Crack nicotina libera, via all’autocertificazione del produttore: Big Tobacco gioca sporco

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La Commissione Sanità pubblica del Parlamento europeo ha approvato l’11 luglio, con 50 voti favorevoli, 13 contrari e 8 astenuti, la bozza di direttiva sulle misure che dovrebbero spingere i cittadini a fumare di meno. Ma non c’è trucco senza inganno. Soprattutto quando di mezzo ci sono le multinazionali del tabacco.

 

LE RIGIDE (SOLO IN APPARENZA) NORME DELL’UE- Queste  le normative principali: si alle immagini-shock sul 75% del pacchetto, al bando le sigarette al mentolo, il formato “slim” e il pacchetto da 10. Sarà previsto inoltre il divieto di alcuni additivi. Ora le norme prima di entrare in vigore definitivamente dovranno passare ora all’Assemblea, che le voterà in sessione plenaria dopo l’estate, forse già nella sessione dal 9 al 12 settembre. 

Si è parlato di sconfitta della lobby del tabacco esaltando la determinazione dell’Europa per non aver ceduto davanti alle pressioni. Alcuni aspetti però sono stati tralasciati ignorando i vantaggi che ne sono arrivati alle grandi multinazionali.

Questo è invece il risvolto della medaglia, quello che tutti ignorano: la sigaretta è un prodotto alimentare per legge. Può essere potenziata con cocktails chimici illegali per aumentare la dipendenza del consumatore e continua a non essere sottoposta ai controlli, e questo è tutto regolare nell’Ue, nel rispetto della legge. 

L’AUTOCERTIFICAZIONE, CAUSA DI TUTTI I MALI – Ed ecco il vero potere delle multinazionali del tabacco. Le norme dell’Unione Europea prevedono che vengano controllati solo i valori di nicotina, catrame e CO all’interno delle sigarette.

Per tutto il resto, anche per le sostanze chimiche che creano dipendenza, vale una “autocertificazione” del produttore. Che senza controlli specifici è libero di dichiarare quello che gli pare.  Con la direttiva non è stato fatto un passo avanti. 

 Vietando le sigarette al mentolo non hanno poi prodotto quegli effetti alla salute che tanto sbandierano. E’ infatti ancora possibile aggiungere l’ammoniaca al tabacco. Succede che così si ottiene  la cosiddetta “crack nicotina”.

Che diventa a tutti gli effetti una droga con la quale aumentare la dipendenza al prodotto. Ingannando tutti e facendo credere che sulle sigarette ci sia un controllo “antidoping” che in realtà non esiste.

PROVVEDIMENTI DI MINORE IMPATTO – La Commissione Europea nel testo dell’undici luglio quindi si è limitata a proporre provvedimenti di minore impatto. Si tratta solo di un piccolissimo passo avanti. Sembra che l’Ue abbia sfavorito multinazionali come Big Tobacco ma è così solo a metà.

In realtà la bozza europea ha avuto la mano molto morbida sugli ingredienti della sigaretta proponendo di vietare sostanze come vitamine e altri additivi simili “che creano l’impressione che un prodotto del tabacco produca benefici per la salute”.

La caffeina, la taurina e altri composti, pur non producendo alcun effetto stimolante sotto forma di fumo, “presentano una connotazione di energia e di vitalità”. Gli additivi con proprietà coloranti del fumo, gli additivi «caratterizzanti» del gusto, come le sigarette alla menta, oltre a quelle, ancor meno diffuse, alla fragola, alla ciliegia o alla lavanda. 

 Sono però circa 600 gli additivi chimici che possono essere misurati nella sigaretta, dei quali non ne sappiamo nulla. La commissione non ha proposto un vero controllo “antidoping” sul prodotto. Ecco lo stato dei controlli sugli additivi e sulle emissioni delle sigarette, come riassunto nella bozza della Commissione Europea:

Gli Stati membri dispongono che i fabbricanti e gli importatori dei prodotti del tabacco presentino alle autorità competenti un elenco, con le relative quantità, di tutti gli ingredienti utilizzati nella lavorazione di tali prodotti, suddivisi per marca e tipo, con indicazione delle emissioni e dei tenori. L’elenco è corredato di una dichiarazione che precisa i motivi dell’inclusione di tali ingredienti in tali prodotti del tabacco.

Per misurare il tenore in catrame, nicotina e monossido di carbonio delle sigarette, è opportuno fare riferimento alle norme ISO 4387, 10315 e 8454, riconosciute a livello internazionale. Non esistono norme o test concordati a livello internazionale per quantificare il tenore delle altre emissioni, ma si sta lavorando per metterli a punto”.

L’affermazione “si sta lavorando per metterli a punto” lascia perplessi, perché di nuove norme o test nessuno ne parla. La Commissione Europea, oltre a confermare l’«autocertificazione» del produttore sugli ingredienti, si è limitata a suggerire ai singoli Stati, in aggiunta agli unici controlli previsti su nicotina, catrame e CO, eventuali e facoltativi controlli sulle altre emissioni.

 L’ITALIA SUCCUBE DI BIG TOBACCO – La bozza di direttiva europea che regola la presentazione e vendita delle sigarette dell’undici luglio era stata bocciata sia dalla Commissione Sanità e Politiche dell’Unione Europea del Senato, che dalla Commissioni Affari Sociali e Politiche Europee della Camera. L’Italia si era schierata con i produttori stranieri: no ai maggiori controlli e no ai nuovi divieti sugli additivi, si alle sigarette slim, alle sigarette al mentolo, e persino al pacchetto da 10, già abolito in tutti i paesi dell’UE. Ecco la spiegazione che era stata data dalla Commissione del Senato:

La proposta di direttiva incoraggia gli Stati ad agire in maniera autonoma in differenti aree quali: la misurazione delle emissioni diverse da nicotina, catrame, e monossido di carbonio; ulteriori test di misurazione degli ingredienti; i requisiti per proibire prodotti contenenti additivi specifici; l’introduzione di un sistema di autorizzazione per i nuovi prodotti; l’introduzione di norme più severe sul confezionamento (come ad esempio il pacchetto generico). Tali proposte creano le basi per significative differenze tra gli Stati membri e conseguenti limitazioni alla libera circolazione delle merci”.

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