Cosa Nostra rilancia, nel silenzio generale spunta l’asse Catania Palermo: le larghe intese della Mafia

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Parla il pentito Francesco Franzese e svela l’esistenza di un piano per risollevare le sorti della mafia in ginocchio nell’epoca del post Provenzano.

 

Racconta rituali, intrecci, una lista di nomi e piani di rinascita della mafia siciliana. Questo è ciò che si presenta agli inquirenti mentre ascoltano parlare il superpentito di mafia, Francesco Franzese, già in passato prezioso collaboratore. Il “pentito” parla di come la mafia abbia tentato e stia tentando di riorganizzarsi nell’epoca del post Provenzano, quando ormai il potere dei corleonesi sembrava essere giunto al termine.

Lo spiega utilizzando una massima prettamente siciliana “Calati junco che passa alla china”. Lo Junco è una pianta, che quando è sommersa dalle acque, si piega per poi riemergere con forza. La mafia nel post Provenzano era stata costretta a rintanarsi con l’obiettivo di riemergere più forte di prima. I grandi padrini avevano ormai perso potere, morti o in carcere e cosa nostra era nel caos. Proprio in questo contesto l’associazione criminale sentiva il bisogno di riorganizzarsi, cercando di tornare protagonisti sulla scena politica e criminale siciliana ma soprattutto italiana.

Il progetto di rilancio era gestito in primis dai fratelli Lo Piccolo, Sandro e Salvatore, i quali intendevano riformare il modello mafia sulla base delle idee di Riina. Ma non fecero in tempo a mettere in pratica le loro idee visto che nel 2007 furono arrestati proprio in seguito ai racconti di Franzese, il quale aveva anche parlato di Sebastiano Scuto, l’ex re dei supermercati, che aveva in mano l’imprenditoria di Palermo. Per quanto riguarda la riforma della Mafia, Franzese continua dicendo che in quel periodo vennero organizzati numerosi meeting in cui si riunivano molti tra i boss più importanti e a qualcuna di queste riunioni partecipò egli stesso in persona. In particolare il collaboratore di giustizia si sofferma su due incontri. Il primo si svolse a Palermo, organizzato dai Lo Piccolo.

Quella volta giunse, a bordo di un ambulanza, anche il temibile e ricercatissimo Angelo Santapaola, cugino ed erede designato del superboss Nitto,. Oltre a lui erano presenti anche Nicola Sedici ed una terza persona di cui Franzese non ricorda l’identità. Santapaola in quel periodo era il re indiscusso di Catania, gestendo di fatto un impero e proprio per questo motivo fu accolto dai Lo Piccolo con tutti gli onori del caso. Venne fatto sedere a capotavola, anche se Santapaola non voleva. Lo Piccolo, racconta Franzese, lo convinse così: “Lui non voleva, ma Salvatore Lo Piccolo gli disse che era giusto così perché in quel momento rappresentava tutta Catania e doveva essere rappresentato con gli onori di questa”. Durante il summit si parlò di accordi e affari, ma anche di regali. Quelli che fece lo stesso Santapaola agli “amici” palermitani, come un cavallo e un “arma micidiale”.

I regali all’interno di Cosa Nostra hanno un valore a dir poco sacro e sanciva così il definitivo vincolo di accordo tra le due fazioni. “C’erano ditte palermitane che lavoravano a Catania e catanesi che lavorano nella discarica di Bellolampo e nei pressi”. Nella collaborazione erano inclusi il monopolio del settore ludico, con una creazione di una sorta di monopolio mafioso da contrapporre a quello statale.

Si andava dal controllo dei videopoker al totonero, ma anche le slot, le bische clandestine e i punti Snai. A gestire il tutto ci pensavano i fratelli Lo Piccolo, dotati di regolare licenza ottenuta grazie alle amicizie di un avvocato romano.

Il secondo incontro, racconta Franzese, si svolse a Passo di Rigano, in provincia di Palermo. Durante questa riunione si parlò anche di “soggiorni” a Catania di alcuni esponenti della mafia, protetti dello stesso Santapaola, il quale mise a disposizione degli “ospiti” ville, piscine e centri benessere. Insomma, l’alleanza procedeva per il meglio fino al 2006-2007. Secondo Franzese, in quel periodo si respirava brutta aria a Catania, tanto è vero che iniziarono delle faide interne che culminarono il 26 Settembre 2007 con la morte di Santapaola e Sedici.

I Lo Piccolo, che avevano la possibilità di vendicare gli “alleati”, non fecero in tempo dato che furono arrestati poco tempo dopo in un operazione che di fatto tranciò il nuovo asse, dando modo, molto probabilmente a crearne uno nuovo.

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