Draghi “perde” l’alleato Asmussen. È tempo di falchi e colombe anche nella Bce?

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Nella Bce arriva Sabine Lautenschläger, vice del falco Weidmann. Sulla vigilanza sarà battaglia.

 

L’unica vera sorpresa del nuovo governo tedesco è l’arrivo di Jörg Asmussen, che lascia il direttorio della Bce per assumere a Berlino l’incarico di sottosegretario al Lavoro in quota Spd. Una notizia che non deve aver fatto troppo piacere a Mario Draghi, «mi mancherà molto anche sul piano personale», ha detto. In effetti, pur divergendo ogni tanto – ad esempio votando per due volte contro la riduzione dei tassi di riferimento – Asmussen era stato un preziosissimo alleato del presidente italiano della Bce, proprio perché tedesco e per il suo prestigio.

Asmussen è stato cruciale, ad esempio, nel discreto negoziato del 2012 tra Draghi e il governo di Angela Merkel quando si trattò di lanciare l’Omt, il piano di acquisto di titoli di Stato per Paesi in difficoltà a precise condizioni. Asmussen è stato, in molti casi, per così dire l’“antidoto” del super-falco (troppo falco persino per Angela Merkel e il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, che nel caso dell’Omt non esitarono a “scaricarlo”) Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, azionista di maggioranza della Bce. Un ruolo di “contrappeso” e di “antidoto” che a sentire fonti interne dell’Eurotower pesava sempre più ad Asmussen. Il quale da tempo non faceva mistero che avrebbe volentieri cambiato posto, a quanto pare lo segnalava a ogni piè sospinto allo stesso Schäuble. La scusa ufficiale è la famiglia – con due bambini piccoli – rimasta a Berlino. La famiglia c’era, però, anche due anni fa, quando fu nominato – per otto anni – tra i direttori della Bce. E allora, guarda un po’, la cosa non creava problemi.

 Certo è che per Merkel e Schäuble l’evento è benvenuto e molto probabilmente consentirà alla Germania di aumentare il suo potere soprattutto sul fronte della nuova vigilanza bancaria Ue (Ssm) che partirà dalla fine del 2014. A Berlino e a Francoforte danno tutti ormai per certa come sostituta – salvo sorprese dell’ultim’ora – una donna che è al momento la vice di Weidmann alla Bundesbank: Sabine Lautenschläger, 49 anni, che al “superfalco” è sempre piaciuta. Non a caso fu lui personalmente a proporla come sua vice nel giugno 2011. Lautenschläger, che fino alla nomina alla Buba era membro del direttivo della potente BaFin, la vigilanza finanziaria tedesca, a detta di quasi tutti i commentatori è in pole position per diventare la numero due della nuova vigilanza Ue, posto riservato a un membro del direttorio della Bce (la presidenza è stata già assegnata alla francese Danièle Nouy, finora capo della vigilanza francese).

La Lautenschläger, con la sua lunga esperienza di vigilanza, sembra fatta apposta per questo posto – peraltro a suo tempo era stato fatto già il suo nome come capo dell’Ssm, ma lei si era tirata indietro – e sarebbe un ottimo pendant tedesco al capo francese della vigilanza Ue. Lo stesso, tra parentesi, si potrebbe dire per un’altra possibile candidata, Elke König, a capo della stessa BaFin. La cosa, però, sembrerebbe fatta, lo stesso Schäuble si è spinto a un inedito quasi-endorsement ufficiale della Lautenschläger. L’attuale vicepresidente della Bundesbank d’altra parte, oltre a essere persona di fiducia di Weidmann, piace moltissimo a Schäuble e Merkel.

Non stupisce: le sue dichiarazioni su temi europei sembrano un copia-e-incolla di quelle del ministro delle Finanze. Dapprima – proprio come il ministro – si mostrava scettica sulla stessa unione bancaria e soprattutto del nuovo meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie (Srm), che dovrebbe essere deciso questo mercoledì. «Mi chiedo – diceva un anno fa, intervistata dal settimanale Focus – se un simile meccanismo avrebbe impedito la crisi attuale».

Poi, seguendo il progressivo mutamente del governo di Berlino, ha riconosciuto la necessità dell’Srm, ma con gli stessi identici paletti di Schäuble: «per un solido fondamento – ha detto a novembre presentando il rapporto sulla stabilità finanziaria 2013 della Bundesbank – deve esser cambiato il diritto primario», e cioè il Trattato Ue. È l’identica posizione di Schäuble, in pieno contrasto con il parere giuridico della Bce. «Finché ciò non sarà avvenuto – insisteva – purtroppo dovremo restare a una rete di authority e fondi nazionali, al massimo completato con un trattato intergovernativo per la divisione degli oneri». To’, guarda un po’, esattamente l’abbozzo di compromesso caldeggiato da Schäuble ai colleghi la scorsa settimana.

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