

Qualche buon proposito, in realtà, c’è stato. Ma è rimasto tale. Sempre nel 2008 Basilicata, Molise e Sicilia hanno firmato solenni accordi coi funzionari dell’Ambiente per gestire sette milioni di euro in piani scritti apposta per migliorare il sistema di raccolta dei rifiuti, onorando così lo scopo per cui quegli investimenti erano stati inventati. Grandi accordi rimasti tali: di operativo, in cinque anni, non s’è visto nulla. Solamente il 30 per cento dei finanziamenti è stato speso. Il resto giace ancora in cassaforte.

Solo nel 2012, scrivono i giudici, il ministero «ha mostrato uno specifico interesse a conoscere la gestione» del Fondo. Sono arrivati così tre nuovi accordi: con le amministrazioni di Roma, Napoli e Palermo, per avviare finalmente la raccolta differenziata. Anche qui, il passo dalla carta all’attuazione sembra arduo: l’unico Comune ad aver ricevuto l’anticipo previsto è stato quello di Roma. Gli altri due non hanno ancora presentato un progetto da finanziare. Andando a rafforzare l’idea dei giudici, secondo cui queste preziose risorse «non sembrano aver prodotto risultati concreti». In attesa delle prossima emergenza.

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