Csm, nuovi eletti e polemiche: “Condizionati da Napolitano”. E spunta il nome dell’amico di Previti.

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Il Consiglio Superiore della Magistratura ha eletto i nuovi membri. L’organo che governa l’ordine giudiziario e che, spesso, sconfina le sue competenze in ambito politico, fino a voler condizionare gli indirizzi del Governo e del Parlamento – cosa che non è assolutamente di sua competenza – resta dilaniato dalle correnti interne, come ha dimostrato l’assurda vicenda del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, finito all’attenzione della cronaca nazionale per aver inviato a degli ex colleghi magistrati un sms che invitava a votare per due dei candidati di Magistratura Indipendente. Come nella peggiore tradizione politica. Sia chiaro: è anche colpa del Csm, presieduto da Napolitano, se la Giustizia italiana è in uno stato pietoso.

 

Le ultime elezioni per il rinnovo del Csm risalgono al 2010 e, rispetto ad allora, lo spoglio per la scelta dei sedici togati al nuovo Consiglio ha visto prevalere Area (la corrente di sinistra che comprende anche Magistratura Democratica) e Magistratura Indipendente (la corrente di destra), che hanno guadagnato un consigliere in più: Area passa da 6 a 7, MI da 3 a 4.

Unità per la Costituzione, la corrente di centro, ha perso un consigliere, scendendo così a 5 rappresentanti.

Il più votato? Claudio Galoppi di Magistratura Indipendente, con 792 consensi.

IL SISTEMA ELETTIVO – La Costituzione (art.104) prevede che il C.S.M. sia composto da tre membri di diritto:

il Presidente della Repubblica che presiede anche l’organo,

il Presidente della Corte di Cassazione

il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

 Riguardo ai componenti elettivi la Costituzione non ne indica il numero, ma individua che per due terzi siano eletti da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie (c.d. membri togati) e per un terzo dal Parlamento in seduta comune, scelti tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio della professione (c.d. membri laici).

La stessa Costituzione prevede che la durata in carica dei componenti elettivi sia di quattro anni e che gli stessi non siano immediatamente rieleggibili.

Tra i componenti laici il Consiglio deve eleggere un Vice Presidente, che, oltre a presiedere l’Assemblea plenaria (in assenza del Presidente della Repubblica o per delega di questi), presiede il Comitato di Presidenza, cui sono attribuiti compiti di promozione dell’attività consiliare, di attuazione delle delibere del C.S.M. e di gestione dei fondi di bilancio, tenuto conto che il Consiglio gode di autonomia contabile e finanziaria.

Attualmente la L. 44/2002 (che ha modificato da ultimo l’art.1 L.195/58) fissa in 24 il numero dei componenti elettivi, di cui 16 membri togati 8 laici; questi ultimi sono eletti dal Parlamento in seduta comune con votazione a scrutinio segreto e con la maggioranza dei tre quinti dei componenti l’assemblea per i primi due scrutini, mentre dal terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

I componenti da eleggere tra i membri togati sono così ripartiti:

due tra i magistrati della Corte di Cassazione (giudicanti e requirenti), che esercitano le funzioni di legittimità,

quattro tra i magistrati che esercitano funzioni requirenti nella giurisdizione di merito e gli altri

dieci tra quelli che esercitano funzioni giudicanti tra i magistrati di merito.

L’elezione dei componenti togati avviene mediante un sistema maggioritario in un collegio unico nazionale per ciascuna delle categorie di magistrati da eleggere, come sopra indicati, ed è fondato su candidature individuali, presentate da un numero di magistrati non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta.

Ogni elettore riceve tre schede per ciascuno dei tre collegi unici nazionali ed esprime il proprio voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie dei magistrati, come sopra individuate. La commissione centrale elettorale, costituita presso la Corte di Cassazione, provvede allo spoglio delle schede, determinando il totale dei voti validi e delle preferenze per ciascun candidato. Vengono dichiarati eletti i candidati che abbiano ottenuto il maggior numero di voti in numero pari a quello dei seggi da assegnare in ciascun collegio (o categoria di magistrati).

L’SMS DEL SOTTOSEGRETARIO – Il Ministro della Giustizia Orlando ha convocato Cosimo Ferri – sottosegretario alla Giustizia – per la scandalosa vicenda dell’sms inviato ai “votanti” affinché sostenessero due candidati di Magistratura Indipendente. Ora toccherà a Renzi decidere il da farsi.

Sulla questione si è sollevato un moto di indignazione da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati, che inviato una nota ufficiale in cui emerge che “il sostegno esplicito di un membro del Governo volto a favorire l’elezione di alcuni dei componenti dell’organo di governo autonomo della magistratura non solo costituisce una evidente e grave interferenza nel delicato equilibrio tra i poteri, ma fa emergere ancora una volta la problematicità dei rapporti tra politica e magistratura e la necessità di porre dei limiti per assicurare una netta distinzione di ruoli e funzioni“.

Appare evidente che, nel caso di specie, il fatto che il sottosegretario alla Giustizia sia un magistrato che al momento della nomina ricopriva la carica di membro del comitato direttivo centrale dell’Anm, nonché di segretario nazionale di una delle componenti della magistratura associata, sia circostanza non trascurabile“, continua la nota, “che ripropone il dibattito, sempre aperto, relativo alla partecipazione dei magistrati alla vita politica, dovendosi evitare ogni possibile confusione di ruoli e valutare i casi in cui la stessa sia compatibile, anche solo sul piano dell’opportunità, con la necessaria tutela dell’immagine di autonomia e indipendenza del magistrato, correlata all’esercizio della sua funzione, pur nel rispetto delle prerogative costituzionali garantite a tutti i cittadini“.

Una vergogna. Del resto il nostro sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti: stalker in libertà e poveri cristi in galera; condannati per omicidio che si ritrovano a spasso dopo pochi anni e rubagalline perseguitati; ladri di stato impuniti e piccoli evasori trattati come criminali.

L’ultimo caso, emblematico, della malagiustizia italiana è rappresentato dal Processo Ruby: in primo grado l’imputato viene condannato a 7 anni, in secondo grado assolto con formula piena. Ci si può fidare di una Giustizia così volubile e condizionata da come tira il vento?

I 16 ELETTI: UNA SOLA QUOTA ROSA – Cambiare verso, al Csm, sarà compito davvero arduo per il Premier Renzi, che avrebbe voluto le quote rosa anche lì. E invece tra i togati eletti spunta soltanto una donna, Maria Rosaria San Giorgio (Unicost). I sedici nuovi membri togati sono così suddivisi: 10 in rappresentanza dei giudici di merito (con funzioni giudicanti); 4 in rappresentanza dei pubblici ministeri; 2 in rappresentanza dei magistrati di Cassazione.

I dieci giudici di merito eletti sono Claudio Galotti, di Magistratura Indipendente, giudice a Milano, che ha avuto 792 preferenze. Al secondo posto Francesco Cananzi, giudice a Napoli, di Unicost, con 702 voti, seguito da Piergiorgio Morosini, gip a Palermo, di Area che ha ottenuto 665 preferenze. Gli altri eletti sono Massimo Forciniti (Unicost) con 660 voti, Lorenzo Pontecorvo (MI), 616 voti, Lucio Aschettino (Area), 585 voti, Aldo Morgigni (MI), 583 voti, Valerio Fracassi (Area), 537 voti, Rosario Spina (Unicost), 478 voti e Nicola Clivio (Area), 467 voti.

I quattro togati che siederanno nel nuovo Csm in rappresentanza dei pubblici ministeri sono Luca Forteleoni (Magistratura Indipendente, uno dei candidati sponsorizzati “via sms”), Luca Palamara (Unicost), Antonello Ardituro (Area) e Fabio Napoleone (Area).

I due consiglieri eletti, indicati dai magistrati di Cassazione, sono Maria Rosaria Sangiorgio (Unicost) e Ercole Aprile (Area).

GLI 8 “DEL PARLAMENTO” – In attesa che il Parlamento nomini gli 8 togati cosiddetti “laici” e che quindi si concretizzi un accordo tra i partiti sui nomi, spuntano alcune clamorose indiscrezioni.

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, “i nomi che circolano per subentrare ai giudici Gaetano Silvestri e del suo vice, Luigi Mazzella, in scadenza, sono quelli di Luciano Violante (sponsorizzato dal Pd) e Donato Bruno (senatore di Fi). L’elezione di Violante e Bruno sarebbe frutto di un “protocollo aggiuntivo” del patto del Nazareno sulle riforme siglato da Renzi e Berlusconi.”

I due nomi in ballo sono da brividi: Violante, colui che ammise in Parlamento di non aver toccato gli interessi di Berlusconi, e Bruno, grande amico di Cesare Previti e fedelissimo di Berlusconi. Staremo a vedere se le indiscrezioni verranno confermate e quali saranno gli altri nomi che il Parlamento manderà al Csm.

LE POLEMICHE: “CSM MANOVRATO DA NAPOLITANO” – La questione dell’sms inviato dal sottosegretario Cosimo Ferri rappresenta, forse, il male minore quando si è “sotto elezioni.” La vera bomba contro il Consiglio Superiore della Magistratura l’ha lanciata Nino Di Matteo, pm antimafia e sostituto procuratore a Palermo, che durante la commemorazione per la strage di Via D’Amelio, in ricordo dell’ex collega Paolo Borsellino ha dichiarato:

Non si può assistere in silenzio al preminente tentativo di trasformare il magistrato inquirente in un semplice burocrate inesorabilmente sottoposto all’arbitrio del proprio capo, di quei dirigenti degli uffici sempre più spesso, purtroppo, nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e dalle indicazioni sempre più stringenti del suo presidente”. Che è il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Gira e rigira si torna sempre a Re Giorgio, vero fulcro del Sistema.

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