Fisco e tasse, il Governo mostra una preoccupante confusione. Ma tanto pagano sempre i cittadini

governo letta mostra preoccupante confusione

Il 2013 è stato l’anno dei rinvii e dei prelievi forzosi. Ma i nodi stanno arrivando al pettine.

 

Sulle tasse sugli immobili Frankenstein non avrebbe potuto immaginare un ibrido più assurdoIl comma 639 della Legge di stabilità del 2014 recita così: «È istituita l’imposta unica comunale (Iuc). Essa si basa su due presupposti impositivi, uno costituito dal possesso di immobili e collegato alla loro natura e valore e l’altro collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali. La Iuc si compone dell’imposta municipale propria (Imu), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi, che si articola nel tributo per i servizi indivisibili (Tasi), a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile, e nella tassa sui rifiuti (Tari), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore».

La sommatoria di tutti questi pezzi d’imposta«non deve superare l’aliquota della vecchia Imu», recita sempre la legge. Servono però i 100 commi successivi per spiegare come funzionano le varie componenti della tassa. In questo ibrido assurdo vengono mischiate tasse sul patrimonio, sul reddito e sui servizi. Sebbene anche quest’ultima sia comunque una vera e propria tassa, come dimostra la clausola che ne prevede il pagamento del 20%«anche in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti»e di«danni sanitari alle persone e all’ambiente». Pure questo un assurdo tutto italiano.

Nulla, comunque, se si pensa che tutto l’impianto delle tasse sulla casa si regge sull’assurdità politica di non voler istituire una vera tassa patrimoniale incrociata col fatto di avere una riforma del catasto che ormai è più vecchia del catasto stesso. Una palude che impone o consente al governo di precisare al comma 703 che: «L’istituzione della Iuc lascia salva la disciplina per l’applicazione dell’Imu». Non si capisce se riguardi le seconde case o anche le prime. Un piccolo comma che potrebbe riservare nel 2014 ulteriori peggioramenti e, perché no, un modo per aggirare il vincolo inserito nei commi precedenti, secondo cui la sommatoria totale della aliquote non debba superare il 10,6 per mille. D’altronde, il motto fiscale italiano dovrebbe essere: a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia mai.

E vale in particolare per gli interventi fiscali promossi dal governo Letta in questo 2013 ormai trascorso. La continua ricerca di coperture, rese instabili dalla crisi economica e dalla saturazione della capacità di gettito, ha fatto sì che siano nati decreti o leggi dalla crosta dolciastra e dal ripieno ultra amaro. Quando vengono resi noti dati consuntivi, infatti, è sempre bene allargare lo zoom a più periodi d’imposta. L’altro giorno sono stati diffusi lungo tutta la penisola i dati della Cgia di Mestre sulle tasse per le famiglie nel 2013. Se ne ricava un risparmio di 250 euro. Il premier Enrico Letta ha subito rilanciato il dato su Twitter come se l’Fmi avesse promosso l’intera legge di stabilità. Avrebbe invece fatto bene a fare la tara a quei numeri. «Con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e con l’incremento delle detrazioni Irpef per i figli a carico – ha dichiarato lo stesso segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – nel 2013 queste misure hanno assunto una dimensione economica superiore a tutti gli aumenti registrati nel corso dell’anno. Grazie a ciò, le famiglie hanno potuto godere di una riduzione del carico fiscale rispetto al 2012». Ovviamente i benefici non si possono calcolare per i pensionati e per i lavoratori autonomi che non godono del taglio del cuneo fiscale.

Ma ciò che più conta è che il 2013 è stato l’anno degli spostamenti, dei rinvii e dei prelievi forzosi che nel loro complesso hanno consentito al governo di barattare il sangue degli imprenditori con un po’ di ossigeno per le famiglie. Ma, a meno che nel 2014 il Pil italiano riesca a schizzare verso l’alto (impossibile!), il gioco delle tre carte verrà meno. Un gioco che ha raggiunto il suo culmine quando il governo è traballato per via della scissione del Pdl. L’Iva è passata dal 21 al 22 per cento. E quando, dopo due giorni, l’esecutivo è rimasto in piedi tutti gli italiani si sono dimenticati delle promesse precedenti: si sarebbe dovuto trovare una soluzione alternativa. Pazienza. Ma a essere dimenticato è stato il fatto che il rinvio di tre mesi dell’aumento (che ha comportato un risparmio per le famiglie di circa un miliardo) sia stato coperto da un aumento degli acconti sulle imposte sui redditi e dell’Irap.

Nel caso di Ires e Irap si è trattato di una forma di prestito forzoso, dato che sarà consentita la compensazione a credito nel 2014. Il giochino irreversibile riguarda, invece, l’Irpef. La misura nel 2013 ha consentito maggiori entrate per circa 176 milioni e si ripeterà negli anni a venire. «Nel 2014, da un lato, i contribuenti vedranno ridotto il saldo Irpef sui redditi percepiti nel 2013, dall’altro aumentato per una cifra simile l’acconto sull’Irpef dovuta nel 2015», spiega in un paper del settembre scorso l’Istituto Bruno Leoni. Che aggiunge: «Lo stesso decreto che doveva cancellare l’aumento dell’Iva, concede solo un po’ di respiro ai contribuenti, per tre mesi, con un temporaneo rinvio dell’inasprimento dell’imposta, salvo determinare un aumento della pressione fiscale in modo permanente a partire dal 2014».

In altre parole tutti questi giochi hanno ridotto di circa 3 miliardi le imposte sulle famiglie, come facevano notare la Cgia di Mestre ed Enrico Letta, ma hanno rincarato la pressione Irpef e causato una serie di balzelli aggiuntivi. Infatti se con la mano destra Letta nel 2013 ha dato, con la sinistra prenderà nel 2014 e negli anni a venire. Circa 250 milioni di euro di agevolazioni contributive. 

Quasi 100 milioni dall’aumento dell’imposta di bollo per le fatture. Oltre 150 milioni per il rialzo dal 4 al 10% dell’Iva sui giornali e sui prodotti dei distributori automatici. Più o meno 80 milioni da altre tasse su alcol, fumo e lubrificanti. E soprattutto 458 milioni di euro nel 2014 e 661 milioni nel 2015 per il taglio delle detrazioni per le polizze sulla vita. Il concetto dello slittamento della bastonato fiscale agli anni successivi era già molto chiaro nel DL 69 dello scorso giugno, il cosiddetto decreto del Fare. Tutti gli interventi avevano un’accensione a scoppia ritardato. Le opere previste dal decreto erano sostenute dall’aumento delle accise sui carburanti, dell’Iva per le agenzie di viaggio, Robin Tax e Tobin Tax. Col risultato che nel 2013 il saldo risulterà a favore dei cittadini per 11 milioni. Nel 2014 a favore dello Stato per 84 e nel 2015 per circa 60 milioni.

A ulteriore conferma del trend di aumento della pressione fiscale complessiva c’è la Legge di stabilità appena approvata. La manovra vale 14,7 miliardi e secondo quanto emerge dalle tabelle le maggiori tasse pesano per 2,1 miliardi: le entrate vengono tagliate per 6,080 miliardi e aumentate per 8,212. Compreso l’aumento delle imposte di bollo sui prodotti finanziari.

Le misure sulla casa invece comporterebbero parità di gettito, con un peso equivalente Imu-Tasi pari a oltre 3,7 miliardi. Da registrare l’incremento della detrazione Irpef sui redditi da lavoro dipendente (circa 1,5 miliardi nel 2014, 1,7 miliardi nel 2015 e 1,7 miliardi nel 2016), gli sgravi contributivi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (un miliardo di euro nel 2014, 1,1 miliardi nel 2015 e 1,2 miliardi nel 2016) e di riduzione dell’Irap sulla quota lavoro per i nuovi assunti a tempo indeterminato (circa 315 milioni nel triennio 2014-2016). Oltre a un ulteriore prolungamento delle detrazioni e dei bonus sulle ristrutturazioni alla casa. Non bisogna mai dimenticare però che su tutti i contribuenti pesa una doppia ghigliottina, perché come sempre nei contratti sono importanti le postille scritte in piccolo.

Prima ghigliottina: se la spending review non dovesse raggiungere gli effetti desiderati a farne le spese saranno ulteriormente le agevolazioni fiscali. Seconda ghigliottina: se l’andamento delle Entrate non consentirà il raggiungimento degli obiettivi di maggior gettito «anche ai fini della eventuale compensazione delle minori entrate che si dovessero generare nel 2014», recita l’articolo 15 del DL 102 del 31 agosto scorso, «per effetto dell’aumento degli acconti per l’anno 2013» si spremeranno per bene con nuove accise tutti i prodotti che lo consentiranno. Due clausole molto semplici che si sintetizzano così: se il governo sbaglia a fare i conti pagheranno i cittadini

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