Dalle zoccolette del pop alle baby-prostitute: ricatti sessuali e tariffari da case chiuse. È il sex 2.0, bellezza!

sesso 2.0 

Se le zoccolette del pop, tutte (o quasi) con un passato da “verginelle Disney”, fanno cantare la vagina sul palco durante un concerto, è chiaro che qualcosa non va. E se le baby-prostitute – perché di questo si tratta: come definire altrimenti chi, in maniera consapevole, vende il proprio corpo? – si spingono nell’oscuro mondo dei ricatti sessuali allora è altrettanto chiaro che della rivoluzione (sessuale) di sessantottina memoria non è rimasto un bel niente. È il sesso 2.0, bellezza, che viene raccontato, sviscerato, sputato fuori dalla penna di Giampiero Timossi per Il Secolo XIX.

 

Il sesso 2.0 non è un’avventura. Impulsi, amore, stimoli, attrazione, organi genitali depilati, sexting, denaro, immagini. Storie virtuali che sbucano nella realtà. Storie in movimento, sempre nuove, come questa: tre ragazze entrano durante la ricreazione in una scuola. Propongono sesso, consumano sesso.

Poi: “Ora mi dai 100 euro o dico che mi hai violentata, ho il tuo dna addosso”. Sembra roba da Fox Crime, è successo quest’inverno, nel cortile di un istituto professionale, comune di Genova, su un’altura che guarda le ex acciaierie e l’aeroporto. Erano tutti minorenni. Le ragazze erano in tre. “Volete scopare?”. Lo hanno fatto, è iniziato il ricatto, il ragazzo ha avuto paura, non ha pagato, ne ha parlato con un professore che sa fare il proprio mestiere.

Hanno chiamato anche la polizia e c’è chi ha detto: “Sono cose successe già in altre due scuole genovesi, non è la prima volta”. Ma è la prima volta che se ne parla, non servono altri dettagli. Meglio provare a capire.

Il corpo diventa ricatto. L’altro sesso un nemico. Il tuo sesso un’arma. Non è una regola, certo non tutti gli adolescenti vivono così la propria sessualità. Non è neppure un’eccezione, “è successo in altre scuole”, ci sono altri fenomeni già raccontati. Qui tutto sembra avere un prezzo: 100 euro. Soldi che potresti chiederli al babbo, alla mamma. Sembra più facile recuperarli così. Cento euro.

Storie come quella di Genova, come le baby prostitute dei Parioli, imitate dalle baby prostitute di Sanremo. C’è un filo rosso che le unisce ed è un sentiero che arriva subito a una domanda: oggi gli adolescenti come vivono la sessualità? Non c’è una sola risposta e c’è una difficoltà in più, tutto corre in fretta, le fotografie rischiano di essere mosse, sfuocate. Proviamoci.

Igor Salomone, pedagogista, docente alla Statale di Milano, scrittore: “E’ l’idea che ci troviamo di fronte a un’escalation: non solo fai qualcosa che il mondo stigmatizza, ma ci giochi anche sopra. “Occhio che ci scappa il figlio”, era lo spauracchio dei nostri nonni e fino a chi era adolescente negli anni ’70. Dagli anni ’80, quelli della diffusione dell’Aids, si è passati a “Occhio che ci scappa il morto”.

Oggi che si dice? “Occhio che ci scappa la valutazione del gruppo”. La sessualità della generazione Duemila ha modelli di sviluppo con nomi inglesi: youporn, redtube, xvideo, siti pornografici che tutti possono vedere navigando su internet (formale la domanda d’ingresso che chiede se hai raggiunto la maggiore età di 18 anni) e che di fatto non hanno costi aggiuntivi se non quelli di una normale connessione alla rete.

Funziona così, non solo, non per tutti, ma anche. “Per un rapporto completo mi ha pagato 50 euro, anche se la cifra pattuita era 75”, racconta Chiara, 15 anni, una delle baby squillo di Sanremo. Francesca, la sua amica, ha 14 anni: “A metà gennaio, con Alessandro, che ci ha detto di avere 39 anni, abbiamo avuto un rapporto orale reciproco e lui ci ha dato 50 euro ciascuna”.

Ora proviamo a non dare un giudizio, ma a farci una domanda. “Quale cifra saresti disposto ad accettare per andare a letto con una persona, senza essere innamorata o senza amarla?”. Clara D’Avenia, operatrice pedagogica all’Aied di Genova, ti spiazza. La domanda è sua, la risposta pure: “Tu per quanto di faresti pagare? Non esiste un prezzo per il quale uno è disposto a non accettare, che siano 30 o 100.000 euro. Non è la domanda sbagliata, non è l’idea che si possa fare. Quel che serve è la capacità di capire che farlo è sbagliato, a qualunque età, soprattutto se sei un adolescente. Ed è per questo che servono i paletti, sui quali i ragazzi possono appoggiarsi, trovare un aiuto”.

ALTRE STORIE IN RETE

Serve un confronto familiare e quando la famiglia non può sostenere da sola questo ruolo deve essere aiutata. L’alternativa? Venire sostituiti da modelli virtuali, completamente inadeguati, sputati da internet, senza filtri. Roberta Giommi, psicologa e psicoterapeuta, dirige l’Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze: “Oggi nella vita di ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 18 anni la presenza della pornografia è invasiva. Sono esperienze troppo forti per la loro immaturità. Così essere spregiudicati nel sesso, senza avere strumenti di scelta e di prevenzione dei danni, è una tendenza ormai diffusa”.

L’ultima tendenza diffusa e conosciuta da qualche anno l’hanno chiamata “sexting”. La praticano gli adolescenti e certo anche gli adulti. E’ lo scambio, sul computer e soprattutto sui telefonini, di immagini sessualmente esplicite di se stessi o degli altri. Lo trovi anche nei racconti delle baby squillo di Sanremo, che emulavano le coetanee di Roma, le minorenni che si prostituivano ai Parioli.

Il fenomeno è iniziato negli Stati Uniti, sostanzialmente su Shapchat, l’app che i teenager Usa scaricano principalmente per il sesso. La pratica segue un rituale ben preciso: ci si fotografa o ci si filma con il telefonino, nudi, spesso in pose provocanti. Lo si fa di nascosto dai genitori e si inviano le immagini. Così si diventa autori di pornografia, spesso con proposte di sesso a pagamento.

“Abbiamo inviato al cliente foto che ci ritraevano nude, a me ha mandato una ricarica di 15 euro, a Chiara di 10”, raccontano le baby squillo di Sanremo. E ancora: “Nella camera di Chiara, con il computer portatile, siamo andati sul sito Bakeka per fare immediatamente un’inserzione intitolata baby squillo”.

Scrive Francesca: “Siamo due ragazze di nome Jessica e Melissa abbiamo 18 anni, facciamo sesso a pagamento. Età massima 45 anni”, nella stessa inserivo una mia foto, il mio fondoschiena in perizoma”. Brutta storia, strana conclusione: le ha fermate un potenziale cliente quando si è accorto che le due ragazze avevano 14 e 15 anni.

QUELLO CHE I TEENAGER NON DICONO

Gli esperti di educazione sessuale che lavorano nelle scuole scoprono che i ragazzi sono “semplicemente contenti di trovare interlocutori vicini per imparare a difendersi e costruire competenze su emozioni e sentimenti”. Così è saltata fuori la storia all’inizio del nostro viaggio: il ricatto del corpo messo in piedi dalle tre ragazze genovesi è stato smontato dalla richiesta d’aiuto lanciata da una vittima al proprio professore. Ascoltare, rispondere, intervenire.

Il sexting? Un adulto, per esempio, può spiegare a un adolescente che la rete non dimentica. Oggi finire nuda o nudo su internet può essere accettabile per chi l’ha fatto. Ma tra uno, cinque, dieci anni, quell’immagine potresti non desiderarla più e non la potrai cancellare.

“Oggi non prevale la ricerca del piacere sessuale, ma il desiderio di ottenere attraverso il sesso un’identità nel tuo gruppo di amici. Lo fai, quindi agli occhi degli altri sei figo o figa”, conferma Mercedes Bo, presidente dell’ Aied, associazione con oltre 60 anni di storia e consultorio anche a Genova, in via Cesarea. Ora, per avere un’ultima fotografia , un’istantanea che fotografi uno spiraglio di realtà adolescenziale, si può ascoltare quello che dicono i ragazzi nelle scuole genovesi, i tredicenni del Vittorio Emanuele/Ruffini e del “Gobetti”, o i sedicenni dell’ Istituto Comprensivo di Prà scuola media.

Le domande sono rivolte a 354 studenti, dopo le lezioni svolte in classe dall’Aied, 229 dichiarano di non aver avuto rapporti sessuali completi e 95 sì. Trenta non rispondono. Tra quelli che hanno rapporti sessuali, 62 dichiarano di usare il condom, 12 la pillola o il condom, 2 il coito interrotto e 20 nessun metodo.

Clara D’Avenia: “Gli adolescenti sono continuamente stimolati, ma allo stesso tempo sono scomparsi gli strumenti per orientarsi e capire come vivere questi stimoli. Negli anni Settanta e Ottanta, quelli della “rivoluzione” sessuale, esistevano riviste divulgative, comprensibili da tutti, vendute in edicola, che parlavano di sessualità. Oggi no, non esistono più. Ma in fondo, molte domande sono sempre le stesse. Una ricorre con analoga frequenza da più di vent’anni: qual è l’età giusta per fare sesso?”.

La domanda la trovavi vent’anni fa, nella rubrica delle lettere di Cioè, allora rivista culto delle adolescenti: quale è l’età giusta per farlo? Stessa domanda anche oggi. Intanto bisogna sapere che la legge tutela gli adolescenti, che due minorenni possono avere rapporti sessuali senza conseguenze legali. Che compiuti i 16 anni fare sesso con un maggiorenne non si configura più come un reato, almeno che questo non abbia un ruolo da educatore sull’adolescente.

Codice penale, ma non solo, altre domande, altri vuoti da riempire nel modo giusto: un rapporto sessuale, non protetto, implica il rischio della gravidanza. A febbraio, nel consultorio genovese dell’Aied, sono state distribuite 120 pillole del giorno dopo. “Il 24% delle donne erano minorenni, tra i 14 e i 17 anni”, dice Maria Francesca Cavallino, psicologa dell’Aied.

Anche questo è il corpo degli adolescenti Generazione Duemila. Un totem, intoccabile. “Dove gli umori e gli odori e i sapori sono banditi. Ci ha colpito una pratica molto diffusa tra le ragazze, quella della depilazione totale”, spiega ancora Salomone. E’ il modello della pornografia che entra nella vita degli adolescenti su internet. Il sesso virtuale è l’assenza di contatto e di confronto. Anche con i genitori. Per questo il loro intervento deve essere fondamentale, con una risposta molto semplice dalla quale si può partire: ama il piacere dell’altro attraverso il tuo desiderio.

“Oggi, invece, la sessualità è qualcosa di estremamente codificato”. E’ come un gioco, con le proprie regole, ma manca l’avventura. Che è la capacità di rispondere alle curiosità, agli impulsi, alle emergenze. E’ la coscienza di capire che non trovi tutto su internet. Dove puoi trovare le dieci domande più strane sul sesso, raccolte dalle riviste del settore, da Cioè a Top Girl.

“Non riesco a mettere un assorbente interno perché sono vergine?” o “è vero che i maschi eiaculano solo di notte?” , ma anche “è vero che se le mestruazioni arrivano dopo i 14 anni non si possono avere più figli?”. Ma su internet, sotto queste domande, non c’è nessuna vera risposta.

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