“Complotto finanziario contro Berlusconi”: la Procura di Trani chiede il rinvio a giudizio di S&P

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Quando lo spread schizzò alle stelle e i mercati costrinsero Berlusconi alle dimissioni si passò, di fatto, dalla Seconda alla Terza Repubblica. Quella dominata dai Poteri Forti dell’Alta Finanza, capaci di decidere del destino di un intero popolo. Eravamo nel 2011 e, secondo la Procura di Trani, “è stata falsata l’informazione ai mercati finanziari” a fini politici. Un complotto, per capirci, tanto è vero che i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di S&P. Tocca ammetterlo: Berlusconi aveva ragione, come riportato da Liberoquotidiano.

 

Se la tesi della procura di Trani si rivelerà fondata, ci sarà la conferma (o quasi) del complotto internazionale macchinato per sfrattare Silvio Berlusconi da palazzo Chigi. Siamo nell’estate del 2011 e qualche mese più tardi, a novembre, l’allora premier rassegnò le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Non c’era stata alcuna sfiducia votata in Parlamento al governo eppure il Cavaliere gettò la spugna. Per pressioni fortissime, dirà. E le parole pronunciate ieri dal pubblico ministero di Trani, Michele Ruggiero, sembrano dare corpo a quei sospetti. «Abbiamo la prova che è stata falsata l’informazione ai mercati finanziari» ha detto il pm chiedendo il rinvio a giudizio di analisti e manager dell’agenzia di rating Standard & Poor’s accusati di manipolazione del mercato.

Prossima udienza il 28 ottobre: già si sa che Ruggiero concederà il bis con Fitch, «sorella» di S&P. Che ieri si è difesa sostenendo che si tratti di «accuse infondate» in quanto «non supportate da prova». Il fascicolo della procura farà il suo corso e, di là dall’eventuale giudizio, sarebbe azzardato scommettere fin d’ora su una sentenza di condanna. Restano in ogni caso i dubbi su un periodo opaco per il nostro Paese e per le sue finanze pubbliche.

Complotto politico o meno, in quella fase c’è stata sicuramente una speculazione intensa sui titoli di Stato italiani con lo spread che arrivò nel giro di poche settimane a 570 punti e il Tesoro firmò per mesi emissioni con interessi generosissimi. Per l’Italia fu un incubo, ma quelle emissioni di btp ancora oggi fanno incassare cedole da sogno alle banche, straniere e italiane.

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