Conclave, spunta il testo enunciato prima della nomina papale: era l’identikit di Bergoglio

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Era stato appena lanciato l’extra omnes. Doveva essere eletto Papa Bergoglio. Ma il cardinale Prospero Grench nella Cappella Sistina fece la sua meditazione davanti a 115 confratelli elettori. Parlando di Vatileaks, pedofilia, trasparenza e il rischio di scismi minori. “Sradicare il male”, il succo del discorso. E quel testo conteneva l’identikit di Bergoglio.

 

Ecco una parte del testo pronunciato da Grech:  “Alla veneranda età di 87 anni sono uno dei più anziani del collegio cardinalizio, ma in quanto a nomina sono appena un neonato; e poiché la mia vita era sempre dedicata allo studio, la mia conoscenza delle vicende di Curia non supera la terza elementare”. Era proprio con queste parole che stava per iniziare  il primo conclave in tempi moderni dopo la rinuncia di un Papa. L’87enne porporato, agostiniano e maltese, era cardinale da appena un anno ed è anche amico di lunga data di Papa Benedetto XVI.

L’atto che state per compiere dentro questa Cappella Sistina – sottolineava Grech ai confratelli elettori– è  unkairos, un forte momento di grazia, nella storia della salvezza, che continua nella Chiesa fino alla fine dei tempi. Siete coscienti che questo momento chiede da voi la massima responsabilità. Non importa se il Pontefice che eleggerete sia di una nazionalità o di un’altra, di una razza o di un’altra, importa solo se, quando il Signore gli rivolge la domanda ‘Pietro, mi ami?’, egli possa rispondere con tutta sincerità: ‘Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo’”.

Era questa l’ultima parola prima del silenzio e della preghiera che avrebbero scandito le cinque votazioni che hanno portato all’elezione di Papa Francesco.

Non ho nessuna intenzione di fare l’identikit del nuovo Papa – continuava Grech – e molto meno presentare un piano di lavoro al futuro Pontefice. Questo compito delicatissimo spetta allo Spirito Santo, il quale negli ultimi decenni ci ha regalato una serie di ottimi pontefici santi”.

Le parole di Grech sono chiarissime. La Chiesa non deve scendere a compromessi, consapevole che la persecuzione è un elemento costitutivo dell’istituzione ecclesiale come “la debolezza dei suoi membri”.

Quando le accuse sono false – sottolineava il cardinale – non bisogna farne caso, anche se causano dolore immenso. Un’altra cosa è quando contro di noi si dice la verità, come è accaduto in molte delle accuse di pedofilia. Allora bisogna umiliarsi di fronte a Dio e agli uomini e cercare di sradicare il male a ogni costo, come ha fatto, con grande suo rammarico, Benedetto XVI. È solo così che si riguadagna credibilità di fronte al mondo e si dà un esempio di sincerità. Oggi tanta gente non arriva a credere in Cristo perché il suo volto viene oscurato o nascosto dietro un’istituzione che manca di trasparenza. Ma se recentemente abbiamo pianto su tanti avvenimenti spiacevoli accaduti a clero e laici, persino nella casa pontificia, dobbiamo pensare che questi mali, pur gravi che siano, se comparati con certi mali del passato nella storia della Chiesa, non sono che un raffreddore”.

IL NUOVO PONTIFICATO – La trasparenza e la credibilità sono sicuramente le due parole chiave dei primi cinque mesi di pontificato di Papa Francesco. Che ha affrontato subito, a causa dei gravi scandali che si sono verificati, come protagonista lo Ior e la riforma della finanza vaticana.

Lo ha fatto istituendo due commissioni ad hoc: una specifica per la banca vaticana e una per tutta l’economia della Santa Sede. Con l’obiettivo di contrastare il fenomeno del riciclaggio di denaro.

Tutto questo però potrebbe provocare, come sostiene Grech, il pericolo di scismi minori. Il pensiero va in questo senso ai lefevbriani con i quali Benedetto XVi aveva tentato invano di arrivare alla piena comunione. Il pericolo però avviene soprattutto in campo liturgico.

 

Il cardinale agostiniano prima della fumata bianca disse le testuali parole:  “Non meno facile per il futuro Pontefice sarà il compito di tenere l’unità nella Chiesa cattolica medesima. Tra estremisti ultratradizionalisti e estremisti ultraprogressisti, tra sacerdoti ribelli all’obbedienza e quelli che non riconoscono i segni dei tempi, ci sarà sempre il pericolo di scismi minori che non soltanto danneggiano la Chiesa, ma che vanno contro la volontà di Dio: l’unità a ogni costo. Unità però, non significa uniformismo”. E sempre secondo Grech “accade spesso che le proposte di tanti fedeli per il progresso della Chiesa si basano sul grado di libertà che si concede in ambito sessuale. Certamente leggi e tradizioni che sono puramente ecclesiastiche possono essere cambiate, ma non ogni cambiamento significa progresso; bisogna discernere se tali cambiamenti agiscano per aumentare la santità della Chiesa o per oscurarla”.

Subito dopo queste parole si vota. Il cardinale ciellino Angelo Scola, entrato Papa in conclave, delude le aspettative dei suoi maggiori sostenitori: soltanto 27 voti. Jorge Mario Bergoglio, che già nel conclave di otto anni fa aveva tenuto testa a Ratzinger, è pronto al sorpasso e a ottenere, al quinto scrutinio, quei 90 voti che lo vedranno eletto Papa. E probabilmente queste parole potrebbero avere riscontro nella realtà della Chiesa. 

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