Euro si, euro no. L’Europa non è più il sogno e la moneta unica non funziona

moneta unica in crisilitalia ostaggio dellunione europea

La crisi ha trasformato l’idea dell’Europa. Da “conquista” a potere osteggiato dal 50% dei votanti.

 

Euro si, Euro no. Solo un lustro fa era inimmaginabile un dibattito di questo tipo nel nostro paese. I vagiti della crisi erano già percepibili, ma la moneta unica era ancora considerata come una «conquista», il segno più tangibile del nostro status di potenza europea, di paese «rispettabile». 

Oggi tutto è cambiato, l’Europa non è più il «sogno» di cui hanno vagheggiato per decenni le classi dirigenti del nostro paese e, per induzione, i cittadini, ma un campo di battaglia dove si registrano vittorie e sconfitte, primazie e soccombenze, veri e propri disastri economici e sociali. A distanza di vent’anni dal Trattato di Maastricht espressioni come «sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità », «progresso economico e sociale equilibrato e sostenibile» oppure « creazione di un’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini», suscitano un misto di rabbia e frustrazione, la sensazione netta che si sia in presenza di un tradimento delle aspettative riposte nel processo di integrazione. Sarà anche per questo che nel nostro paese i partiti ed i movimenti più o meno antieuropeisti, tutti insieme, potrebbero superare alle prossime elezioni europee il 50 per cento.

In Europa oggi ci sono i paesi «virtuosi» e i paesi PIIGS, sciagurati, dei quali noi facciamo parte, insieme a Portogallo, Irlanda, Spagna e Grecia. Crisi e rigore stringono a tenaglia la maggior parte dei paesi dell’Eurozona. L’Euro c’entra qualcosa con tutto questo? Prendiamo il caso italiano e facciamo qualche passo indietro.

L’Euro entra in vigore come unità di conto il 1° gennaio 1999, ma la sua immissione in circolazione avviene tre anni dopo, il 1° gennaio 2002. Il nostro paese aveva già alle spalle la stagione dell’ingresso (1979), della fuoriuscita (1992) e del rientro nello Sme (1996), durante la quale le alterne vicende della sua bilancia commerciale e del suo prodotto lordo dipesero anche dal diverso regime di cambio della sua divisa nazionale.

Partiamo dalla prima. L’ultimo anno in cui si registra un saldo positivo delle partite correnti è il 2001, con 3,4 miliardi di attivo. Dall’anno successivo, coincidente con l’immissione in circolazione della moneta unica, inizia la discesa, che si protrarrà fino ai primi mesi del 2013 e costerà al nostro paese quasi 400 miliardi di Euro.

L’Italia, da paese creditore, diventa un paese debitore, con una posizione finanziaria netta sull’estero, cioè lo stock di tutti i debiti netti verso l’estero, non solo quello pubblico ma anche quelli privati, pari al 23,8% del Pil (Primo trimestre 2013).

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.