Circolare del Csm blocca di fatto la lotta alla mafia: dalla trattativa alla resa, il dado è tratto

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Siamo di fronte all’ennesima vergogna di Stato: la Repubblica si arrende, altro che trattativa, e abbandona la lotta alla mafia. Il tutto messo nero su bianco in una circolare del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto – guarda caso – dal Presidente Napolitano, coinvolto (suo malgrado?) proprio nella trattativa Stato-Mafia. Ecco la ricostruzione di Informarexresistere

 

È preoccupato Nino Di Matteo dopo lo stop alle nuove indagini sulla trattativa imposto ieri da una decisione del Csm: “Una circolare del Consiglio superiore della magistratura, soprattutto se interpretata in maniera restrittiva, sacrifica la continuità investigativa indispensabile nelle indagini più complesse, come quelle sulle stragi e sui rapporti di Cosa nostra con interlocutori esterni”.

Nino Di Matteo non potrà fare più nuove indagini sulla trattativa fra i vertici della mafia e pezzi dello Stato. Anche Roberto Tartaglia dovrà fermarsi. E, fra un mese, la stessa sorte toccherà a Francesco Del Bene. Tira un’aria pesante nelle stanze blindate della Procura. Il pool di Palermo è praticamente azzerato, resta soltanto il coordinatore del gruppo, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi.

L’unica a denunciare il fattaccio in Parlamento è stata Giulia Sarti, del Movimento Cinque Stelle e il Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato.

La denuncia di Imposimato invece arriva via facebook, dove il magistrato scrive: 

La decisione del CSM di precludere ai Pubblici Ministeri di Palermo Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene , di proseguire le indagini sulla trattativa Stato- mafia e sulle stragi del 1992 e 1993, e le funzioni requirenti nel processo in corso a Palermo e ormai al termine, con una semplice circolare emanata il 5 marzo 2014 , appare sorprendente e in contrasto con la Costituzione. La quale garantisce l’indipendenza non solo dei giudici ma anche dei Pubblici Ministeri, soggetti solo alla legge. Non sembra che tra le funzioni del CSM sia anche quella di creare, in una fase delicata e conclusiva delle loro funzioni, delle preclusioni ai magistrati i quali sono inamovibili , secondo l’articolo 107 della Costituzione. “I magistrati non possono essere dispensati o sospesi dal servizi né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio Superiore della Magistratura adottata o per i motivi e le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o col loro consenso”. Lascia perplessi il constatare che il CSM abbia adottato il 5 marzo 2014 la circolare che ordina che tutti i nuovi fascicoli d’inchiesta sulla mafia debbano essere affidati esclusivamente a chi fa parte della DDA, direzione Distrettuale Antimafia, e Di Matteo è formalmente scaduto, e ricordi solo oggi di applicarla ,senza tenere conto degli effetti devastanti sull’andamento del processo sulla trattativa in corso a Palermo, il cui esito interessa a tutti gli italiani. In casi del genere, si intacca la indipendenza dei Pubblici Ministeri, che non credo siano d’accordo sul loro spostamento. Quello in corso rappresenta, dopo l’istanza di ricusazione contro il GUP di Palermo e la recente istanza di spostamento da Palermo, respinto dalla Cassazione, l’ennesimo tentativo di impedire alla magistratura di Palermo di portare a termine un processo che riguarda anche le stragi di Capaci e via D’Amelio , oltre a quelle di Firenze Roma e Milano del 1993 e 1994. Sarebbe come vanificare il principio della professionalità e stabilità del pool antimafia, creato da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino , Antonio Caponnetto e altri magistrati proprio per assicurare la continuità di indagini complesse sulla mafia che sarebbero vanificate dalla improvvisa sostituzione o dalla eliminazione fisica dei singoli magistrati operanti per via di azioni omicidiarie da parte della mafia. Pensiamo che il CSM debba prevedere una deroga alla applicazione di questa circolare del 5 marzo 2014, per consentire ai magistrati di Palermo di portare a termine il loro compito, di ricerca imparziale della verità, premessa indispensabile per evitare l’errore giudiziario. Proprio questo compito differenzia nettamente il p.m. italiano dal prosecutor dei sistemi anglosassoni, ove il p.m. deve sostenere sempre e solo la tesi accusatoria, anche quando si trova di fronte ad una persona innocente. Questa regola abominevole é dovuta anzitutto al fatto che i meriti professionali del prosecutor e la sua conferma alla scadenza del mandato – essendo essi eletti ogni 4 anni- sono legati unicamente al numero delle condanne, indipendentemente dalla innocenza o colpevolezza degli accusati. 

E così, mentre tutti sono distratti con Genny ‘A Carogna e la falsa trattativa per svolgere o meno la finale di Coppa Italia, una silenziosa circolare del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto dal Presidente della Repubblica Napolitano, azzera il pool di Palermo, che non ha eguali per competenza, le cui indagini nel quadro delle trattative STATO-MAFIA hanno delineato nuovi misteri legati a figure appartenenti ad ambienti di potere decisamente più alti di quelli toccati dalle precedenti attività investigative. 

Ricordo che nel gennaio 2013 la Corte Costituzionale accolse il ricorso del Quirinale contro la Procura di Palermo per conflitto di attribuzione e dispose la distruzione delle intercettazioni tra Napolitano e Mancino. 

Nessun problema, il daspo a Genny ‘a Carogna ci appaga e ci fa sperare tutti in un’Italia migliore senza più “trattative” e con tanta distrazione calcistica…

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